Cultura Torino - Domenica 18 dicembre 2016

Luci d'artista 2016 a Torino: guida e foto delle luminarie in città

di Alessandra Chiappori
Ancora una Volta di Valerio Berruti
© Alessandra Chiappori
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Torino - Giunto quest’anno alla sua 19esima edizione, il progetto di arte contemporanea Luci d’artista non smette di affascinare torinesi e turisti: in tanti ne immortalano suggestioni e riflessi con l’obiettivo fotografico, mentre molte delle sue installazioni sono ormai diventate parte integrante di alcune vie e quartieri della città nel periodo natalizio e non solo.

Luci d’artista nasce a Torino nel 1998, un’idea di immediato successo, così riuscita e all’avanguardia da contagiare anche un’altra città italiana, Salerno, che da 2006 inaugura le proprie Luci d’arista, diventate ormai un appuntamento fisso del Natale. Sebbene sostituiscano i classici decori luminosi a tema festivo, le Luci torinesi, ormai in led ecologici a difesa dell’ambiente, accendono le serate in città già da fine ottobre, e proseguiranno fino al 15 di gennaio.

C’è un nome capostipite e significativo dietro a questo particolarissimo progetto di installazione artistica sullo spazio urbano, ed è quello di Emanuele Luzzati, a cui Torino propose un primo intervento scenografico per i Giardini Sambuy di Piazza Carlo Felice. Da quella chiamata nacque il presepe, ancora oggi tra le attrazioni natalizie della città. Sulla linea artistica proseguì dunque la ricerca di un’innovazione che riguardasse anche le classiche luminarie, riformulate attraverso l’opera dei primi 14 artisti aderenti al progetto. Non semplici luminarie, ma autentiche opere d’arte iniziarono a prendere vita in strade, piazze e gallerie cittadine: suggestioni di colori e forme che, caratteristica unica, presentavano anche messaggi, raccontavano il proprio autore, la propria epoca e interpellavano il pubblico.

Da allora, sempre più artisti hanno aderito, dall’Italia, dall’Europa fino a USA e Cina. L’impatto scenografico di queste opere, che giocano con il fascino segreto della luce e dei colori, ne ha fatto una prerogativa irrinunciabile del Natale a Torino, che tuttavia non dimentica la natura creativa delle luci, dal 2011 inserite nella grande mostra a cielo aperto del programma Contemporary Art. Ma quali sono i nomi e le storie di chi ha pensato e realizzato i pianeti di via Po, la nuvola blu del Monte dei Cappuccini o la romanticissima favola colorata di via Garibaldi?

Tra gli artisti più noti esposti nei cieli torinesi c’è per esempio Giulio Paolini, il papà di Palomar, che con echi un po’ calviniani e un po’ astrofili esplora il mondo delle stelle. L’installazione include un centinaio di sagome luminose a forma di stelle, mezzelune, corpi celesti che rendono via Po una sorta di via Lattea. A chiudere (o aprire, a seconda del punto di vista) la costellazione, un funambolo in equilibrio su un incrocio di orbite: niente più di un fregio, di una decorazione: cerchi ed ellissi, raccordati in un motivo lineare composto e perfino gradevole, che ci tiene in sospeso, in un fragile e precario equilibrio commenta così l’idea Paolini stesso.

Il francese Daniel Buren, invece, è l’autore del Tappeto Voltante che da anni compare in piazza Palazzo di Città. Si tratta di un inno alla geometria, con un reticolo di cavi e cubetti dei colori della bandiera francese che, acceso, crea una maglia luminosa simile a un tappeto aereo che sorvola i passanti, sorprendendoli.

Poesia e meraviglia sono le prerogative di Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime, di Nicola De Maria, il gioco di nidi luminosi e colori che abita piazza San Carlo dopo essere stato collocato per alcuni anni in piazza Carlina. Una location perfetta per un’opera che fascia i romantici lampioni della piazza di fili cangianti rendendoli simili a fiori, in contatto con il regno del soprannaturale.

