Libri Torino - Lunedì 20 marzo 2017

Giuseppe Culicchia: «Essere Nanni Moretti. Sosia e ossessione del successo»

di Alessandra Chiappori

Torino - Giuseppe Culicchia non poteva che scegliere Torino, la città che così bene ha descritto in Torino è casa mia e Torino è casa nostra (Laterza) per la prima presentazione del suo nuovo romanzo edito da Mondadori: Essere Nanni Moretti.

Giovedì 23 marzo, alle 21.00 al Circolo dei lettori, Culicchia svelerà al pubblico la singolare vicenda del suo nuovo protagonista, Bruno Bruni, scrittore fallito che, per riuscire a raggiungere la tanto sospirata celebrità, sfrutterà la sua somiglianza con Nanni Moretti.

«Il sosia è involontario – racconta Culicchia – almeno all’inizio Bruno Bruni non sa di esserlo, lo scoprirà nel corso del romanzo. Quando lo scopre, lì per lì non pensa di sfruttare la cosa, è la sua fidanzata a farlo, visto che si trovano entrambi in un periodo economicamente piuttosto difficile».

La scelta di Nanni Moretti come personaggio di riferimento non è casuale, né tantomeno lo è l’invenzione di una storia in cui un sosia approfitti della somiglianza con qualcuno di celebre, in questo caso un regista molto noto. L’idea per il romanzo ha origini lontane, è lo stesso Culicchia a spiegarlo: «tutto nasce dal fatto che un giorno, su un quotidiano inglese, ho letto che un signore per anni si era fatto passare per Stanley Kubrick approfittando del fatto che era identico a lui e che il regista non compariva in pubblico preferendo piuttosto mantenere una vita privata. Morto Kubrick, questo signore non aveva più potuto farsi passare per il regista, e una volta scomparso anche lui, il figlio ha deciso di raccontare la storia ai giornali. Era una vicenda molto singolare, mi ha colpito».

Tra truffa ai danni di Kubrick – il sedicente sosia era stato ospite di trasmissioni e incontri vari – e ossessione per la celebrità tipica della nostra epoca, il tema per il lavoro di Culicchia è andato chiarendosi: «viviamo ossessionati dal fatto di poter diventare famosi, in una rincorsa al successo, e ostentiamo gli status symbol di questa celebrità. Il fatto che un signore che non aveva un talento cinematografico si spacciasse per uno dei più grandi registi di sempre mi ha fatto pensare. La storia ha iniziato a prendere forma e mi sono chiesto quale regista italiano potesse adattarsi a questo tipo di racconto».

Nanni Moretti, personaggio riservato e poco mondano, è sembrato perfetto per l’occasione: «mi sono detto che forse valeva la pena che questa storia di sosia avesse lui come vittima del furto di identità – prosegue Culicchia nel racconto su come è nato il suo nuovo romanzo – immaginando la trama mi è venuta in mente la scena iniziale di Caro diario: Moretti percorre in Vespa le vie di Roma e a un certo punto dice che gli piacciono molto le case dei quartieri che vede, e che ci sono case così belle che avrebbe voglia di entrarci, non di limitarsi a guardarle da fuori. Per entrare gli basta dire che sta cercando location per i suoi film, e molti, sentendosi citofonare da Moretti, lo fanno entrare. Le cose allora hanno cominciato a combaciare e la storia chiedeva soltanto di essere scritta».

Bruno Bruni, traduttore squattrinato, è sembrato il personaggio più adatto a impersonare qualcuno in grado di rubare l’identità a Nanni Moretti sfruttando l’occasione a proprio favore: «chi aveva interesse a fare una cosa del genere poteva essere solo qualcuno senza particolare talento – conclude il ragionamento Culicchia - Bruno Bruni vorrebbe in effetti scrivere il grande romanzo italiano, e cerca di metterlo insieme, ma non ci riesce mai».

Inevitabile sorridere e domandarsi se per dare il titolo a questo romanzo Culicchia abbia sentito Moretti e gli abbia domandato cosa pensasse della storia La risposta è sì: «ho mandato il libro a Moretti – dice lo scrittore – ma non mi ha risposto subito, anzi ci ha messo nove mesi, una vera e propria gestazione! Poi mi ha telefonato, abbiamo parlato e gli ho raccontato come erano andate le cose. La mia idea lo ha divertito e mi ha autorizzato a usare il suo nome per il titolo. È stato gentile e la cosa mi ha naturalmente fatto piacere, anche perché se ho scelto lui non è solo per le ragioni che ho spiegato, ma perché è uno dei registi italiani contemporanei che stimo di più».

Sottintesa ma non troppo, nella trama, la denuncia culturale che già Culicchia aveva inserito nel suo ironico testo di saggistica E così vorresti fare lo scrittore. Lo ricorda lui stesso, allargando poi lo sguardo per considerare il problema da nuovi punti di vista: «quel libro era una sorta di manuale di sopravvivenza destinato a chi scrive, non ha ancora pubblicato e vorrebbe, ma non sa cosa lo aspetta dopo. L’impressione che ho avuto è che lo scopo ultimo non sia produrre un’opera, ma arrivare alla celebrità per mezzo di quell’opera, e non appartiene solo al mondo dei libri, riguarda la musica e tante altre arti. Scrivere, tutto sommato, richiede giusto un computer, invece se uno vuole fare il regista si deve impegnare un po’ di più, cercare un produttore, un cast… Le cose si complicano. E poi uno dei luoghi comuni dell’editoria italiana è che sono più gli italiani che scrivono di quelli che leggono: Bruno Bruni da questo punto di vista è rappresentativo».

Niente di nuovo sotto il sole delle statistiche sulla lettura e il consumo culturale in Italia, un problema che si infrange da anni su tutto il mondo editoriale e, più in generale, culturale e politico: «il tema, per quanto l’avessi già affrontato, sembrava avere ancora qualcosa da dirmi – è così che Culicchia guarda alle soluzioni, che tuttavia ammette di non avere – per quanto riguarda la scrittura e i libri, credo sarebbe bello se tutti quelli che si mettono a scrivere davvero cominciassero a leggere, prima di farlo. Uno dei problemi di questo paese è infatti che leggiamo pochissimo. Siccome poi non siamo una potenza industriale, non abbiamo giacimenti petroliferi né ricchezze minerarie tali da poter garantire il futuro dei nostri figli e nipoti, ma abbiamo invece il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo, la lettura si presenta davvero come lo strumento necessario per imparare a gestire questo patrimonio. Sono cose che ci ripetiamo ciclicamente: investire di più non tanto in cultura, ma nella formazione, nella scuola, nell’università e nella ricerca per preparare una nuova classe dirigente. Tutto questo passa inevitabilmente attraverso la lettura: ci si forma sui libri, non sui campi da calcio».

E a proposito di lettura, Giuseppe Culicchia sarà anche creatore e alfiere del progetto di letture ad alta voce che prenderà vita durante il prossimo Salone del libro e che caratterizzerà l’edizione ricca e speciale del trentennale. Letture dentro e fuori il Lingotto fiere, con un programma che si preannuncia gustosissimo ma che verrà svelato solo a fine aprile. Intanto, lo scrittore avrà modo di incontrare il suo pubblico in giro per l’Italia: dopo la prima tappa torinese prenderà infatti il via un tour di presentazioni che porterà Essere Nanni Moretti in giro tra eventi, librerie e occasioni speciali.

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