Outdoor Torino - Giovedì 13 aprile 2017

Il Rifugio antiaereo di Palazzo di città a Torino

© Alessandra Chiappori
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Torino - Un percorso sotterraneo, per riscoprire una dolorosa pagina di storia moderna. 

Sotto la superficie visibile di Torino si snodano percorsi capaci di raccontare pagine di storia stratificate nel tempo. In una delle città più note per la presenza di vie e ambienti sotterranei (sono famosi i corridoi di Pietro Micca che permisero a Torino di difendersi dagli attacchi francesi nel XVIII secolo) si trovano infatti, ancora visitabili oggi, alcuni dei rifugi antiaerei che durante la Seconda Guerra Mondiale avevano la fondamentale funzione di proteggere la popolazione e i dipendenti di enti pubblici dai bombardamenti. Poche tracce restano oggi in superficie di quegli episodi, che, dal 1940 alla Liberazione, provocarono solo a Torino 2069 morti, 2695 feriti e che resero inutilizzabile quasi il 40 per cento delle abitazioni e un numero altissimo di stabilimenti industriali.

Le bombe su Torino furono sganciate dall’aviazione alleata fin dal giugno del 1940, poco dopo la dichiarazione di guerra da parte di Mussolini a Francia e Inghilterra. Fu un primo bombardamento tragico, che colse la città impreparata e illuminata come in tempo di pace. Fu a seguito dell’episodio che, nel giugno del 1940, il Comune deliberò la costruzione di un rifugio proprio sotto a Palazzo Civico, in corrispondenza del Cortile d’Onore. Oggi quel rifugio è visitabile, così come quello ubicato sotto al Palazzo dei Quartieri Militari di San Celso, che proteggeva i dipendenti de La Gazzetta del Popolo, e quello di Piazza Risorgimento, uno tra i più grandi della città con i suoi 700 metri quadri. Questi ultimi due rifugi fanno parte dei percorsi del Museo Diffuso della Resistenza, e sono visitabili nell’ambito di itinerari guidati.

Il rifugio di Palazzo Civico si trova a 10 metri di profondità, e ha una galleria lunga 20 metri e larga 3. È stato costruito in cemento armato, secondo le norme tecniche in materia che dal finire degli anni Trenta avevano contraddistinto la vita pubblica e l’urbanistica, rendendo indispensabile, per ogni palazzo, la presenza di un rifugio ad almeno 10 o 15 metri sotto terra. Purtroppo non sempre era possibile costruirne uno, dunque mentre le grandi aziende e gli enti provvedevano, spesso la popolazione trovava riparo in cantine o cripte di chiesa, o ancora si riparava in trincee scavate a ridosso dei corsi, rivelando un volto fragile dell’Italia in guerra e una situazione di impreparazione al conflitto e alle sue conseguenze più crude sui civili.

I bombardamenti su Torino non furono pochi, e continuarono fino alla fine della guerra. Se ne contano 14 tra l’inizio delle ostilità e l’autunno del 1942, mentre da quel momento al 1943 sono state 12 le incursioni aeree con bombe, seguite poi da un nuovo inasprito ciclo di attacchi dall’Armistizio in avanti, durato fino al 5 aprile 1945. Tra distruzione, macerie, e un numero di sfollati che sfiorava i cinquecentomila, Torino uscì duramente colpita dalla Guerra.

Oggi alcuni degli accessi al rifugio di Palazzo Civico sono inutilizzabili anche per questo motivo: lo stesso Palazzo di Città fu colpito nel 1943, un episodio disastroso per la città intera, che tra i danni registrò anche il crollo di un’ala del Palazzo e il successivo impedimento nell’uso dell’uscita rivolta su via Bellezia. In origine, però, per ragioni di sicurezza i corridoi di accesso e uscita erano tre, tra scaloni e scale a chiocciola come quella che ancora oggi, dal Cortile d’Onore, porta sottoterra. Al primo livello, scendendo, l’ambiente è quello di un’ordinaria cantina, dove tuttavia sono stati inseriti picconi, pale e strumenti per ricordare la presenza delle macerie che, dopo i bombardamenti, spesso ostruivano il passaggio.

Il rifugio di Palazzo Civico poteva ospitare cinquanta persone tra i dipendenti del Comune che, essendo la maggior parte dei bombardamenti notturni, erano per lo più vigili e usceri. La galleria, compartimentata con pesanti e spesse porte antisoffio in ferro, utili a sigillare il locale garantendo protezione sia dagli spostamenti d’aria che dai gas tossici, era provvista secondo norma di una latrina, di acqua corrente e di un impianto di ventilazione collegato direttamente con l’esterno, per il ricambio dell’aria. Alle pareti erano collocate panche reclinabili in legno, alcune delle quali sopravvissute al tempo e alle condizioni dell’ambiente, per dare testimonianza della vita dentro al rifugio.

È una discesa in un' ansa della storia oggi lontana e all’apparenza - abituati al comfort quotidiano - impossibile, attraverso la quale toccare con mano l’esperienza più vera della guerra: il panico, l’incertezza, la paura. Oggi conservato e reso fruibile, il Rifugio è diventato un luogo della memoria, da visitare per fare esperienza personale di quanto accaduto in passato, e da conoscere come monito per il futuro.

Generalmente la visita al rifugio di Palazzo Civico viene effettuata ogni quarto martedì del mese, per aprile sono in programma un’apertura straordinaria martedì 25, giorno della Liberazione, dalle 10 alle 17, senza necessità di prenotazione e con il succedersi visite guidate con gruppi di circa 20 persone.

Ci sono inoltre ancora posti per la visita classica delle 12.30 in programma mercoledì 26 aprile, in vista della quale è necessario prenotarsi.

Per restare aggiornati sulle aperture, o prenotarsi, è sufficiente scrivere a iniziative.istituzionali@comune.torino.it o telefonare ai numeri  011-01124012 / 011-01123384 / 011-01122063  

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