Libri Torino - Martedì 18 aprile 2017

Fabio Geda: «Anime Scalze, romanzo di adolescenza e crescita»

di Alessandra Chiappori

Torino - A 10 anni dal primo libro, lo scrittore torna a occuparsi di adolescenti con una storia di fratelli e crescita che ha Torino sullo sfondo

C’è forse un regalo migliore di un romanzo per festeggiare dieci anni di scrittura? Anime scalze è il nuovo libro di Fabio Geda targato Einaudi, una storia che arriva esattamente dieci anni dopo Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani, l’esordio letterario dello scrittore torinese. Una vicenda che, ancora una volta, quasi a chiudere il cerchio, tocca da vicino il tema dell’adolescenza e del percorso di crescita. La scena iniziale catapulta dentro al vivo della storia: Ercole, un quindicenne, si trova sul tetto di un capannone insieme a Luca, un bimbo di sei anni, ha un fucile ed è circondato dalla polizia che gli intima di scendere. Come è arrivato lì e perché? Sarà compito del romanzo raccontarlo, dando corpo a quella estate dove tutto è esploso, tra primi amori, fratelli, genitori, e l’improvvisa necessità di crescere.

«L’innesco per questa storia – spiega Geda – è stata l’immagine potente di un adolescente asserragliato sul tetto di un capannone e armato con un fucile, in compagnia di un bambino e con la polizia sotto. Questa visione ha generato una sorta di cortocircuito con le poche righe che avevo letto della biografia di Mike Brodie, un fotografo che non conoscevo. Questa storia ha cominciato così a lavorare dentro di me ed è diventata Anime scalze».

Al centro dell’intreccio, Ercole e le varie relazioni che gli ruotano intorno, dai genitori ai fratelli, fino a Viola, la ragazza di cui si innamora. È un universo che si irradia a partire dalla condizione speciale vissuta dal ragazzo, l’adolescenza. Come racconta lo stesso Fabio Geda: «quando mi occupo di crescita, di educazione, di dialogo tra le generazioni, mi sembra di occuparmi del cuore delle cose. È come se in quel momento stessi toccando l’origine di ogni questione: tutto nasce da lì, da come le società si relazionano con i propri figli. È lì che ha radici il futuro di ogni società ed è un po’ come se non riuscissi a non occuparmi di questo. Intendo sia in senso macro, quando parlo di società in generale, sia in senso micro, ovvero quando metto al centro la vita di ogni singolo essere umano».

Anime scalze racconta diversi legami e relazioni che hanno a che fare soprattutto con i fratelli e i genitori, spesso a ruoli mescolati e invertiti, laddove i fratelli si trovano a vestire i panni di adulti e i genitori quelli di ragazzini confusi e perduti. «Quello che volevo raccontare in questa storia è il senso dell’accompagnare, del camminare accanto – è così che lo scrittore mette a fuoco il nocciolo del romanzo – spesso gli adulti hanno con i ragazzi una relazione che assomiglia di più a un camminare dietro, per controllare, oppure davanti, per indicare la via, come a dire ‘seguimi’. Fratelli e sorelle, invece, quasi sempre camminano accanto, ed era esattamente questo che mi piaceva raccontare. Tutti siamo fratello maggiore di qualcun altro, e contemporaneamente padre e madre di tutti i ragazzi che ci circondano. Il gesto del camminare accanto infatti non è vietato agli adulti, ma pochi di loro riescono a mantenere il passo, si trovano sempre un po’ dietro o un po’ davanti. Gli educatori migliori invece sono quelli che ti camminano accanto, riuscendo a interpretare il ruolo del fratello maggiore».

Anime scalze è intessuto di citazioni e riferimenti ad altri testi, come spiega l’esauriente nota finale, che rimanda a suggestioni da David Foster Wallace a Fred Uhlman, da Neil Gaiman a Tobias Wolff, fino anche al meno letterario Obi-Wan Kenobi. «Da quando ho cominciato a scrivere ho sempre avuto sulla scrivania una specie di libro feticcio, che aveva la funzione di metronomo per la mia scrittura – racconta Geda parlando dei testi che hanno influenzato o accompagnato la stesura di Anime scalze – credo invece per la prima volta, con questo romanzo, di non aver avuto il riferimento. È come se per la prima volta mi fossi affidato ai miei stessi libri. La voce di Ercole potrebbe essere una versione 2.0 e più raffinata e adulta della voce di Emil, il protagonista di Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani, ed è anche la voce di Enaiatollah di Nel mare ci sono i coccodrilli. Per la prima volta sono stato il metronomo di me stesso».

Di pagina in pagina, Fabio Geda e i suoi personaggi hanno ormai storie di vita e di scrittura alle spalle, in un’esperienza lunga dieci anni e consolidatasi come l’arte di un artigiano narratore. «È una questione di consapevolezza –così lo scrittore riflette sui primi dieci anni di attività letteraria – affronto la scrittura più o meno come un falegname affronta il proprio lavoro, e se all’inizio della sua carriera riesce a trasformare il legno in un tavolino ciondolante, dopo anni di pratica produce mobili meravigliosi. Spero che andando avanti, la mia capacità di trasformare le storie che mi occupano la testa in racconti che prendono la via della pagina, e che sono fatti di vocabolario, di sintassi, di ritmo, di musica e immagini, di spazi vuoti e pieni, e di dialoghi, insomma di tutto ciò che compone un romanzo, migliori sempre più. La consapevolezza è forse la più grande differenza che noto in questi anni. Ma l’emozione è sempre la stessa, non si modifica di un grado».

Le idee non mancano in una testa che si definisce ingombra di storie in arrivo dalla vita: dai viaggi, alle chiacchiere sentite in treno, alle letture, e ancora a film, fotografie, musica, teatro, pittura: «tutto dentro la mia testa diventa una possibile narrazione, una lingua, delle parole, un arco narrativo –ecco come Fabio Geda illustra la propria officina narrativa mentale – ogni volta ho l’impressione di non essere riuscito a scrivere il libro che volevo: c’è sempre, di fondo, una certa insoddisfazione in tutto quello che segue quello che scrivo. È l’impressione che la volta dopo riuscirò a fare meglio, a essere più esatto, più onesto, più preciso, più concentrato, più in sintonia con la storia, e che la voce sarà ancora più giusta, i personaggi più rotondi e appassionanti».

Voce torinese, Fabio Geda non ha mai ambientato una storia a Torino, e seppure della città si intravedano scorsi nel primo romanzo e se ne facciano cenni nel secondo, in Anime Scalze, invece, la città diventa coprotagonista, alternando quartieri semiperiferici come Cenisia al centro storico, e l’ambiente urbano alla campagna circostante. La ragione sta tutta nell’approccio e in un timore superato: «ho sempre avuto un po’ di paura a scrivere storie ambientate nella mia città, temevo che una specie di fedeltà ai luoghi mi tarpasse le ali e mi rendesse meno libero di inventare. Invece questa paura con il romanzo nuovo è stata superata, mi sono impadronito di una città che è sì molto riconoscibile, ma che non ho avuto paura a fare mia, dunque ci sono cose vere e cose false, ma è Torino, o per lo meno una certa Torino che ho in testa».

Proprio a Torino Fabio Geda terrà un mini-tour di quartiere, che si snoderà nelle librerie della città da fine aprile ai primi di maggio, per presentare Anime scalze. «È un modo che mi piaceva per dire ai lettori di incontrarci non dall’altra parte della città ma nel proprio quartiere – dice lo scrittore, da sempre grande difensore delle librerie torinesi - è proprio lì che volevo stare: in librerie straordinarie sotto casa, dove a volte accadono cose meravigliose. Vedremo se funzionerà e se a ogni singola data riuscirò a portare le persone in libreria».

Mentre Anime scalze si guadagna lettori e palcoscenici, intanto, anche la serie Berlin, cui Geda sta collaborando da tempo insieme a Marco Magnone, non si ferma. In arrivo il prossimo volume a novembre 2017, mentre l’ultimo capitolo della saga per ragazzi arriverà nel 2018. «Poi credo di aver bisogno di uno spazio per capire come continuare e da che parte andare – prevede l’autore – in questi quattro anni ho scritto tantissimo e senza soluzione di continuità, chiuso Berlin penso mi prenderò un momento di riposo». 

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