Teatro Savona - Domenica 16 luglio 2017

Maurizio Donadoni si aggiudica il 47° Premio Veretium

Donadoni e Paiato in 'Play Strindberg'
© Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti, Mittelfest 2016

Genova - Dopo Maria Paiato, premiata nella scorsa edizione, quest'annoin occasione della cinquatunesima edizione del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, il 47° Premio Veretium va all'attore Maurizio Donadoni. 

Nato nel 1971, a margine del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, per iniziativa del critico teatrale Carlo Maria Rietmann, il Premio Veretium è un premio nazionale per la prosa destinato ogni anno dalla giuria, composta esclusivamente da critici teatrali, all’attore o all’attrice di prosa che nell’ultima stagione teatrale si sia particolarmente distinto/a per impegno di testo e capacità d’interpretazione.

La giuria, composta da Giulio Baffi (presidente), Claudia Cannella, Sara Chiappori, Enrico Groppali, Laura Santini, Pier Antonio Zannoni e Silvana Zanovello, ha così motivato la scelta di quest'anno: «Maurizio Donadoni ha offerto una grande prova di maturità (in Play Strindberg, 2016, ndr), a coronamento di una carriera brillante, altamente professionale, che tuttora non dà segni di stanchezza». Diretto da Franco Però, insieme a Paiato e Franco Castellano, nella co-produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti, Mittelfest 2016, Maurizio Donadoni è coprotagonista di un giocoso quanto feroce travestimento che Dürrenmatt costruisce a partire «uno dei più formidabili testi di Strindberg, Danza macabra», come scrive Però nelle sue note, che lo scrittore austriaco riscrive per prendersi «gioco di noi, della nostra vita famigliare, con tutte le armi che gli sono proprie, il sarcasmo, l’ironia che trascolora nel grottesco, il gusto del comico, ma anche la violenza del linguaggio» e lo fa prendendo i tre protagonisti – il capitano, la moglie e il cugino/amante che ritorna – e mettendoli su un ringper «undici round, intervallati dai gong – proprio come un incontro di boxe o di lotta – con la sola differenza che  i combattenti sono tre». 

Maurizio Donadoni calca il palcoscenico da oltre trentanni e in agosto, dal 22 al 24, sarà impegnato al Festival Teatrale di Borgio Verezzi in una nuova produzione i protagonisti de La cena delle belve, commedia di Vaheè Katchà nella traduzione di Vincenzo Cerami (ultimo lavoro prima della sua scomparsa) curata insieme al regista Julien Sibre che chiuderà la 51° edizione della manifestazione. 

Musica, teatro, drammaturgia, cinema e TV nella carriera di Donadoni. Nel 1982, al fianco di Ottavia Piccolo, Donadoni debutta in Come vi piace di Shakespeare è la sua prima volta a teatro, dopo essersi formato al Conservatorio. Subito notato da Gabriele Lavia è nello stesso anno nel cast dell'Amleto. Nel frattempo debutta anche al cinema in Malamore (1982) di Eriprando Visconti e, subito, nel 1983, inizia una proficua collaborazione con il regista Marco Ferreri a partire da Storia di Piera (1983) dove si trova accanto a importanti nomi del grande schermo come Isabelle Huppert, Marcello Mastroianni e Hanna Schygulla. Per Ferreri sarà anche in Il futuro è donna e I love you. Già nell'86 si aggiudica due premi: il Premio speciale IDI e il Premio Ubu come nuovo attore su un testo di Pier Paolo Pasolini Bestia da stile, interpretato con Marisa Fabbri. E dall'88 entra tra le fila degli attori di Luca Ronconi per cui interpreta parti importanti in I dialoghi delle Carmelitane, Rosamunda (1989), La vita è sogno (1991). Tanti i registi teatrali con cui collabora da Massimo Castri a Carlo Cecchi, da Cristina Pezzoli a Piero Maccarinelli, e ancora Valerio Binasco, Krizstof Zanussi, Marco Bernardi, Antonio Calenda.

Come in teatro, anche al cinema Donadoni ha lavorato con molti importanti registi/e, tra cui Marco Tullio Giordana (Notti e nebbie, 1984; Sanguepazzo, 2008), Marco Bellocchio (L'ora di religione – Il sorriso di mia madre, 2002; Il regista di matrimoni, 2006) ed è stato protagonista di sceneggiati televisivi tra cui Un bambino di nome Gesù, La sonata a Kreutzer, Scoop, Processo di famiglia, L’ispettore anticrimine, La piovra 9, Caravaggio, e Pinocchio (2008) per vestire i panni di Mangiafuoco.

Negli anni '90 comincia a dedicarsi alla scrittura drammaturgica riscuotendo subito successo e importanti riconoscimenti sia con il suo primo testo, Fosse piaciuto al cielo, che nel 1991 si aggiudica il Premio di drammaturgia Riccione – Ater che, nel 1994, per il secondo Memoria di classe (sulla tragedia del Vajont) che vince il Premio Iside Festival di Benevento. Con questa stessa opera l'anno successivo (1995) viene premiato con il Premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia di impegno civile. Tra i testi finora scritti ha rappresentato con successo anche Fegatelli, Checkpoint K, Canto della Rosa BiancaPrecarie età (prodotto dallo Stabile di Bolzano) e l'ultimissimo andato in scena negli spazi di Il Lavoratorio a Firenze: Mulino da silenzio Diario di lavoro ( ma non solo) in cui Donadoni ripercorre la sua esperienza nel 1988 con Ronconi nel ruolo del cappellano Carmelo in  I dialoghi de “le carmelitane” di Georges Bernanos facendo incontrare tante voci e testimonianze diverse: quella del regista che dirige gli attori, quella dell’attore che cerca il personaggio, quela del personaggio che si incarna nell’attore.

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