Si possono scrivere piacevoli ballate utilizzando tempi dispari? