Gio' Pomodoro, L’opera scolpita e il suo disegno alla Fondazione Accorsi

2017-07-13 17:22:35

Da venerdì 14 luglio a domenica 10 settembre 2017

Ore 21:00, 19:00

© Giò Pomodoro

di Alessandra Chiappori

Torino - È dedicata all'arte di Gio' Pomodoro la mostra estiva della Fondazione Accorsi Ometto che inaugura il 14 luglio e sarà visitabile fino al 10 settembre.

L'opera scolpita e il suo disegno segna l'ingresso della Fondazione nell'arte contemporanea: Pomodoro, Maestro marchigiano prematuramente scomparso nel 2002, è infatti tra gli artisti che, dagli anni Cinquanta a oggi, hanno ragionato incessantemente sulla propria posizione nel mondo. Segni, sculture, "pareti" mosse, e poi le irregolarità materiche dell'Informale, la scultura con i marmi e la pietra, la ricerca sulle origini e i miti per esplorare il luogo attraverso geometrie, forze, narrazioni che esplodono nei "soli".

La mostra include 57 opere del periodo 1954-2001 e si snoda lungo un percorso che mette in dialogo sculture e lavori pittorici tra le due e le tre dimensioni, legate dal comune denominatore del lavoro sul progetto e dell'ideazione, e spesso accompagnate da un'idea di ricaduta sociale sempre presente nella mente del creatore. Diversi tra i progetti in mostra sono infatti stati pensati per essere inseriti in luoghi vissuti e abitati: ambienti di lavoro, aeroporti, città. Come per esempio Sole Aerospazio, donata alla città di Torino e oggi collocata permanentemente in piazza Adriano. Tra i disegni in mostra spicca per esempio "Nutritore", del 1998, grande sole pittorico grande due metri per due, mentre tra le sculture compare la curiosa "Contatti Torre I", in marmo nero del Belgio.

«Non si tratta di una mostra antologica proprio perché le tematiche sono molto vaste - ha spiegato il figlio, Bruto Pomodoro, che ha curato l’allestimento, a sei anni dall’ultima mostra dedicata - è un percorso che evidenzia il rapporto tra l'arte plastica e il suo progetto percorrendo tutta la produzione dell'artista, dalla gioielleria alle opere».

Stanza dopo stanza, la caratteristica che accomuna le opere resta la qualità, che si tratti di lavori su carta o su altri supporti. Si parte dal periodo cosiddetto "romantico", ancora non Informale, in cui Pomodoro si rifà al lirismo del Bauhaus con espliciti riferimenti a Paul Klee. I gioielli si trasformano così non in oggetti da indossare ma da sfoggiare su parete. Il trasferimento a Milano e la frequentazione con artisti come Fontana, conducono Pomodoro al salto verso l'Informale, che lo vedrà impegnato per una decina di anni con l'adesione a diversi movimenti. Sono di questa fase "Segni" del 1958, stesso anno di "Superficie e segni", la prima, sovrapposizione ortogonale di linee che assumono una loro logica, la seconda, ideale premessa al passaggio tra Informale e Superfici in tensione. «Queste opere sono il tentativo di rappresentare lo spazio vuoto - ha illustrato Bruto Pomodoro - è una delle grandi tematiche della ricerca di mio padre, insieme allo spazio ordinato e architettonico». 

E così dalle Superfici in tensione come la serie Contatto e Folla, già sculture bifacciali dove la plasticità gioca a tutto campo, si passa al Pomodoro urbanista, che progettando opere per grandi spazi analizza non più superfici puramente estetiche ma dimensioni architettoniche. «Poesia, scienza e architettura sono i cardini intorno ai quali ruota l'arte di mio padre - è quanto afferma il curatore della mostra - sono le consorelle che lo hanno sempre accompagnato. Del resto lo schema base su cui le opere ruotano è sempre la sezione aurea, ecco perché si può definire l'opera di Pomodoro classica, idealmente inserita in un percorso che prolunga i canoni estetici del Rinascimento, ormai fissi e ampiamente sperimentati».

Appare così “Isla Negra”, un omaggio a Pablo Neruda datato 1973, anno chiave per quel Cile da cui il poeta osservava l'oceano. E il sole, simbolo che ritorna più e più volte, un emblema che Pomodoro torna a rappresentare geometrizzandolo e rendendolo dinamico e plastico. Il percorso si chiude con le grandi opere pittoriche, tra cui il sole esposto alla Biennale del Cairo nel 1996, un omaggio a Keplero che figurava davanti all'università di Tel Aviv e il modello di sole per la torinese piazza Adriano. Postille del viaggio nell'arte e nel pensiero di Pomodoro sono inoltre le 4 scatole-scultura che testimoniano l'affinità con le arti applicate e l'opera monumentale collocata nel cortile della Fondazione, il “Sole deposto” del 1982. Una mostra che va attraversata con in testa uno dei pensieri dello stesso Pomodoro: “Lo spazio, il vuoto, che vuoto non è mai, prepara, accoglie e nutre ogni epifania. Forse, per chi pratica la disciplina della scultura, l’avere coscienza di ciò è inevitabile”.

L’opera scolpita e il suo disegno sarà visitabile dal martedì al venerdì in orario 10-13, 14-18, mentre per sabato, domenica e festivi in orario 10-13, 14-19. Nel weekend sarà possibile partecipare a visite guidate, mentre nelle domeniche di luglio, agosto e settembre prenderanno vita i laboratori per bambini di “Forma, materia e…fantasia”. Per info e prenotazioni 0118376688 – www.fondazoneaccorsi-ometto.it.

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