Echi di contemporaneo, dove l’opera si pone in aperto dialogo con il suo fruitore, si respirano sedendosi sulle Illuminated Benches di Jeppe Hein, il set di panchine luminose collocate quest’anno in Piazzetta Reale, pronte ad accendersi di differenti colori nel momento in cui qualcuno si siede per giocare con le luci o anche solo semplicemente per riposarsi e godersi lo spettacolo.

Se le opere d’arte raccontano storie, Luì e l’arte di andare nel bosco di Luigi Mainolfi prende questo proposito alla lettera, con le sue 47 bande luminose di differenti colori che accompagnano chi si incammina per via Garibaldi nella lettura di un vero e proprio racconto, una fiaba lunga quanto una passeggiata, per perdersi con dolcezza e meraviglia sulla via che porta all’infanzia.

Suggestive, nella loro essenzialità, sono le sagome di Noi, opera di Luigi Stoisa dal 1998 a Luci d’Artista e quest’anno in via Carlo Alberto. La sagoma di un uomo e quella di una donna si uniscono testa contro testa formando sopra la via una sorta di tetto, un’architettura di neon rossi che, nella sua semplicità, inneggia al più autentico spirito natalizio, quello dello stare insieme.

Dedicata a Torino e a una delle specialità dolciarie che la rendono famosa nel mondo è Ice Cream Light, di Vanessa Safavi, novità del 2013 che riporta una cinquantina di coni gelato realizzati in neon colorati, che riproducono le diverse insegne luminose delle gelaterie della città. Quest’anno è visibile in tutta la sua simpatica dolcezza in via Carlo Alberto nel suo tratto da via Po a Piazza Carlo Alberto.

Alcune Luci d’artista con il tempo sono diventate opere permanenti, che ormai contraddistinguono monumenti della città. Impossibile non citare a questo proposito Piccoli Spiriti Blu di Rebecca Horn, l’installazione costituita da tanti cerchietti luminosi di colore blu volanti sopra la chiesa del Monte dei Cappuccini che da lontano, al buio, appare avvolta da una suggestiva e misteriosa luce violetta che amplifica la propria atmosfera surreale grazie alle nebbie del Po, sottostante. E ancora, il simbolico Cultura=Capitale, la scritta al neon che impreziosisce la facciata della Biblioteca Nazionale di Piazza Carlo Alberto, un messaggio in forma di equazione semantica semplice ma dal messaggio potente.

Anche la Mole ha la sua luminaria artistica, si tratta di Il volo dei numeri, del celebre Mario Merz: la sequenza dei primi numeri della famosa serie di Fibonacci, avvolta da atmosfere magico-matematiche, che si installa con i suoi neon rossi sulla cupola della Mole. Anche il nome di Michelangelo Pistoletto compare tra le luci d’autore torinesi: sua è Amare le differenze, installazione fissa in Piazza della Repubblica, nel mezzo del multiculturale fermento del mercato di Porta Palazzo. Sempre a Porta Palazzo, in Galleria Umberto I, si trova anche L’energia che unisce si espande nel blu di Marco Gastini, mentre al laghetto Italia ’61 è installata permanentemente Luce fontana ruota di Gilberto Zorio.

Le luci non finiscono naturalmente qui, passeggiando per la città si possono scoprire anche le Palle di neve di Enrica Borghi, in via Roma, Volo su…, di Francesco Casorati, che collega via Micca e via Cernaia, e ancora il percorso artistico realizzato da Richi Ferrero nel cortile di Palazzo Valperga Galleani, in via Alfieri 6, Il Giardino Barocco Verticale. In Galleria San Federico si trova poi Migrazione (Climate change) di Piero Gilardi, in Piazza Bodoni la particolare installazione di Domenico Luca Pannoli, L’amore non fa rumore, serie di segnaletiche e scritte colorate, mentre di fronte alla stazione di Porta Nuova c’è My noon, di Tobias Rehrberger. Le Cosmometrie di Mario Airò accendono la pavimentazione di Piazza Carignano di geometrie, Ancora una volta, di Valerio Berruti, rappresenta uno scatto di corsa, con il dinamismo delle luci in movimento, infine Vele di Natale, di Vasco Are, riporta in via Lagrange la magia del simbolo del Natale illuminato a festa.

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