Jelin (gelindo) - Alessandria

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Casale Monferrato (Alessandria) - PERCHE’ GELINDO? - Riprendendo un’idea felice che ebbe il compianto
Umberto Eco in un colloquio con il compositore alessandrino Aldo Brizzi, è la
trasposizione melodrammatica della sacra rappresentazione di origine
medievale così cara al Piemonte, che nella versione in prosa viene
rappresentata ogni anno dai frati francescani di Alessandria. Tutto in
quest’opera parla della tradizione piemontese in quanto la figura di Gelindo
connota tutto il Piemonte, ancora oggi oltre ad Alessandria viene rappresenta
nel Roero, nel Verbano, nel Biellese e soprattutto nel Monferrato. La leggenda di
Gelindo quale “divota comedia” in lingua piemontese è di origine monferrina e
viene fatta risalire al XVII secolo. Nella tradizione orale appartiene al teatro
medievale di tutta l’area franco-piemontese.

Casale Monferrato (Alessandria) -
L’OPERA. - Jelin è colui che indica ad uno sconosciuto di nome Giuseppe, che
incontra con Maria in attesa imminente di un figlio, la capanna dove passare la
notte. E’ il primo che, avvertito dagli Angeli della nascita di Gesù, visita la
capanna ed offre al Bambino una serie di canzoni esilaranti e commoventi per
scompostezza e devozione. E’ sempre lui che scaccia di casa i Magi, quando
chiedono la via per andare ad offrire doni al Re dei Giudei. E ai suoi dice: “Quelli
contano le stelle. E quando hanno finito le contano nuovamente. Non come noi
che non le contiamo, perché sappiamo che sono infinite.” Ed è il primo a ripartire
per la capanna con attrezzi da lavoro per difendere il Bambino dall’ordine di
Erode di uccidere tutti i bambini al di sotto dei 2 anni. Ed è lui a rincorrere,
inutilmente, il suo garzone “poeta”, Maicon, quando incontra Sara.

Casale Monferrato (Alessandria) -
LA MUSICA. - La trama, essendo comica e popolare sullo sfondo di una sacra
rappresentazione, richiede una musica capace di esprimere al meglio ogni
elemento, ovvero una trasparenza di linguaggi. La musica, tonale e spesso
molto ritmica, è anche attraversata dai linguaggi della nostra contemporaneità,
di bellezza classica e intrecciata a rimandi che ricordano in qualche modo il
sapore delle musiche di Paolo Conte, Fred Buscaglione, dei ritmi
autenticamente popolari. Un’opera ricca di strizzate d’occhio. Il risultato vuole
presentare elementi e linguaggi attuali, intrecciati in modo sapiente, ma privo di
preconcetti, che parli costantemente al pubblico per portarlo dalla risata
all’emozione misteriosa di qualcosa di più forte e sottile su cui tutte queste risate
si posano

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