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La prima volta che ho incontrato Gaia è stato nei vicoli. Come al solito il suo look era ineccepibile: parrucca bionda cotonata e foulard fiorato, pantofole a forma di toro, vestaglietta sdrucita rosso fuoco.
Casalinga sposata a un certo Gino, da cui prende botte per far ridere i figli, quando non ce la fa più ingoia una pillolina o si rifugia nel mondo dorato del supermercato sottocasa. Non mi scorderò mai la vicenda degli assorbenti con le ali amiche, talmente amiche che se per caso sei in coda e qualcuno ti ruba il posto, assalgono il maleducato prendendolo per la gola.
Prima ho incontrato Gaia e poi chi se l'è inventata, ovvero Simona Guarino. Attrice genovese e cabarettista conosciuta dal grande pubblico per la sua partecipazione a Zelig. Noi di mentelocale.it siamo andati a conoscerla.
Come hai scoperto la tua vena comica?
Fin da bambina mi piaceva far ridere. Professionalmente, invece, le cose sono andate diversamente. Mi sono avvicinata al teatro verso i diciotto anni, mi piaceva il gioco del teatro, la possibilità di usare l'immaginazione, di esagerare. Poi il comico è arrivato su invito di altri, «ma hai proprio una faccetta simpatica, perché non fai cabaret?».
Ti scrivi tutti i testi?
Certo, e ti dirò di più, sta per uscire un libro per i tipi della Rizzoli che raccoglie molti sketch. Si chiamerà Gaia: delitto nel frigo. Storie di ordinario colesterolo.
Com'è nata Gaia?
È iniziato tutto nei primi anni Novanta. Lavoravo con un gruppo indipendente su Achille Campanile, e cercavo un modo per mettere in scena il personaggio di una donna che si lamenta delle frotte di ragazzi che si baciano sotto casa sua. Mi sono immaginata una donna molto petulante ma spossata dagli psicofarmaci, senza forze. Il tema degli psicofarmaci mi è sempre stato caro, non perché ne abbia mai abusato, ma perché mi piace indagare certe tematiche. Sono laureata in psicologia, anche se non ho mai praticato, e
Gaia è fatta di molte cose che mi appartengono, come il mio passato femminista da cui deriva il tema della violenza domestica...
Da due anni sei in TV con Zelig. Che cosa c'è di buono in quest'esperienza e cosa invece non ti piace?
Beh, sicuramente andare in TV ti dà una visibilità che non otterresti nemmeno con cinquant'anni di teatro. Quello che mi disturba della TV è la velocità, non puoi riflettere su quello che stai facendo. Quando registro non ho mai provato il pezzo che andrà in onda. Ci si basa sull'improvvisazione ma è un salto senza rete: un giorno ti va bene, l'altro cadi. Non c'è tempo, è tutto molto limitante.
E se Gaia dovesse fare un appello via internet cosa direbbe?
Intanto per incominciare Gaia ha compiuto quarant'anni. È diventata una ragazza anta senza guinzaglio, si sta avvicinando la stagione della menopausa e lei urla ai quattro venti, ragazze anta unitevi nella sfrenatezza!!!
È un momento importante per la donna che finalmente può liberarsi del suo ruolo di madre, figlia, moglie... e finalmente vivere liberamente se stessa. Un po' come la donna selvaggia di Donne che corrono con i lupi di Clarissa Pinkola Estés.
Oggi la sola donna possibile è quella che ha la giovinezza, la bellezza... ma chi ha passato gli anta può iniziare a vivere senza nascondersi aderendo a dei modelli.
Progetti per il futuro?
Continuerò a portare in giro Gaia, ma sicuramente ho voglia di fare teatro e di poter scegliere davvero.
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