Mostre Torino - Mercoledì 1 marzo 2017

Dal Futurismo al ritorno all’ordine, la mostra a Torino

di Alessandra Chiappori
© Boccioni - Antigrazioso
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Torino - Il decennio che rivoluzionò l’arte italiana del Novecento: 1910-1920, sono questi gli anni cruciali raccontati attraverso 72 opere alla Fondazione Accorsi-Ometto di Torino per la mostra Dal Futurismo al ritorno all’ordine, che inaugura giovedì 2 marzo e sarà visitabile fino al prossimo 18 giugno. Una rassegna di grande valore che si propone come ideale prosecuzione della precedente esposizione Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla.

Torna il Balla futurista, che è accompagnato qui da Filippo Tommaso Marinetti, teorico dell’avanguardia, ma anche da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, e poi Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Mario Sironi, e i toscani Ardengo Soffici e Primo Conti.

Punto di partenza per il nuovo percorso alla scoperta della nascita dell’arte moderna, il 1910, anno dell’uscita del Manifesto dei pittori futuristi, il documento che raccontava al pubblico, ufficializzandolo, il movimento di ribellione giovanile contro l’arte tradizionale.

«Il futurismo è stato il movimento più radicale di un intero decennio fortemente innovativo – spiega Nicoletta Colombo, curatrice della mostra – ed è stato inoltre contraddistinto dal fatto di essere stato un movimento di respiro europeo, portato avanti da artisti giovanissimi che avevano tra i 20 e i 30 anni e dunque erano forti sperimentatori, ribelli. Si trattava di un’avanguardia radicale, che dialogava con le altre realtà artistiche europee organizzando mostre e facendosi conoscere».

Le primissime opere futuriste hanno per protagonista la “triade ribelle” Marinetti-Boccioni-Carrà: paroliberismo, forme destrutturate, flussi di energie che richiamano il simbolismo e si rifanno alla sinestesia. Centrale L’Antigrazioso di Boccioni, opera icona del periodo, esposta in Francia nel 1912, quando l’artista fu contaminato dalla poetica cubista, e poi a Roma nel 1916 quando il movimento futurista abbandonò Milano per trovare nella capitale il nuovo baricentro. Anche Depero compare in questa sezione con Paesaggio guerresco. Esplosioni giallo e nero e tricolori, dove crea una visione astratta che mescola simboli e colori, senza abbandonare mai il riferimento alla natura. L’opera fu dimenticata per anni, fino al ritrovamento da parte degli eredi dell’architetto Piacentini.

Negli anni Cinquanta e Sessanta il Futurismo venne riguardato con ironia e ridicolizzato, ma la mostra torinese ne recupera tutto il portato storico e artistico come movimento avanguardistico a tutto campo, che coinvolse le diverse forme d’espressione artistica scardinando le forme classiche. Al lavoro sulla forma è dedicata la seconda parte della mostra, che dopo aver introdotto le figure storiche del movimento introduce i simbolisti rinnovati e la corrente secessionista con le sue evoluzioni veneziane, romane, bolognesi e napoletana. Presente in mostra l’esperienza della corrente Nuove Tendenze così come quella fiorentina del primitivismo, nata nel 1914 e volta al recupero della semplicità oltre alle stratificazioni culturali. Le opere di questo periodo vedono protagonisti Zanini, Borra, Salietti, ma anche figure di futuristi indipendenti come Sironi e di parafuturisti moderati come Funi.

«Da queste esperienze emergono alcuni nomi come Licini, Morandi, ma anche Casorati e Garbari – prosegue la curatrice - L’ingresso dell’arte modernista giunge al termine con l’esplosione del primo conflitto mondiale: è l’azzeramento dei discorsi artistici, la distruzione delle forme che il fermento degli anni precedenti aveva evocato. Il dopoguerra inaugura una fase di estrema sperimentazione segnata però dalla volontà di ricomporre, cercando forme elementari ed essenziali». Ecco dunque il ritorno all’ordine, con accenni all’arte italiana trecentesca, Giotto e Duccio di Buoninsegna, ma anche all’arte popolare. Esposti in mostra il metafisico Giorgio de Chirico, Carrà e de Pisis, e ancora Soffici e Sironi, Funi e Guidi che segnano, con le proprie opere, un ritorno alla classicità riletta e reinterpretata con il linguaggio moderno. «Con la metafisica e i valori plastici – spiega Nicoletta Colombo – prende vita il Novecento artistico italiano ufficiale, che avrà la sua data di nascita ufficiale nel 1923 ma di cui si respirava già il clima nel 1920».

Un arco temporale breve ma densissimo, che in mostra porta 45 autori e opere preziose in grado di restituire una visione panoramica del grande fermento artistico di inizio Novecento. L’ambizione della Fondazione Accorsi-Ometto è infatti quella di riassumere la composita realtà avanguardistica italiana del periodo. La mostra si candida a diventare il primo percorso che accosta tanti grandi nomi e diverse forme di espressione alla cui base sono presenti un’iniziale ribellione e un successivo capovolgimento radicale, che riporta la ricerca al passato, rivisto con occhi ormai moderni, novecenteschi.

Le visite guidate alla mostra sono previste dal martedì a venerdì alle 11.00 e 17.00, sabato e domenica anche alle 18.00. Fino a giugno saranno inoltre organizzate conferenze e conversazioni d'arte sul tema Futurismo per approfondire la poetica e i lavori degli artisti in mostra. Tutte le informazioni e il calendario sul sito www.fondazioneaccorsi-ometto.it.

ORARI
Da martedì a venerdì: 10.00 – 13.00; 14.00 – 18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00; 14.00 – 19.00
Lunedì chiuso.

BIGLIETTI
Mostra: intero 8,00 Euro; ridotto* 6 Euro
Gratuito con Abbonamento Musei

Mostra con visita guidata (da martedì a venerdì ore 11.00 e 17.00; sabato, domenica e festivi anche ore 18.00):
intero 12,00 Euro; ridotto* 10,00 Euro; con Abbonamento Musei 4,00 Euro
* Studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni

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