Teatro Savona - Lunedì 1 agosto 2016

Shel Shapiro e la figura femminile per Stars a Balestrino 2016

Shel Shapiro

Genova - Donne pazze. Donne innamorate. Donne del passato e del presente. Si schernisce Shel Shapiro: «Io sono un musicista e faccio un po' l'attore, non sono un sociologo», il tema scelto quest'anno per la quinta edizione di Stars a Balestrino, però, mette al centro del cartellone la figura femminile e allora andiamo a scoprire cosa ne pensa il direttore artistico. «In cartellone ci sono le storie delle donne di oggi. Sono storie che accomunano tutte le donne, magari non proprio tutte, ma tante. Uno scorcio che va indietro di 50 anni per capire come siamo arrivati all'oggi».

L'oggi è un grande equivoco, se si mette a fuoco il femminile. Si parla di donne e potere, di donne e successo, di donne e progresso ma anche di donne e violenza. «In cartellone sono proposte sei storie differenti. Il concetto è che la donna oggi ha una grande importanza: prima, la donna era matriarca, faceva la moglie, riproduceva e faceva crescere i figli. Oggi il suo ruolo è più complesso e completo. Quest'anno sottolineiamo questa sfaccettatura. Poi abbiamo anche un dibattito sul potere e le donne» - mercoledì 3 agosto alle ore 19, Women have the power. Intervengono: Ilaria Cavo, assessore regionale alla Cultura, Barbara Fiorio, scrittrice, e Silvia Neonato, giornalista. «Con la corsa della Clinton alla Casa Bianca, la May alla guida dell'Inghilterra e ben 8 donne capi di stato nell'Unione Europea, mi pare un tema di assoluta attualità. E poi il CEO della General Motors è donna, così come quello della Yahoo, della Pepsi Cola e della più grande industria chimica. Tutte donne. Sono tante le figure che vengono alla ribalta».

Domandiamo a Shel Shapiro se queste figure stiano proponendo un'espressione al femminile del potere o adottino pratiche antiche ereditate dai padri.
«Non credo proprio che le leader alla guida di aziende o nazioni si rifacciano al potere al maschile. Credo che siano più pragmatiche e più sensibili su certe cose, la parola compassione è una parola grossa, ma appartiene più al femminile che al maschile. C'è una sottocorrente che non si può ignorare. Quando vedo Obama abbracciare Hillary Clinton, capisco che c'è la politica e la necessità di farne spettacolo, ma ci vedo anche un segnale molto importante: che una donna corra per la Casa Bianca mi pare esattamente un'evoluzione come quando un uomo nero ha corso per la stessa carica e ha vinto. La società oggi accetta che la donna possa essere brava quanto l'uomo» - non proprio tutta la società, ci sono deprimenti esempi in Italia di chi fa politica con bambole di gomma. «Sì ma lui non fa parte del mio mondo. Nel 2016 non si possono seguire queste persone».

Eppure, ancora oggi, nel 2016, la violenza sulle donne tormenta il nostro paese e il pianeta intero, colpendo in modo virale persone molto diverse tra loro per età, cultura, professione e posizione sociale. «Trovo che solo il progresso dell'umanità può risolvere questo problema. Spetta alla società assumersi la responsabilità di aiutare a crescere. Altrimenti, nessuno di per sé può cambiare il mondo. Idealmente sarebbe importante l'unità».

Tornando al festival, da dove sei partito e come risponde il pubblico? «L'idea di questo festival era offrire un'alternativa al teatro classico, di cui l'Italia è piena - con alcune cose anche molto belle. Ma, a meno che, non ci siano gli stabili a sostenere grandi produzioni, non è che i classici siano così eccitanti: visto una volta, Goldoni ripropone lo stesso linguaggio, gli stessi temi, lo stesso registro». Quindi, teatro contemporaneo, ma quale? «L'intenzione è stata quella di dare spazio a produzioni più piccole e artisti meno noti. Abbiamo avuto anche compagnie importanti, Ovadia per esempio, però spesso accanto al grande nome c'era anche il perfetto sconosciuto. E molti hanno apprezzato più gli sconosciuti che i già noti. Perché il teatro deve far scoprire, è il pubblico che decide chi è la star».

Che pubblico frequenta Balestrino? «Un pubblico di tutti i tipi e non è la solita retorica. Abbiamo tante presenze dai 45 anni in su, ma c'è anche un pubblico giovanile. I ragazzi che sono venuti da noi, se sono locali tornano. Per i ragazzi il teatro è una grande esperienza sensoriale. Per una generazione cresciuta tra Pokemon e Tv, il teatro è tutt'altra cosa, propone un altro tipo di vibration. Quell'avere qualcuno di fronte a te, a sei metri, che agisce sul palco genera un'emotività che non si può riprodurre a video. L'aria che si sta muovendo sul palco, quell'elettricità non è riproducibile. Noi, non avendo a disposizione né milioni né miliardi, possiamo solo offrire questa esperienza sensoriale».

Quest'anno c'è tantissima musica dal vivo all'interno delle produzioni, è una scelta artistica precisa? «Veramente è molto casuale. La musica è spesso commento musicale al teatro e offre anche un altro elemento visivo in scena. Mi piace molto quando qualcuno porta una fisarmonica. Poi, Roberto Petruzzelli in Pazze all'Opera (3 agosto) in realtà presenta una lezione-spettacolo sulla pazzia nella musica».

Perché Stars? «Ci sono 180 sedie nel nostro teatro all'aperto, che in realtà non è un vero teatro ma la nostra piazzetta dove c'è anche un ufficio postale. Bene, se tu guardi in su, vedi tutte le stelle, è molto semplice!».

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