Teatro Torino Lunedì 16 aprile 2018

HabitAzioni: itinerari abitabili. Il progetto raccontato da Sara Marasso

© Fabio Melotti Fotografo 2018
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Torino - Mesi di progetto, elaborazioni e sperimentazioni: il 18 aprile debutta sul palco della Lavanderia a Vapore di Collegno Habitazioni – Itinerari Abitabili, un progetto artistico crossmediale frutto del lavoro a più mani di il Cantiere, Una Teatro e Sumisura, realizzato in collaborazione con la Fondazione Piemonte dal Vivo e Shared Training Torino e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo nell’ambito di ORA! Linguaggi contemporanei Produzioni Innovative.

Una riflessione sullo spazio, ma anche sull’habitus, le abitudini sociali connesse a quegli stessi spazi, come spiega Sara Marasso, coreografa del progetto: «Habitazioni ha un’acca davanti, e non a caso. Siamo partiti dall’idea di lavorare su concetto dell’abitare, dalla frase di Benjamin “abitare significa lasciare tracce”, segni, appoggi. Quell’acca c’è perché abitare deriva dal latino habitus, abbiamo concentrato quindi il lavoro sul concetto delle abitudini, quello a cui ci si abitua, immaginando lo spazio soprattutto come spazio di socialità, di relazione. In questo senso si lasciano tracce: il mio lavoro si è concentrato sul movimento, osservando il corpo per esempio abbiamo rilevato quali sono i modi di appoggiarsi, le posture. Come queste, si possono osservare e raccogliere materiali quotidiani riferiti alle abitudini, sui quali poi elaborare strutture coreografiche, disegni, movimenti».

Tracce, segni, impronte e appoggi sono stati collezionati ed elaborati, diventando drammaturgia, attraverso movimenti, ma anche parole, frasi, suoni, a partire da elementi minimi, semplici e quotidiani osservati nel luogo di residenza. Habitazioni è infatti un progetto di produzione site-specific e crossdisciplinare: lo spettacolo in scena alla Lavanderia a vapore è stato costruito in Via Baltea - Laboratori di Barriera, cuore di Barriera di Milano, attraverso un’esperienza performativa e di creazione artistica. Un processo creativo dinamico e aperto, per esplorare i modi dell’abitare contemporaneo ricercando un nuovo codice espressivo.

«È una metodologia che abbiamo speso su tutti i tipi di linguaggio – spiega la coreografa - per esempio per il suono e la musica abbiamo raccolto dei campioni. Siamo stati in via Baltea, spazio che ci ha ospitato quasi per un anno, lì abbiamo raccolto i suoni che sentivamo, particolari perché ci trovavamo vicino alla cucina. Sono segni che abbiamo trovato lì, segni di quel luogo, che hanno creato una partitura musicale. Lo stesso è stato fatto per la parte teatrale, nella performance c’è uno spazio dedicato alla parola piuttosto importante venuta fuori dal lavoro sul movimento. Abbiamo così potuto osservare posture e pose dell’abitare sociale in un personaggio immaginario che abbiamo chiamato Mister H, che raccoglie quei segni imparati per essere accettati, per stare in un determinato spazio. Allo stesso tempo, ed è quello che vogliamo trasmettere attraverso l’arte, guardiamo alla possibilità di uscire da questi confini e identità fisse e relazioni, in qualsiasi spazio ci troviamo».

Habitazioni si caratterizza così un po’ come un format: «lavoriamo sull’abitare in un luogo – aggiunge Sara Marasso – poi però l’abitare è riferito a uno spazio sociale, e questo permette di rintracciare aspetti universali che hanno a che fare con l’essere umano. È glocal, qualcosa che riguarda un luogo particolare, per il quale si è lavorato raccogliendo parole in un specifico spazio, ed è ciò che faremo alla Lavanderia a Vapore, con una struttura fissa in cui entrano parole specifiche di un luogo, ma nello stesso tempo racchiude un orizzonte più ampio dell’abitare». 

Un carattere dinamico e aperto per un processo di creazione artistica e una performance che si sono aperte alla cittadinanza con laboratori, residenze e indagini intorno al tema dell’abitare, e con due momenti di presentazione al pubblico negli spazi di via Baltea. Lo spazio della Lavanderia a Vapore ben si presta ai linguaggi messi in campo da progetto, valorizzandone ciascuno. Lo spettacolo, in scena sul palco ma anche nel foyer, mette in relazione danza contemporanea, musica dal vivo e teatro, video-arte e nuove tecnologie raccontando la relazione di ciascuno con il concetto di “abitare”.

Quali sono le tracce di Mister H? Seguendole si trova un fil rouge che si lega al lavoro dei danzatori, andando a ricercare i segni del passaggio di questo personaggio immaginario che a ogni contatto, richiamo, appoggio, si fa più concreto e reale con oggetti, sensazioni, ricordi, che diventano patrimonio materiale e immateriale. Dalla ricostruzione di questi indizi prendono vita storie, immagini e racconti che parlano distorie personali e collettive trovano così nuove possibilità, reali e immaginarie, grazie alla creazione artistica e al contributo degli spettatori.

Nel suo percorso di ricerca sul corpo attraverso la danza, Habitazioni ha osservato e ricercato nei movimenti quotidiani l’esperienza dell’appoggio. Poiché appoggiarsi è abitare il corpo, sul corpo possiamo leggere i segni e le tracce della socialità, dell’aver abitato, frequentato, appreso modi e gesti, parole e pose. Un vero e proprio materiale per la costruzione di multiple e articolate partiture di movimento che riprendono, de-contestualizzandoli, gesti e movimenti consueti.

E poi ci sono musica e video, pensatiall’insegna della trasformazione, come una sorta di nuovo apprendimento dell’ascolto e dell’osservazione dei suoni e delle immagini che nel quotidiano ci circondano.Attraverso il campionamento dei suoni quotidiani, semplici rumori di oggetti o altre sonorità presenti nello spazio, nasce una nuova musica, che utilizza anche parametri melodici e armonici in parallelo alle tecniche di “glitch audio”. Il materiale video si trasforma utilizzando le tecniche del “morfing” e del “glitch video” arrivando così a un risultato finale dal linguaggio attuale

«La performance ha due momenti di gioco – spiega la coreografa – c’è un primo gioco per provare a coinvolgere il pubblico nel trovare delle tracce, quelle di Mister H, non solo sul palco, il luogo adibito alla scena, ma nello spazio intero, in modo da invitare il pubblico e coinvolgerlo, farlo riflettere sull’idea dell’abitare, cercando di capire perché questo abitante lasci determinate tracce e non altre. Nella seconda parte daremo spazio invece a un lavoro incentrato sulle abitudini, ognuno potrà provare a segnare le proprie e cambiarle con quelle altrui, in una sorta di scambio tra i pubblico che potrà così interagire, sensibilizzato a lavorare sulla abitudini. Noi li chiamiamo i nostri appoggi, e come accade con il corpo, a volte possiamo farne a meno, o cambiarli».

Habitazioni è un progetto lungo e complesso, che mescola persone e linguaggi in un processo crossdisciplinare gratuito. L’accesso è infatti libero, così come la formazione è stata aperta, caratteristica chiave del progetto. La performance è ideata in partnership tra il Cantiere, Una Teatro e Sumisura, in collaborazione con la Fondazione Piemonte dal Vivo e Shared Training Torino, conSara Marasso, Stefano Risso, Irene Salza, Annacarla Bosco, Gabriele Ottino, Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico, Lucia Mazzoleni, Ilaria Quaglia, Teresa Noronha Feio.

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