Attualità Torino - Venerdì 2 dicembre 2016

Danza come ricerca e drammaturgia, il convegno alla Lavanderia a Vapore

Cinzia Sità - foto A. Macchia

Torino - Si parte e si torna sempre al corpo, puntando lo sguardo sul processo invece che sul prodotto. Da dentro e da fuori, costruendo il momento espressivo e guardandolo nel suo farsi. Se danzare è pratica, certamente è anche ricerca e analisi; che poi questo insieme - pratica, ricerca e analisi - si traduca in uno spettacolo o in un altro tipo di forma o formalizzazione è proprio il punto su cui Erika Di Crescenzo coreografa e Carlotta Scioldo dramaturg, si sono volute soffermare nell'organizzare il primo convegno nazionale di drammaturgia della danza Re: Search Dance Dramaturgy - sabato 3 dicembre 2016 (ore 10-19) negli spazi di Lavanderia a Vapore a Collegno (To). Semplicemente un altro modo di occuparsi di ricerca artistica: «a noi interessa lavorare sul processo e non sul prodotto. La residenza artistica viene utilizzata come spazio di confronto, quindi la drammaturgia viene applicata all'interno del processo».

Che cosa si intende dunque per drammaturgia? La definizione è quella formulata dalla saggista e dramaturg fiamminga Marianne Van Kerkhoven (fondatrice nel '70 della compagnia di teatro politico Het Trojaanse Paard) la stessa su cui Di Crescenzo e Scioldo hanno modellato il convegno: «Drammaturgia minore indica lo svolgimento strutturale all’interno della produzione di una performance; drammaturgia maggiore considera la produzione performativa come il risultato dell’interazione tra l’audience, il luogo teatrale e la città».

Spinte dal «desiderio di mettere in campo una riflessione articolata, intorno al concetto di drammaturgia» Di Crescenzo e Scioldo hanno invitato figure che, in Belgio, hanno già fatto un percorso di andata e ritorno rispetto alla tematica. «Storicamente - prosegue Di Crescenzo - è nel nord Europa che nasce la drammaturgia della danza: dal lavoro di Brecht, quindi da quello di Pina Bausch fino ad arrivare al dramaturg che sposta l'attenzione sui processi relazionali: non più meccanismi gerarchici, ma sviluppo di una creazione collettiva». Il dramaturg altro non è che chi guardando contribuisce al processo di ricerca artistica: Il primo spettatore, l’occhio esterno del processo creativo. Colui che svolge il processo attivo (analitico e poetico) del guardare.

Ospitando studiosi e dramaturg il convegno cerca il confronto aperto su percorsi, pratiche e processi che aprano lo sguardo mettendo in relazione approcci solitamente a se stanti, sviluppati accanto, ma in un'adiacenza che non tende ad incontrarsi. Nell'idea di recuperare le fila della drammaturgia della danza, la giornata è articolata in due macro zone: la prima guarda agli esempi in Italia e all'estero dal punto di vista storico; l'altra è tesa a capire come la funzione drammaturgica vada su scala più ampia e tocchi anche altri settori. Drammaturgia dunque come funzione di conoscenza, sarà affrontata da ospiti con diverse formazioni e prospettive: da un lato quelle accademiche di Alessandro Pontremoli (professore associato di Discipline dello Spettacolo presso il D.A.M.S. di Torino) e Stefano Tomassini (ricercatore presso lo IUAV di Venezia). D'altra parte quelle di dramaturg come Bart Van Den Eynde (dal 2015 direttore all'interno del master di teatro alla Theatre academy a Maastricht (NL) e Guy Cools (attualmente anche professore all'istituto di Ricerca Arts in Society in Tilburg e all'Università di Ghent). In chiusura un ospite che porta il discorso, appunto, altrove ma sempre intorno al corpo conduce la sua riflessione, Carlo Salone (professore all’Università di Torino) che si è occupato di politiche culturali e del ruolo della cultura e dell’arte nei processi di rigenerazione urbana e di place­making.

A rendere più integrata la struttura del dibattito, l'associazione di un "respondent" per ogni speaker, che apra ulteriormente il dibattito con riflessioni e la formulazione di domande. I "respondent" sono i 13 coreografi che per un anno hanno partecipato al programma di Residenze Coreografiche Lavanderia a Vapore 3.0 (Piemonte dal Vivo) all'interno del progetto Workspace Ricerca X: spazio per la ricerca artistica in campo coreografico e performativo con il fine di promuovere nuovi stimoli creativi, far maturare traiettorie artistiche e condividere la riflessione sul prodotto performativo. I respondent: Francesca Cinalli, Teresa Noronha Feio, Cinzia Sità/Elena Pisu, Ambra Pittoni. In chiusura poi con una tavola rotonda riunisce tutti gli speaker per un ulteriore confronto.

Dopo l'intervento, che offre una contestualizzazione storica e culturale, di Alessandro Pontremoli, Drammaturgia della danza: un approccio preliminare, sui fondamenti della drammaturgia coreica (storia e teoria), nel suo contributo dal titolo A rehearsal space for the director / Uno spazio prove per il regista Bart Van den Eynde, che ha lavorato con vari registi (tra gli altri Ivo van Hove, Guy Cassiers, FC Bergman), traccerà una "descrizione dell'incontro tra coreografo o regista e dramaturg. Partendo dalla mia esperienza personale di dramaturg per la danza e il teatro, userò il termine situatedness come punto di partenza per elaborare alcune riflessioni sulla drammaturgia e sulla posizione del dramaturg".

Con «Devora libellum» (Apc 10,9): drammaturgia e danza fuori­testo, Stefano Tomassini si spingerà a considerare «l’extra­testuale, ossia la relazione tra il linguaggio dei corpi, i testi e l’imprevedibilità del fuori­testo". In particolare verrà affrontato un case study il progetto Otolithes della coreografa ticinese Lorena Dozio dove "la drammaturgia concerne la lingua degli uccelli e i linguaggi fischiati praticati in diverse parti del mondo. La coreografia di Dozio non è più soltanto scrittura ma ambiente, clima, atmosfera. Alla testualità si aggrega qui il fuori­testo [hors­texte | extra­textual], il suo limite: è la seconda natura del fischio, questa possibilità che un fuori­testo fenda l’aria creando lo spazio che solo un corpo potrà muovere". Infine, Guy Cools con­ Dance Dramaturgy as a creative and somatic practice / La drammaturgia della danza come pratica creativa e somatica affronterà la «nozione di “drammaturgia aperta” come originalmente definita da Marianne Van Kerkhoven. Cioè di come il dramaturg, in quanto testimone, oscilli come “corpo esterno” tra prossimità e distanza, tuttavia dovendo rimanere invisibile, e di come la drammaturgia sia sempre una 'pratica dialogica.

Sono previsti anche workshop? «No, ma ci sarà una piccola sorpresa dedicata al corpo. Un piccolo intervento di Feldenkrais, perché il sistema corpo-mente e teoria-pratica non restino scollati tra loro».

La danza può diventare dunque paradigma per operare e intervenire in altri settori o ecosistemi? «La risposta è sì - conclude Di Crescenzo - la figura del dramaturg può essere affiancata al cultural planner ma questa è un po' la sfida del nostro convegno e quindi è prematuro entrare nello specifico».

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