Outdoor Torino - Martedì 1 agosto 2017

Il giardiniere da favola che rende uniche le aiuole di Torino

Giardini Lamarmora
© Alessandra Chiappori
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Torino - Tra gatti, ranocchi, farfalle e innamorati, Rudy Marasciuolo porta la poesia tra le aiuole fiorite della città.

C’è chi alle favole non ci crede, e poi c’è chi la favola la realizza ogni giorno con il proprio lavoro e un pizzico di magia nascosta nella semplice bellezza della natura. Rodolfo Marasciuolo, per gli amici Rudy, è il giardiniere del Comune di Torino autore delle incantevoli aiuole-sculture che da qualche anno decorano giardini e piazze della città, e di questa magia è attento custode e dispensatore. I suoi allestimenti sono atti di bellezza gratuiti seminati qua e là per la città. Un ornamento, certo, ma anche e soprattutto una visione del mondo fatta di piccole emozioni e storie intrecciate: quelle che Rudy racconta per immagini, e quelle che inconsapevolmente inciampano nelle aiuole fiorite di Torino aggiungendo incanto alla magia.

«Tra una riparazione e l’altra, mi sono inventato questa cosa – racconta il giardiniere, che di lavoro fa il manutentore di macchine – era il 2006, l’anno delle Olimpiadi, e ci avevano invitato a creare degli allestimenti particolari per le aiuole, in vista dell’evento. Le installazioni hanno avuto origine così, e poi le ho continuate perché il riscontro era stato positivo». 

Di sculture romantiche e sognanti se ne incontrano diverse, capaci di sorprendere chi attraversa la città di corsa, ma anche chi è a passeggio o in giro per shopping. C’è per esempio l’installazione dei Giardini Lamarmora, quella di piazza Castello, le due di piazza Carlo Alberto che impreziosiscono l’accesso alla Biblioteca Nazionale, e poi quelle che arricchiscono il Giardino Roccioso del Parco del Valentino, tra cui gli ormai famosi e tenerissimi lampioni innamorati.

«Voglio sottolineare un aspetto – insiste Rudy, con la modestia che lo contraddistingue – per me la parte più bella di queste installazioni resta l’aiuola fiorita. Quando si esce di casa non sempre si sorride, ma se incontriamo una fioritura, i fiori ci sorridono e ci rendono la giornata un po’ più serena. La vera bellezza è nella natura, perché solo davanti a lei ci rendiamo conto che il mondo è meraviglioso e noi ne siamo parte. Le mie opere sono quasi trappole: la gente vede qualcosa di strano, si avvicina ed è lì, in quel momento, che scatta la magia. Amo i fiori, per questo dico che le mie sono solo cornici di un quadro: la vera opera sono loro, i fiori, e sarebbe ancora meglio conoscerli, perché, come accade per noi umani, una volta che abbiamo imparato a conoscerci per nome ci rispettiamo, ed è importante». 

Le meraviglie sognanti di Rudy prendono forma nel suo laboratorio, dove lavora con fantasia e materiale esclusivamente di recupero. Capolavori a costo zero, i soggetti che danno vita alle aiuole sono infatti tutti ricavati da materiali riciclati che il giardiniere cerca nei cassonetti, nei cantieri edili, tra gli scarti che anche i colleghi, conoscendo la sua vena artistica, gli fanno avere. Plastica, legno, ferro, e oggetti urbani sinistrati o vandalizzati come panchine o paletti dissuasori: tutto è recuperato e tutto, con cura e fantasia, diventa magia: «ho fatto 1637 farfalle – precisa lui, che oltre ai fiori ha una passione per gli animali, in particolare per i gatti – le realizzo con i contenitori di detersivi». 

Benvenuto per i turisti, che a Torino trovano piccoli angoli verdi capaci di evocare il mondo delle favole, le aiuole scolpite di Rudy sono spesso veri e propri racconti condivisi con tutti coloro che, passando, si soffermeranno a dare uno sguardo o fare un sorriso, come spiega lui: «Non sono gli oggetti a ispirarmi, quelli sono esclusivamente materia – dice– ho invece in mente delle figure. Il sogno del magico incontro, per esempio, l’installazione dei giardini Lamarmora, è una storia a puntate iniziata tre anni fa. È un tema che ci accomuna tutti, perché tutti abbiamo sognato un magnifico incontro, e i più fortunati lo sognano anche se lo vivono. Quel giardinetto risale ai primi del Novecento, è un angolo meraviglioso e per questo l’installazione è ambientata in quel periodo. Nella prima puntata un uomo arriva a un appuntamento con una biciletta d’epoca, un velocipede, che sotto ha un gatto e sopra il sellino due farfalle, elementi importanti per il seguito della storia. È seduto sulla panchina e ha una rosa in mano, ma siccome volevo si capisse che non aspetta nessuno, ho fatto una rosa molto aperta. Di solito a un appuntamento si va con un bocciolo, anche se la rosa aperta è molto più bella, ma dura poco! In occasione della nuova fioritura di primavera, sono andato avanti con un pezzetto di storia, per cui ecco che al secondo anno ho tolto lui dalla panchina lasciando la rosa adagiata su un libro, che rappresenta la storia di una vita, con una lettera destinata ipoteticamente a una donna e le farfalle spostate sullo schienale della panchina a rappresentare le anime dei due amanti. Oggi siamo alla terza puntata: lei è arrivata! In mano ha la rosa che lui finalmente le ha donato: è l’immagine del suo sogno, il vero incontro però deve ancora avverarsi, lo scopriremo prossimamente».

