Concerti Torino Martedì 2 gennaio 2018

Gabbani e Rovazzi: a Torino si studiano i linguaggi dell’oggi

© Alessandra Chiappori

Torino - Era il giugno 2015 quando Umberto Eco, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Culture dei Media, vi pronunciò la famosa frase secondo cui i social network darebbero diritto di parola a legioni di imbecilli. Da allora, all’Università di Torino, al Dipartimento di Studi Umanistici e nei corsi di laurea in comunicazione che ne costituiscono parte dell’offerta didattica, la cultura di massa non ha smesso di accendere interesse, studi e analisi, nel segno del manifesto del maestro italiano della semiotica, quell’Apocalittici e integrati uscito nel 1964 eppure sempre attuale, come ogni classico che si rispetti.

A riportare l’attenzione su due esempi di linguaggio contemporaneo degni di interesse sono state due tesi in Scienze della Comunicazione discusse presso l’Ateneo torinese lo scorso novembre, una dedicata a Fabio Rovazzi, scritta da Alessandro Iaquinta, l’altra concentrata su Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, vincitore del Festival di Sanremo 2017, di Alessandro Gallo.

«Ho seguito la tesi dedicata a Rovazzi insieme a Silvio Alovisio – spiega Bruno Surace, dottorando in semiotica a Torino – il lavoro si concentrava sulla strategia multitestuale attraverso cui il videomaker-cantante è riuscito a diventare una figura di spicco dentro e fuori da Internet, raggiungendo centinaia di migliaia di visualizzazioni su Youtube». La ricerca di Alessandro Iaquinta, anche se nel limitato spazio di una tesi triennale, pone le premesse per uno studio approfondito di una figura contemporanea, nata e cresciuta nel contesto delle logiche di Internet. Si tratta di un’analisi che ha riguardato infatti i testi visivi di Rovazzi, ma anche la musica e le strategie di produzione, prendendo dunque in esame il fenomeno mediatico nella sua complessità.

Dall’altra parte, Alessandro Gallo, seguito dal professor Massimo Leone, ha deciso di procedere per gradi analizzando in maniera approfondita il testo della canzone di Gabbani che, dice: «Non è banale come in molti hanno pensato: è sì un brano che vuole far divertire e ballare, ma anche riflettere sulla società occidentale». Fari puntati dal cantautore toscano sulla nostra epoca, gli anni Dieci del Ventunesimo secolo, senza lasciare nulla al caso: Occidentali’s karma è infatti risultato un testo zeppo di citazioni, attentamente analizzate da Alessandro Gallo. Anche in questo caso, come per Rovazzi, l’attenzione del giovane studioso non si è limitata alla singola canzone e alle sue parole, ma ha esplorato tutto il paratesto, ovvero il videoclip, le performance live di Gabbani e le tante parodie e cover moltiplicatesi sul web.

Due tesi sull’attualità mediatica dei nostri giorni, due analisi dedicate a fenomeni capaci di generare opinione, nuove estetiche, comunità di fan e follower in percorsi attivi all’interno della società. Non a caso secondo quanto affermava uno dei padri della disciplina, Ferdinand De Saussure, la semiotica avrebbe proprio a che fare con questo, l’osservazione e lo studio dei segni all’interno della vita sociale. «Se noi che pratichiamo le discipline umanistiche, in modo particolare quelle che riguardano la comunicazione, escludiamo questo tipo di fenomeni dal nostro orizzonte, smettiamo di essere utili – osserva Bruno Surace – L’immaginario della cultura e della società in cui viviamo attinge indistintamente da tutto, e da lì crea il nuovo. Il compito di noi studiosi è descrivere queste presenze testuali, fornirne una chiave di lettura producendo critiche e interpretazioni ragionevoli».

Una delle conclusioni che accomuna entrambi i lavori accademici, nonché il modus operandi di Rovazzi e Gabbani, è l’attenzione a una delle grandi dominanti estetiche dell’attualità, la metacomunicazione, ovvero l’attitudine a creare testi con citazioni, rimandi e parodie di altri testi, nell’intento preciso di portare l’attenzione sulla comunicazione stessa. «Masticare e rigettare indietro tutto quello che si trova su Internet è un’ottima ricetta per ottenere pubblico – spiega Surace -  il rischio è che la realtà si riduca a questa sorta di bolla, al cui interno si trovano contenuti basati su risemantizzazioni continue di se stessi. Rovazzi invece ha inseguito questo fenomeno in modo programmatico. L’ultimo video, Volare, per esempio, è tutt’altro che estemporaneo, anzi segue una progettazione strutturata e attentamente calcolata, non è un insieme di citazioni fini a se stesse ma utilizza il fil rouge dell’ironia come meccanismo retorico, stilistico e strategico».

