Mostre Torino - Giovedì 20 aprile 2017

Dai ‘60s ai ‘60s. Un secolo dopo l’Unità d’Italia, la Pop Art al Museo del Risorgimento

di Alessandra Chiappori

In dieci anni si può cambiare un Paese intero: accade nel decennio dei ’60 che accompagna il '800 in Italia, il periodo risorgimentale che sfociò nell’unità nazionale, ma accade anche nei ’60 del '900, gli anni del boom economico e delle grandi rivoluzioni politiche che traghettò l’Italia del Dopoguerra negli anni di Piombo e verso la modernità.

Dai ‘60s ai ‘60s. Un secolo dopo l’Unità d’Italia, la Pop Art racconta tutto questo in una mostra aperta dal 21 aprile al 17 settembre al Museo Nazionale del Risorgimento italiano di Palazzo Carignano a Torino. È un confronto insolito tra due momenti cruciali della storia italiana proposto attraverso l’esposizione delle diverse testimonianze artistiche che hanno raccontato con il linguaggio delle forme e dei colori quelle epoche.

E così, mescolando la storia e puntando su un allestimento che gioca a ping pong tra confini e coordinante storiche, entrano in scena le grandi idee ed energie del Risorgimento, con le sue battaglie e i suoi volti noti, e i venti del cambiamento intenso che investì l’Italia negli anni Sessanta del Novecento.

Ci sono esempi della grande pittura italiana a stampo celebrativo, attraverso cui artisti-reporter come Felice Cerruti Bauduc, Massimo d’Azeglio, Angelo Trezzini, Michele Cammarano narravano le Guerre di Indipendenza da pittori-soldati quali erano. Ma ci sono anche opere pienamente “pop”, che fanno da contraltare, con nomi come Mimmo Rotella, Giosetta Fioroni, Piero Gilardi, Ugo Nespolo, Enrico Bay, e ancora i pittori “maledetti” della scuola di Piazza del Popolo a Roma, Franco Angeli, Mario Schifano, Tano Festa, artisti che si muovevano in un clima distante un secolo da quel Risorgimento così appassionato, in un’Italia in evoluzione dove attingere alle icone del cinema e della pubblicità per dare vita a un nuovo linguaggio che sapesse raccontare la società, la politica.

È un “cortocircuito visivo”, così lo hanno definito i curatori, Luca Beatrice e Ferruccio Martinotti, che permette di individuare connessioni tra le opere, legate per analogie oppure, al contrario, per antitesi, ripercorrendo due decenni, quelli dei Sessanta, a cavallo tra due secoli vicini eppure così incredibilmente lontani. «L’idea era quella di restituire il clima di una quadreria ottocentesca con un immaginario pop – ha spiegato Luca Beatrice, commentando lo spazio della Galleria dove la mostra prende vita, e che fino a oggi aveva ospitato esposizioni con opere del Museo e mai con lavori provenienti dall’esterno -  abbiamo voluto comparare i fatti, non ci sono similitudini ma accostamenti, intuizioni visive e legate allo spazio espositivo. Le opere dell’800 fanno parte delle collezioni del Museo, quelle moderne sono invece prestiti da collezioni privati o di enti».

Si parte con il 1860 e le votazioni per la cessione di Nizza alla Francia, la partenza dei “Mille” verso la Sicilia e i plebisciti di annessione all’Italia di Mezzogiorno, Umbria e Marche, si arriva a quel 1861 anno della prima seduta, tutta torinese e svoltasi proprio nella sala del Parlamento di Palazzo Carignano, del primo parlamento nazionale alla presenza di Vittorio Emanuele II Re d’Italia, e si insegue Garibaldi nelle sue imprese mentre la capitale italiana si sposta da Torino a Firenze. Seguono l’unione amministrativa del Regno d’Italia, con i plebisciti che sancirono l’ingresso di Veneto, Venezia e Mantova, e poi si arriva agli anni ’70: è dell’ottobre 1870 il plebiscito per l’annessione di Roma al Regno d’Italia, dopo la Breccia di Porta Pia e l’ingresso dei bersaglieri italiani a Roma guidati dal generale Cadorna.

Parallelo al decennio che cambiò letteralmente l’Italia alle soglie del Novecento, c’è poi il decennio più recente, quei Sessanta ancora così vicini alla storia contemporanea da far parte dell’immaginario mediatico comune, come ben testimoniano i lavori di Rotella o la visionaria Iconosfera”di Malquori. Per arrivare dal 1960 a quel 1970 segnato dal referendum sul divorzio, che ancora oggi registra la più alta affluenza mai riscontrata in tutta la storia della Repubblica, si passa attraverso un rivoluzionario cambiamento sociale che include e mescola tra loro il Piper, gli Oscar Mondadori, la metropolitana di Milano, Giovanni Agnelli, il traforo del Monte Bianco, Otto e mezzo di Fellini vincitore dell’Oscar, l’Autostrada del sole e l’abolizione dell’Indice dei libri proibiti. A scandire gli anni, pagine di cronaca e di storia ancora vibranti, dai cortei sessantottini alla strage di Piazza Fontana, dal crollo della diga del Vajont al Concilio Vaticano II, con Saragat presidente della Repubblica e l’elezione di Aldo Moro.

Un percorso che celebra un’unità e che, insieme, ne ripercorre pagine di storia decisive, a cavallo di quel secolo breve così ricco, intenso e pieno di cambiamenti che in soli dieci anni hanno saputo davvero, e per due volte in due secoli diversi, ridisegnare un volto nuovo per l’Italia.