Attualità Torino - Martedì 16 agosto 2016

Le fontane di Torino: zampilli d'acqua e arte

Piazza Castello, Torino
© Maurizio Montanaro™ -  / Flickr.com

Torino - Nelle sere afose d’estate capita di veder giocare i più piccoli tra i loro spruzzi, rinfrescati dall’acqua e divertiti, quasi come se si trovassero tra i flutti salati di un mare che è purtroppo distante.

Le fontane di Torino, più di sessanta in tutta la città tra fonti e specchi acquei, ognuna a suo modo scenografica, curiosa e a volte anche misteriosa, portano con sé questo e altri piccoli segreti. Non si può partire per un viaggio alla loro scoperta che dall’inimitabile toret, simbolo della città, noto anche come toro verde o green bull, e presente in centinaia (pare quasi 800) postazioni pubbliche in tutta Torino. Si tratta di fontanelle collegate all’acquedotto Smat la cui acqua, raccolta e riutilizzata per ridurre al minimo lo spreco, proviene da falde sotterranee, talvolta direttamente collegate al Po, oppure alle sorgenti di Sangano e Pian della Mussa. Presenti a Torino dal 1862 e prodotti dalla storica Fonderia Pinerolese di Frossasco, con la loro caratteristica testa a forma di toro dalla quale sgorga l’acqua sono diventate protagoniste di recenti campagne di adozione nonché di App che le geolocalizzano sul territorio urbano. Acqua gratuita, fontanelle presenti praticamente ovunque in tutta la città e una storia da raccontare: non potrebbe esistere una fonte d’acqua più amata da torinesi e turisti.

Una decina sono invece le fontane monumentali, di indiscusso valore storico-artistico, tra cui spiccano quelle di piazza Solferino, di corso Mediterraneo e del Parco del Valentino. La Fontana Merz, in corso Mediterraneo, è un igloo composto da lastre di pietra, circondato da una vasca in cui si raccoglie l’acqua che fuoriesce dalle canne. Ad aggiungere valore a quello che è considerato un monumento simbolo del rinnovamento urbano della zona, la Spina 2, le quattro luci corrispondenti ai punti cardinali. Il nome indica ovviamente l’autore, Mario Merz, artista venuto a mancare solo un anno dopo l’installazione della fontana, nel 2002.

In piazza Solferino si ritrova invece l’opera di Giovanni Riva, la fontana Angelica, datata 1930: un inno alle stagioni della vita che vede intrecciarsi figure umane, maschili e femminili, ma anche putti e elementi naturali, che ricordano non solo l’evoluzione umana ma le stagioni. Una passeggiata nel verde del Valentino porterà i curiosi a scoprire un’antica, splendida e grande fontana del 1898 firmata da Carlo Ceppi in vista dell’Esposizione Generale Italiana. Si tratta della fontana dei Dodici mesi, realizzata su una scalinata che abbraccia la vasca, e composta da dodici statue femminili che simboleggiano i mesi dell’anno e da altri gruppi di figure umane, che ricordano le stagioni e sono collocati in alto.

Tra le fontane più conosciute se ne trovano però due note a chiunque sia abituato a frequentare il centro di Torino, quelle di piazza Castello e quelle di piazza Cln. Proprio le fontane più rappresentative del bel centro pedonale della città, che si apre dinnanzi al sontuoso Palazzo Reale e a Palazzo Madama, sono recentemente state oggetto di un lungo restauro. I lavori, conclusi a giugno 2016, hanno restituito alla città uno dei suoi simboli, impreziosendolo con una serie di giochi di luci colorate che, la sera, creano magici riflessi tra gli spruzzi e contribuiscono a rendere ancora più incantevole la grande piazza Castello che le ospita. Non c’è infatti nulla di monumentale in questi zampilli di acqua che sgorgano dalla pavimentazione, se non la potenza scenografica e la tentazione che spesso, soprattutto nei giorni di fine anno scolastico, prende alcuni giovani coraggiosi, che vi si gettano vestiti, pronti a festeggiare l’arrivo dell’estate senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

Per tutti gli amanti del cinema, però, sono due le fontane più affascinanti e misteriose di Torino: si tratta del Po e della Dora, le due grandi vasche con statue in piazza Cln nel suo incrocio con via Roma, proprio dietro le chiese gemelle dei santi Carlo e Cristina. A realizzarle, come omaggio ai due fiumi che attraversano la città - che infatti vi sono rappresentati in forma antropomorfa - è stato Umberto Baglioni nel 1939. Cos’hanno di speciale? Una comparsa cinematografica che le ha rese note a tutto il pianeta, dovuta all’estro e alla visionarietà di Dario Argento, che le ha scelte per il suo Profondo rosso del 1975.

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