Cultura Torino Venerdì 12 gennaio 2018

Io sono la musica che ascolto: a Torino una mappa che geolocalizza la musica live

Torino - Monitorare e geolocalizzare, mappandola, la musica live di Torino: è l’ambizioso obiettivo di Torino suona, primo step del più ampio progetto Io sono la musica che ascolto, che vede tra gli organizzatori nomi già parte della regia di diverse iniziative musicali in città come ResetFestival o Todays.

Community, musica e territorio sono le tre parole chiave che descrivono lo scopo e la natura del progetto, legato ai concerti live e a Torino, un ambiente musicalmente e culturalmente fertile dove lavorare per e con il pubblico, allestendo una rete di contatti capace di creare una sorta di database dei concerti in città, così da soddisfare le esigenze di chi ascolta, ma anche, dall’altra parte, di chi fa e produce musica. Torino Suona ha preso avvio nel novembre 2017 con una prima fase di sviluppo work in progress, che ha visto un poco alla volta attivarsi tutte le parti coinvolte. Al lavoro oggi c’è infatti un team che include non solo addetti ai lavori ma anche nuove professionalità utili allo scopo, come esperti di data analysis, ricercatori, grafici o videomaker.

Daniele Citriniti, nome noto di Resetfestival, è una delle anime di Io sono la musica che ascolto: «il nostro – racconta – è un progetto che ha un carattere particolarmente innovativo perché punta a una ricerca, una raccolta e alla loro comunicazione, e lo fa attraverso due sfere di azione che sono la musica e il territorio. Esistono altri progetti simili che riguardano l’arte e la cultura, o il mondo del cibo e dell’enogastronomia, in questo caso abbiamo scelto la musica perché pensiamo che intersecandola con Torino emergano soluzioni e risultati interessanti».

L’idea è infatti mirata all’elaborazione di una mappatura della musica live, degli artisti, dei concerti e anche del loro pubblico in città: «quello che vorremmo restituire è l’immagine di uno scenario in continua evoluzione rispetto a cos’è, quanta è e anche come è la musica live a Torino – prosegue Daniele – i dati che raccogliamo sono sia quantitativi, quindi, che qualitativi: nostro scopo è archiviarli dall’alto, in una sorta di studio di settore. Al momento le cifre si aggirano sui 50-60 artisti per settimana, in media quindi una decina al giorno, sono numeri importanti. Parallelamente a questo lavoro, che abbraccia tutti i dati possibili, stiamo portando avanti anche un engagement dal basso. I dati quantitativi, infatti, riescono più facilmente a essere reperiti dando anche la possibilità a pubblico, artisti e promoter di segnalarci eventi».

Lo snodo più curioso, ma anche più ricco, arriva nel momento in cui a questa grande guida sulla musica live, organizzata come un vero e proprio database che, grazie alle tecnologie digitali, può essere geolocalizzato sulla mappa della città di Torino, si aggiunge una raccolta di dati qualitativi sui concerti. È a questo punto del progetto che entra in gioco la chiamata rivolta da Io sono la musica che ascolto ai cosiddetti reporter, che usufruiscono dell’ingresso gratis ai concerti restituendo un report che descrive la serata, i suoi protagonisti e le sue dinamiche.

«I dati qualitativi sono i più difficili da recepire – spiega Daniele – ecco perché abbiamo orientato l’engagement sul pubblico dei concerti, permettendogli di diventare protagonista non solo partecipando, ma diventando un reporter: per una sera si entra gratis al concerto e a fine serata si risponde a un questionario che restituirà una serie di informazioni qualitative sull’evento a cui si è assistito. Per esempio ci facciamo raccontare come è andata all’ingresso, al bar, quanto costava il biglietto e se il prezzo era giusto o troppo alto o basso. E ancora, se la sala era piena, come è stato il pubblico, come ha funzionato il concerto, per esempio se era tecnicamente adeguato. Chiaramente si tratta di una serie di informazioni molto percettive, non chiederemo mai di contare il pubblico in sala! Quello che desideriamo è invece l’idea della percezione del pubblico, ed è una grande scommessa perché speriamo che chi segue i concerti faccia questo lavoro non da fan e che i criticoni lo facciano in maniera costruttiva. Per questo è un progetto che ha anche una prospettiva in senso audience development: vorremmo rendere più consapevoli sul mondo della musica, facendo comprendere che più si partecipa, più la musica live funziona».

Alla chiamata a diventare reporter si può rispondere attraverso il sito del progetto: per ogni serata sarà richiesta la compilazione di un piccolo questionario di 5-7 domande, più una breve recensione in forma di tweet e una foto della serata, che sarà pubblicata sul sito restituendo l’immagine dell'evento. La mappa di Torino si popolerà così di dati e racconti, arricchendo un patrimonio di informazioni prezioso e, come sperano gli organizzatori, innescando un processo di autogenerazione tale per cui dal pubblico, agli artisti, ai promotoer, la situazione della musica live sia aggiornata e monitorabile, disponibile per tutti.

Intanto, la sperimentazione di partenza durerà da novembre 2017 a maggio 2018 portando, alla chiusura dei lavori, a un’analisi dei dati e alla stesura di un report che uscirà in estate e sarà in grado di dare conto dei dati e dello scenario registrato. «Crediamo che questo report sia un lavoro utile per tutta la comunità. Il progetto ha ottenuto un finanziamento dalla Compagnia di San Paolo, che crede in questa visione anche perché si tratta di svolgere un servizio sociale, per la comunità. Che cosa ne sarà in futuro è una pagina da scrivere insieme: non è un progetto che vuole imporsi dall’alto, ma creare una community di musicisti e appassionati di musica, di persone che vanno ai concerti e che scelgono la musica senza subirla. Forse seguono la massa, o forse no, quello che ci interessa è che sia un luogo dove le persone si riconoscono come ascoltatori di musica non passivi».

Se Io sono la musica che ascolto ha in progetto la costruzione di una comunità, va però ricordato che la comunità musicale torinese è già storicamente molto attiva, contraddistinta da un pubblico appassionato e favorita sia dal momento storico che dal contesto urbano. Un luogo ideale dove testare un progetto di mappatura che, se fruttuoso, potrebbe poi allargarsi ad altre città. Non sarebbe la prima volta, del resto, che dalla fucina creativa torinese i progetti “fuggano” per raggiungere nuovi spazi.

«Sicuramente ci saranno occasioni di incontro nei prossimi mesi, dove incontrare nuovi partner e sviluppare attività ad hoc continuando a coinvolgere la community – è l’augurio di Daniele – il fatto rilevante è che in meno di tre giorni oltre quattrocento persone hanno cambiato la propria immagine del profilo social inserendo Io sono la musica che ascolto come proposto sulla nostra pagina Facebook. Ci sono anche tante persone che non conoscevamo, e che vanno ai concerti. Questo dimostra che l’interesse c’è, bisogna solo riuscire a unire la community, far incontrare virtualmente o ai concerti le persone che hanno affinità. Crediamo che la musica sia parte integrante della nostra vita e influisca sulle nostre scelte, è un’esperienza come l’odore, il gusto, il tatto, abbiamo solo cinque sensi, perché non valorizzarli?».

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