Concerti Torino Giovedì 8 febbraio 2018

Cecilia: l'arpista torinese che accompagna Max Gazzè a Sanremo

Torino - C’è un po’ di Torino anche sul palco dell’Ariston di Sanremo per questa 68esima edizione del Festival più chiacchierato della musica italiana, ed è l’arpa di Cecilia, cantautrice e musicista che impreziosisce col suo tocco magico la canzone di Max Gazzè, La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Al secolo Cecilia Lasagno, in musica, il suo mondo, è semplicemente Cecilia, fin da piccolissima affascinata dall’arpa, strumento che inizia a studiare da piccolina e che la accompagna oggi nel suo viaggio tra parole e suoni. Con un disco alle spalle – Guest, il suo esordio da cantautrice con voce e arpa-  per Cecilia l’avventura sanremese si concluderà con qualche settimana di registrazione che porterà a un nuovo lavoro.

«È stato molto emozionante – sorride al ricordo della serata di martedì 6 febbraio all’Ariston, sul palco insieme a Gazzè - ed è stata molto bella tutta la preparazione, la vestizione, il trucco… Ero tranquilla finché sono stata dietro le quinte, e poi è stato proprio bello, un tremore che, per quanto io faccia la musicista da anni, non avevo mai provato così. Anche perché è stato come un concerto per tutti i miei amici e parenti, era la prima volta che mi sentivano suonare tutti insieme». Inevitabile, dopo, la valanga di messaggi e pensieri affettuosi da amici, conoscenti, e persino compagni di classe delle medie che, conferma lei, non vedeva da una vita, e leggendo i quali non nega di essere stata contenta.

Studentessa ribelle, così si definisce nella sua biografia, ma anche talentuosa e curiosa. E non si ha difficoltà a crederlo mentre chiacchiera a raffica, canticchiando quel che sente intorno a sé in una affollata Sanremo festivaliera. Lo stesso spirito, Cecilia lo trasmette con la sua arpa, che da sempre ha cercato di slegare dall’immagine classica che le si associa.

«Spesso sono in giro a suonare – racconta a proposito della collaborazione con Gazzè - sono stata sottoposta a lui che aveva bisogno di un’arpa per questo brano e sono stata scelta. Da lì è iniziato un percorso fatto di registrazioni e diversi momenti. È stato un incontro felice e una sorpresa che non mi aspettavo capitasse. Abbiamo fatto tre prove più un’ultima il lunedì prima della diretta inaugurale. Ma la diretta è qualcosa di diverso, con le persone che ti stanno intorno e tu che pensi “questa non è un’esercitazione” in mezzo al clima concitato!». Da musicista, Cecilia ha vissuto bene anche il rapporto con l’orchestra: «il pezzo in gara è estremamente ben orchestrato da Clemente Ferrari, quindi non è stato difficile trovarsi insieme e da subito bene, quando i pezzi sono pensati e bene arrangiati, non è difficile fare nulla».

La leggenda di Cristalda e Pizzomunno è un brano particolare, legato a una leggenda pugliese che riprende la storia di un monolite, Pizzomunno, che si trova sulla costa di Vieste. E alle storie è sensibile anche Cecilia che, tra un concerto, una lezione, esperienze negli Stati Uniti e a bordo delle navi da crociera, vanta anche un’inaspettata carriera da libraia: «Per alcuni anni ho fatto la libraia in una libreria per bambini di Torino, quindi i miti, le leggende e le storie sono una cosa che amo, su di me hanno un effetto forte – spiega – avevo ascoltato solo la parte musicale della canzone, ma la prima volta che l’ho sentita insieme al testo mi ha subito emozionata. Storie così, rapimenti di sirene e uomini pietrificati dal dolore sulla spiaggia, sono tipiche del Mediterraneo. La trovo un pezzo di folclore molto bello, in Italia abbiamo tantissime di queste storie ed è bello che ogni tanto abbiamo un amplificatore così forte».

L’esperienza in libreria – Il mondo delle meraviglie, ora in via San Massimo - non è casuale: arrivata dopo la maturità per l’esigenza di trovare un lavoro, ha incontrato un’altra grande passione di Cecilia oltre alla musica: la lettura. «Lavorare in libreria è stata un’esperienza pazzesca – ricorda con entusiasmo – è stato l’unico lavoro non legato alla musica che abbia amato follemente. Le mie cape erano persone straordinarie, di grande intelligenza e profondità, e mi hanno sempre sostenuto anche quando dovevo uscire prima perché avevo dei concerti. Hanno sempre capito che suonare era quello che volevo fare, anche se lavorare in una libreria per bambini è stato molto formativo».

Tra la musica, i concerti e il nuovo disco in arrivo, sembrerebbe impossibile trovare anche il tempo per leggere, eppure non è così per Cecilia: «Lo devo avere, il tempo per leggere! È una coccola importante, e poi scrivendo le canzoni con le parole è giusto leggere il più possibile, aiuta ad avere più parole e più storie». Poco avvezza alla musica italiana, Cecilia è cresciuta  con genitori appassionati di musica internazionale e, in particolare, una mamma country: «però quello che vedo nella musica italiana, e il motivo per cui torno a Torino – svela - è che dal punto di vista musicale è una città estremamente viva. Alberto Bianco, un cantautore torinese, diceva in una recente intervista che a Torino tutti si fanno i fatti loro, siamo tutti diversi l’uno dall’altro e nessuno vuole assomigliare a nessuno. È una cosa molto positiva! Perché i musicisti sono tutti un po’ integralisti, schifano quelli che non fanno le cose che piacciono a loro. Invece si scopre poi che ci sono un sacco di modi di fare questo mestiere, e il problema del mercato italiano è che ne viene proposto solo uno, non tutti. Piano piano, però, secondo me questo atteggiamento cambierà».

Dopo l’inverno dedicato al progetto sanremese, l’anteprima del nuovo lavoro Say something nice e una primavera in studio a registrare, per l’estate, Cecilia prevede di uscire con un disco nuovo che spera le porterà la fortuna che le ha portato il precedente, garantendole il passaggio fondamentale da libraia-musicista a musicista e basta: «spero di continuare così, e di poter fare questo mestiere fino a quando sarò troppo vecchia per salire i due gradini del palco!».

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