Dietro la bicicletta dei due innamorati, è rimasto un simpatico gatto, una figura che Rudy rappresenta spesso perché – racconta – è un animale che ama, ha persino adottato una micia che lo va a trovare in laboratorio. I gatti sono del resto protagonisti della sua scultura preferita, una tra le tante che, come figlie, sono tutte ugualmente benvolute dal papà. All’istituto per anziani Maria Bricca l’opera di Rudy guarda al passato, ricordando la gioventù con una ragazzina che gioca a la settimana, uno degli antichi giochi di cortile. «Non ti è mai capitato di sentirti il cuore volare via?» si domanda l’autore, un quesito che rappresenta attraverso due gatti, una dentro una piccola mongolfiera che vola via, l’altro a terra, che cerca di trattenerla per le funi. 

«C’è un piccolo pensiero dietro ogni opera – fa notare il giardiniere – in piazza Castello per esempio c’è un incontro tra due insetti diversi ma somiglianti, una libellula e una farfalla: è dalla diversità che nascono le cose belle. In piazza Carlo Alberto mi sono ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie: c’è una fata che legge, davanti alla Biblioteca, ma le fate non possono sedersi, e dunque ha appeso le sue ali all’attaccapanni, di fianco a lei una teiera versa il tè. Dopo la lettura, la musica: dall’altra parte, verso l’Auditorium Vivaldi, una donna su una bicicletta trainata da due farfalle suona un violino». 

I torinesi amano le opere di Rudy, e addirittura le guide turistiche lo conoscono e raccontano a quanti arrivano in città le sue storie per immagini. Eppure qualche vandalo è sempre in azione, sordo alla magia di queste favole di sogni e fiori. Ma il giardiniere lo sa, e si prepara alle manutenzioni straordinarie indovinando fin da subito quali saranno le parti più soggette a rottura e procurandosi degli appositi pezzi di ricambio per agire tempestivamente e mettere le toppe al sogno sgonfiato da chi non sa, o non vuole lasciarsi trasportare da un po’ di poesia urbana.

Per contro, c’è chi ai lavori di Rudy lega emozioni e storie. Ci sono episodi più simpatici, come il nonno con il nipotino che ha creduto di vedere in un gatto scolpito il suo Virgola, da poco morto, e che ha costretto l’anziano signore a portare ogni giorno al micio veri croccantini, che il giardiniere trova stupito e intenerito nell’aiuola. E ci sono storie di puro incanto, che hanno il potere di sprigionare vere emozioni: «È accaduta una cosa che mi ha dato lo stimolo per continuare nel mio lavoro – racconta Rudy – un giorno facevo manutenzione ai Giardini Lamarmora, si avvicina una signora sui novant’anni, di una bellezza che non so spiegare, vestita in modo armonioso, ricordava la Belle Époque. Guarda la scultura con attenzione, e io già ne ero ammirato perché la gente solitamente passa, sorride, fa una foto e va via. Lei invece era lì da dieci minuti, un tempo eterno. Si è distolta, ci siamo incrociati e l’ho soccorsa perché ha avuto un piccolo mancamento. Mi ha rivelato che doveva solo riprendersi dall’emozione: guardando la scultura aveva rivissuto la sua gioventù, quando il suo moroso, a 18 anni, la riportava a casa dal lavoro in bicicletta. Avrebbe voluto ringraziare l’autore, io le ho detto che era un mio collega, lei mi ha abbracciato e regalato delle caramelle, è stato un momento raro, di magia infinita. E per lei lo è stato doppiamente: ha ritrovato le sue radici piemontesi, perché era appena arrivata dall’Argentina, e la sua gioventù, un doppio salto nel tempo». 

Tra bellezza, amore e favole, accadono veri incantesimi sulla panchina degli innamorati, dove Rudy ha trovato anche poesie spontaneamente scritte dalle persone e lasciate lì, messaggi in bottiglia sull’attesa, sulle emozioni, che restituiscono all’invisibile autore un po’ delle stessa umanità da cui si generano le visioni a cui dà forma. Del resto, non emozionarsi sarebbe impossibile ascoltando le parole dell’umile creatore di queste cornici per i capolavori floreali realizzati dai giardinieri della città: «Sono un artista quanto lo sono tutti: ogni persona in quanto essere umano è creatività, solo, io la esprimo, altri non lo fanno o lo fanno in modi diversi: abbiamo tutti potenzialità». 

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