Strategie testuali come quelle di Rovazzi e Gabbani non sarebbero quindi puri pastiche testuali creati partecipando al flusso della comunicazione che tutto ingloba e rimette in circolazione, sono invece esse stesse letture dei fenomeni mediatici, capaci di raccontare l’attualità e di mettere alla prova nuovi linguaggi che mixano citazioni, immagini, travalicando il puro testo per comunicare anche attraverso le estetiche del visivo e del web. Parola della scimmia nuda di Desmond Morris, diventata un tormentone nel giro di poche ore dalla prima esibizione di Gabbani.

«L’attitudine metalinguistica è il filo conduttore dell’epoca che stiamo vivendo – aggiunge Surace – lo dico citando Peppino Ortoleva, docente di storia dei media all’Università di Torino: nell’era arcaica il mito era la forma di narrazione più alta, piano piano con la modernità questo livello si è abbassato e la mia idea è che oggi viviamo l’epoca della fine del mito, dove tutto è rimpastato. Il Novecento è il secolo della massima presenza di tecnologia e immaginario: siamo arrivati a un punto in cui è necessario che tutto questo bagaglio antropologico si sedimenti, siamo talmente carichi di passato che non riusciamo a immaginarci il futuro e il metalinguaggio è lo strumento che usiamo per raccontarci cosa siamo diventati. Ecco perché la semiotica analizza i testi, ma cerca anche di capire come funzioniamo».

All’Università di Torino è il CIRCE,Centro di Ricerche Interdisciplinari sulla Comunicazione, ad accogliere le attività dei semiotici, in un ambiente che, dinamico e internazionale, promuove la ricerca di scienze umane e sociali in ottica aperta e interdisciplinare, dando spazio in particolare alla semiotica della cultura, alla sociologia della comunicazione, alla storia dei media. Tra le attività del Centro ci sono incontri e convegni su temi che variano dall’attualità a questioni teoriche - come per esempio il recente studio della viralità online - affrontati privilegiando il dialogo con professionisti del mondo non accademico e docenti di diverse aree di studio. «La semiotica e in generale le cosiddette scienze della comunicazione hanno il potere di trovarsi in una posizione trasversale – commenta Bruno Surace, membro del CIRCE, a proposito delle due tesi di argomento pop recentemente discusse - e di avere modi specifici di considerare il vasto campo della cultura.

Eliminare da questa visione la cultura di massa è come bendarsi gli occhi e barricarsi nelle torri di avorio dalle quali, invece, dovremmo osservare e proteggere la società, ricordando che c’è anche qualcosa di bello. C’è un’immensità di cose meravigliose da guardare: il nostro compito è capire che non vanno mai svilite e, al di là della pura funzionalità per cui stanno al mondo, c’è sempre qualcosa di bello e nobile. Guardare i video di Rovazzi e cogliere i riferimenti che lui ha costruito appositamente non è un’attività mediocre, ma è possibile farlo con uno sguardo formato e alfabetizzato per chi fa l’umanista. Dico umanista nel senso etimologico di cultore dell’humanitas: studiare la cultura di massa è anche capire come mai ti è piaciuto un testo, e studiandolo fartelo piacere di più, oppure di meno».

Spazio allora ai curiosi, sensibili alle domande che i fenomeni mediatici del contemporaneo solleticano, come i due nuovi dottori in scienze della comunicazione e le loro tesi di stretta attualità su Rovazzi e Gabbani, fedeli al pensiero di Umberto Eco secondo cui «fare una tesi significa [anche] divertirsi».

Potrebbe interessarti anche: , Torino si fa swing per il Jazz Festival: i concerti da non perdere dal 23 al 30 aprile. Foto e video , GruVillage 2018: con Rovazzi, Nannini e Morandi, la line up si arricchisce di nuovi nomi , Torino: i concerti aperitivo alla Villa della Tesoriera , Gruvillage 2018: da Guè Pequeno a Moro, le anticipazioni , Birra Gluten Free: da Torino a Manchester la storia di Francesco Lo Bue

Scopri cosa fare oggi a Torino consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Torino.