Teatro Torino - Martedì 14 febbraio 2017

Katia Kabanova, una storia di amore e tradimento al Regio

Katia Kabanova
© Annemie Augustijns

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Torino - Un lucido e terribile affresco della società contadina russa di fine Ottocento. Il triste epilogo di una storia di amore e tradimento.

Mercoledì 15 febbraio, alle ore 20, con repliche fino al 23 febbraio, il Regio mette in scena Katia Kabanova, di Leoš Janáček, con la regia di Robert Carsen.

Dopo La piccola volpe astuta della Stagione scorsa, prosegue con Katia Kabanova il progetto Janáček-Carsen, che prevede un titolo del grande compositore ceco riletto dal più geniale dei registi contemporanei. Debutta, sul podio dell’orchestra e coro del Regio, Marco Angius, direttore di riferimento per il repertorio musicale contemporaneo.

Il teatro di Robert Carsen è fatto di essenzialità, le sue drammaturgie scavano il testo per riportare alla luce i significati più profondi delle opere che mette in scena. Per Katia Kabanova, delicato personaggio che soccombe sotto il peso della colpa per aver tradito il marito, Carsen immagina una scena formata da passerelle che galleggiano su uno specchio d’acqua.

Questa instabilità, il riflesso delle luci sull’acqua e il perenne fluttuare delle scene, rimandano al mondo di Katia, alla sua spiritualità, alla sua intimità aggredita dalle convenzioni e dai complessi della comunità nella quale vive. La Kabanova di Carsen è un capolavoro di scavo psicologico e al contempo di poetica e tenue bellezza.

«La carica emotiva della musica di Janáček e il coinvolgimento drammatico delle sue opere sono assoluti», commenta Marco Angius, direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto, a proposito della Katia Kabanova e di Janáček. «Nella Kabanova, in particolare, lo stato d’animo dei personaggi emerge chiaramente dalla scrittura musicale, il loro universo emotivo viene delineato in maniera millimetrica da frasi melodiche, intervalli, legature e segni d’espressione attentamente segnati in partitura. Sbalorditivo è anche il rapporto fra le voci e l’orchestra che, in molti casi, sembra voler tradurre in termini strumentali il linguaggio stesso; penso, ad esempio, al tema strumentale di otto note che percorre tutta la partitura, che sembra voler scandire le sillabe del nome completo della protagonista: Katerina Kabanova».

Durante le cinque recite dell’opera, un cast internazionale di artisti con grande esperienza nel repertorio di Janáček, affronta la partitura. Interprete di Katia Kabanova è il soprano slovacco Andrea Dankova. Il tenore Štefan Margita interpreta Tichon Ivanyč Kabanov, il marito di Katia. Il mezzosoprano Rebecca de Pont Davies interpreta Marfa Ignatěvna Kabanová, la perfida e cinica suocera di Katia. Completano il cast: il tenore Misha Didyk (Boris Grigorjevič), il basso-baritono Oliver Zwarg (Savjol Prokofjevič Dikoj), il tenore Enrico Casari (Váňa Kudrjáš), il mezzosoprano Lena Belkina (Varvara), il baritono Lukáš Zeman (Kuligin), i mezzosoprani Lorena Scarlata (Gláša) e Sofia Koberidze (Fekluša), il tenore Cullen Gandy (un passante).

Il nuovo allestimento vede scene e costumi firmati da Patrick Kinmonth, luci di Peter Van Praet e coreografia di Philippe Giraudeau; la regia di Carsen è ripresa da Maria Lamont. Il Coro del Teatro Regio è istruito da Claudio Fenoglio.

L’opera sarà presentata al pubblico mercoledì 8 febbraio alle ore 17.30, al Piccolo Regio Puccini con una conferenza dal titolo: Katia Kabanova. Il poema delle donne estreme, a cura di Franco Pulcini. L’ingresso è libero.

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