Outdoor Torino - Venerdì 28 luglio 2017

I portoni di Torino, tra draghi fantasy e melograni colorati

di Alessandra Chiappori
Palazzo della Vittoria
© Alessandra Chiappori
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Torino - Un itinerario insolito tra dettagli curiosi e frammenti di storia nascosti tra le pieghe dei portoni più belli e particolari di Torino

Se ogni città ha un volto, quello di Torino è signorile, elegante, al contempo fascinoso e misterioso come quello di una signora testimone di epoche fastose, ricche di storia e di entusiasmi culturali che oggi veglia silente e ancora maestosa su chi passeggia tra le sue vie. Che vi rechiate semplicemente al lavoro, magari di corsa, o forse per raggiungere una fermata della metropolitana, o che vi improvvisiate turisti inaugurando sentieri inediti al di fuori dei circuiti classici, uno dei segreti della bellezza di Torino si nasconde nelle piccole cose, nei dettagli che nessuno nota più, tanto sono integrati nel tessuto urbano e nella quotidianità. 

Prendiamo per esempio i portoni. Quanti di voi, camminando per Torino, hanno mai posato gli occhi sulle sue facciate, arricchite da raffinati e particolari portoni? Signorili, fastosi, scrigni preziosi di meravigliosi cortili che si aprono solo ai più fortunati, e che tra uno stucco, una sontuosa cancellata e uno svolazzo liberty rivelano la loro età, spesso affondata nella storia del Novecento. Iniziando un ideale percorso dal centro città, potreste passare da via XX settembre e osservare con attenzione il portone del numero 40. Notate nulla? Tra fiori e frutta, si erge niente meno che il diavolo, da cui il nome del portone di Palazzo Trucchi di Levaldigi, originario della fine del 1600, conosciuto come Portone del Diavolo e legato a leggende sull’occulto. Poco distante, in via Arsenale, potete alzare gli occhi al frontone del portone della Banca Commerciale, una struttura in pietra, che contrasta con il grigiore della via grazie ai suoi rilievi che raffigurano eroi, ghirlande e soldati. 

La strada prosegue verso piazza Solferino, uno dei poli della Torino magica, con la sua Porta dell’infinito. Al numero 11 si erge un sontuoso portone ornato di colonne e leoni scolpiti: impossibile non notarne la magnificenza. Con una bella camminata si raggiunge corso Matteotti: alzate gli occhi al portone del palazzo signorile situato nell’isolato tra corso Donati e corso Vinzaglio, se siete abili osservatori noterete una mano che tiene una lettera. La scultura ricorda la figura di madama Ebe de Marivaux. 

Ora potete salire in metropolitana e dirigervi verso corso Francia. Alla fermata Principi d’Acaja, nel cuore del quartiere di Cit Turin, scendete: avete a disposizione un paio di chicche da scoprire. La prima è la magia fantasy del neogotico Palazzo della Vittoria, in corso Francia 23, un ricchissimo portone che, tra decori vertiginosi e ghirigori ipnotici, presenta scolpiti due draghi alati che sembrano usciti da una fiaba di magia dal sapore medievale. L’edificio fu commissionato dal Cavaliere del Lavoro Giovanbattista Carrera e voleva celebrare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale, suo progettista fu l’ingegnere Gottardo Gussoni, influenzato chiaramente dal liberty (la casa è datata 1922). Abbagliati da tanta ricchezza figurativa, a pochi passi, in via Palmieri 36, potrete rifarvi gli occhi con la sobria ma elegantissima ricchezza liberty di un portone che affaccia sulla piazza del mercato e osservando il quale vi sembrerà di essere in un angolo di Londra. Passeggiando per il quartiere, davvero ricco di architetture curiose ed eleganti palazzi liberty, potreste tornare alla metropolitana e prendere un treno in direzione contraria alla precedente, verso Lingotto. 

La vostra fermata è un po’ prima, ed è Nizza. Usciti dal sottosuolo vi basteranno davvero quattro passi per ritrovarvi nell’appartata e corta via Argentero. Vi accorgerete subito di trovarvi in un luogo particolare: al numero 4 spicca, colorato e vivacissimo, il famoso portone del Melograno, uno dei più begli esempi dello stile liberty nel quartiere di San Salvario. Foglie e rami verdi si intrecciano per dare spazio alle tonde melagrane, che con il loro arancio carico rendono questo portone un’opera d’arte del quotidiano, tra un posteggio in seconda fila e un cartello di affittasi attaccato sullo stipite. Il colorato, affollato e multietnico mondo di San Salvario si muove su uno sfondo storico e architettonico che riserva grandi sorprese, era infatti fino a metà Ottocento uno dei quartieri di prestigio della città, divenuto poi sede di residenze borghesi prima della trasformazione attuale. Se la giornata è soleggiata, da via Argentero potreste spostarvi a piedi lungo via Saluzzo per tornare in centro. È qui che al numero 21 si trova Casa Calleri-Mossotto, con un portone che sfiora in altezza i 7 metri e che si presenta scenografico, quasi come l’ingresso a un palazzo nobiliare, con colonne barocche e una volta a botte dipinta.

Siete tornati in centro: su corso Vittorio Emanuele, al numero 44, non da un portone ma da un ingresso di tutto rispetto sarà attirata la vostra attenzione. Quello che vedete è il palazzo che doveva ospitare la Marini & Rossi, progettato dall’architetto Camillo Riccio a metà Ottocento con una facciata dai caratteri nobiliari, un’alta cancellata decorata e un cortile interno con fontana e statua.

Il tour potrebbe chiudersi qui, ma infinite altre sono le curiosità e i segreti che i portoni di Torino celano nei loro decori, talvolta esotici e talvolta insoliti come mani con anelli (come per esempio in via Santa Croce), oppure dietro alla loro facciata, nelle raffinate arabesche liberty che i raggi del sole illuminano in caleidoscopi di luce colorata (e tanti sono gli esempi lungo Corso Regina Margherita). Miti, leggende, storie e inesauribile fascino, a Torino non si trovano solo nei monumenti più famosi, ma in piccoli capolavori che silenziosamente fanno parte della vita di tante persone, che ogni giorno entrano e escono da un semplice portone di abitazione. Segno che basta poco, alle volte, per un pizzico di magia quotidiana.

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