Concerti Torino Giovedì 18 gennaio 2018

Rai Nuova Musica: l’edizione 2018 nel segno del violino femminile con Patricia Kopatchinskaja

Torino - È una rassegna concertistica speciale e insolita per il grande pubblico, perché è interamente dedicata alla produzione musicale contemporanea. Rai Nuova Musica propone, da 13 anni, un focus unico sulla “musica del nostro tempo”, lo fa all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino con la sua Orchestra Sinfonica diretta da grandi personaggi e arricchita dalla presenza di talenti musicali affascinanti, capaci di affrontare con la stessa consapevolezza un repertorio del passato e uno, più recente, di avanguardia.

Come le tre violiniste che connoteranno l’edizione 2018, articolata quest’anno in tre concerti in programma per tre venerdì consecutivi, tra il secondo Novecento e la musica di oggi. 19 e 26 gennaio, 2 febbraio, con appuntamento in sala alle 20.30, e per tutti gli appassionati anche sulle frequenze di Radio3.

«La consuetudine dei tre concerti di Rai Nuova Musica ha come comune denominatore del 2018 tre donne, interpreti di livello internazionale – ha annunciato il direttore artistico della Sinfonica, Ernesto Schiavi – il 19 gennaio inizieremo con un giovane direttore promettente, Aziz Shokhakimov. Protagonista assoluta di un concerto che, nella seconda parte, include anche una sinfonia di Krzysztof Penderecki, la violinista moldava Patricia Kopatchinskaja. Sarà lei la solista interprete nel lavoro di György Ligeti del 1992, Concerto per violino e orchestra».

«Il miglior concerto dopo Beethoven, è la cosa più forte ed esaltante che mi sia capitato di incontrare come violinista» commenta la Kopatchinskaja, nota per l’eclettica scelta di calcare il palco suonando scalza. «Quello di Ligeti è un concerto che include dentro sé ogni colore, ogni idea, diversi elementi come se ci si trovasse in una stanza di bambini piena di giochi, una sorta di laboratorio dove c’è tutto. L’inizio del secondo movimento è incredibilmente bello, è una sorta di memoria, dove il compositore parla della sua vita, in modo autobiografico, ma è anche un puzzle dell’universo, un caleidoscopio di diverse epoche attraversato da molteplici influenze. C’è tutto, dentro, un’avventura fantastica dove i musicisti sono chiamati ad andare oltre la frontiera: si sale a bordo, e si parte verso l’esplorazione dell’infinità dell’universo musicale».

È la prima volta che Patricia Kopatchinskaja suona insieme all’Orchestra Sinfonica della Rai, per un Concerto piuttosto difficile, dove compaiono anche strumenti come l’ocarina in parti dissonanti. «Il suono – spiega Schiavi – è indeterminato, è piuttosto una sensazione, un’atmosfera che Ligeti chiese di creare proprio attraverso la mancata presenza di un’intonazione. Ammiro molto Patricia Kopatchinskaja perché raramente si trova una sintesi tale di intelligenza e visionarietà tra la parte dell’interprete che legge la musica e ciò che questa lettura, invece, provoca. Non sono tanti quelli che sanno leggere dietro le note le idee e le suggestioni,  Patricia Kopatchinskaja sa unire intelligenza, fantasia e visionarietà, nella sua fisicità sul palco diventa come un secondo direttore e crea così maggiore attenzione da parte dell’orchestra, dunque maggior comunicazione e legame empatico con il pubblico».

Lontana dai cliché del pubblico ingessato delle sale concerti di musica classica, la Kopatchinskaja è solita esibirsi senza scarpe, che lascia ai margini del palco prima di entrare in scena: «è strano che noi musicisti classici, seri e composti, siamo distanti dal pubblico– riflette la violinista – comunicare con le persone è anche raccontare un’emozione: certi suoni possono essere per l’eternità, per Dio, per il compositore, ma in fondo è importante che sia il pubblico ad accoglierli, e che ascolti cose nuove. La musica è vita, mi sono sentita così bene e libera di sentire questa energia stando a piedi scalzi sul palco. Con la perfezione, la gioia della musica si perde, invece le persone devono danzare con te, come nella musica pop e in tutta la musica, devono divertirsi».

Il ritorno a Torino della musicista segna anche un curioso ritorno “a casa” per il suo violino, un prezioso Pressenda datato 1834 e realizzato dal noto liutaio torinese, uno dei più importanti del Diciannovesimo secolo. «Mi permette di seguire una gamma di suoni che vanno dal Rinascimento alla… chitarra elettrica» scherza la violinista, che ammette di preferire alla perfezione assoluta di uno Stradivari la voce del suo Pressenda.

Dopo l’ungherese Ligeti e il polacco Penderecki, che hanno segnato la musica del secondo Novecento, il 26 gennaio Jonathan Webb sarà alla direzione di un’esecuzione che include l’apprezzato finlandese Esa-Pekka Salonen con il suo Concerto per violino e orchestra. Non solo compositore, Salonen è noto per aver contribuito allo sviluppo di The orchestra, l’app per iOS in grado di immergere, tra video e partiture, dentro otto composizioni sinfoniche a cavallo tra tre secoli. Recentissima scrittura – è stato composto tra il 2008 e il 2009 – il Concerto ricerca le più varie espressioni musicali e avrà come solista la più giovane violinista di sempre ad aver vinto il Concorso Internazionale Čajkovskij, la giapponese Akiko Suwanai, con il famosissimo Stradivari Dolphin del 1714. Spazio anche all’americano John Coolidge Adams con il suo brano Harmonielehre (1985) che si ispira al Trattato di armonia di Schönberg.

Ci sarà infine una prima esecuzione italiana a chiudere Rai Nuova Musica venerdì 2 febbraio. Tra i più importanti compositori contemporanei, il francese Pascal Dusapin arriverà a Torino dopo la prima mondiale alla Royal Concertgebouw di Amsterdam con At swim – two birds. Concerto per violino, violoncello e orchestra. L’opera è dedicata al violoncellista Matthew Barley e alla celebre violinista russa Viktoria Mullova, nota per la drammatica fuga dall’Unione Sovietica nel 1983, che torneranno anche all’Auditorium Rai per la direzione di Pascal Rophé. Sarà un’opera di Franco Donatoni, esponente della nuova musica italiana della seconda metà del Novecento di rilievo, a chiudere la serata: Fire (In cauda IV) è il brano del 1998 pensato per quattro voci femminili e orchestra, su testo di Jack Beeching.

Biglietti e informazioni sul sito dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

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