Teatro Torino - Martedì 10 gennaio 2017

Pagliacci al Regio con la regia di Gabriele Lavia

Pagliacci, la presentazione al Teatro Regio
© Paolo Morelli

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Torino - La scenografia ricostruisce le macerie e il degrado della periferia italiana nell’immediato dopoguerra, negli anni in cui il boom economico era ancora di là da venire. Un fermo immagine, una tragedia quotidiana dalla quale, con fatica, l’Italia si è risollevata. È questa l’ambientazione in cui si snoda il nuovo allestimento dell’opera lirica Pagliacci, capolavoro di Ruggiero Leoncavallo, datato 1892, che da mercoledì 11 gennaio rivivrà al Teatro Regio di Torino, per la regia di Gabriele Lavia, fino al 22. La prima è in programma alle ore 20 e andrà in diretta su Radio Rai 3, all’interno della trasmissione condotta da Susanna Franchi.

Pagliacci, però, non è soltanto un’opera lirica. Il Teatro Regio, infatti, collabora anche con Camera Torino, che giovedì 12 gennaio, alle 17.30, inaugurerà un’esposizione fotografica con le opere di Paolo Ventura, che ha curato l’allestimento dell’opera lirica. Ventura è un fotografo, noto per la propria visione onirica dell’arte fotografica, che per l’opera lirica Pagliacci ha percorso la via Emilia per ritrovare le ambientazioni adeguate a metterla in scena. Un viaggio documentato dai suoi scatti, che si potranno ammirare a Camera fino al 12 febbraio.

«Pagliacci è un’opera molto complessa – ha spiegato Gabriele Lavia – perché Leoncavallo ha costruito qualcosa di filosofico». Canio, il protagonista, capocomico di una compagnia teatrale, scopre il tradimento di Nedda, sua moglie e commediante, con Silvio, giovanotto del piccolo paese in cui sono giunti con il loro spettacolo. Folle di rabbia, Canio è obbligato però a iniziare a recitare, poiché il pubblico sta aspettando, e sale sul palco per interpretare un marito tradito, ma la realtà prende il sopravvento e Canio rinfaccia alla moglie il suo tradimento, fino a perdere la testa accoltellandola. Silvio, tra il pubblico, interviene per difenderla ma soccombe anch’egli. Il pubblico, inizialmente convinto si trattasse dell’opera, capisce troppo tardi quanto sta accadendo.

«Volevamo che tutto fosse comprensibile – ha aggiunto Lavia – e che l’unico mistero fosse il vero». Perché la questione, infatti, riguarda l’ambiguità che si crea all’interno dell’opera, che mette in scena un teatro nel teatro all’interno del quale non è più chiaro che cosa sia reale. Ed è proprio il tempo sospeso dell’immediato dopoguerra, scelto per ambientare un’opera scritta molto prima, ad alimentare l’ambiguità.

«Tutte le grandi opere d’arte – ha commentato Nicola Luisotti, direttore musicale della San Francisco Opera, che dirige le musiche di Pagliacci – hanno qualcosa di immortale e per questo sono legate al presente, Pagliacci non è da meno. Il duplice omicidio di Canio crea una sorta di catarsi nel pubblico, in più la straordinaria formula del teatro nel teatro rende l’azione e la musica, più che Verista, estremamente e terribilmente vere». Una partitura breve ma impegnativa per gli interpreti, con i soprani Erika Grimaldi e Davinia Rodríguez ad alternarsi nel ruolo di Nedda, mentre il tenore Fabio Sartori vestirà i panni di Canio. Roberto Frontali, baritono, interpreterà Tonio, l’amico di Canio che lo aiuterà a scoprire il tradimento. Silvio, invece, sarà interpretato dal baritono Andrzej Filonczyk. Completa il cast il tenore Juan José de León, nei panni di Peppe, l’altro commediante della compagnia.

«Ambientare Pagliacci nel secondo dopoguerra – ha aggiunto Gastón Fournier-Facio, direttore artistico del Teatro Regio – è un richiamo al Neorealismo italiano. Si tratta poi di un’opera con diversi debutti, dalla scenografia di Paolo Ventura alla prima regia di Gabriele Lavia a Torino, fino all’esordio assoluto di Erika Grimaldi, Roberto Frontali e Fabio Sartori. È anche l’inizio della collaborazione con Camera».

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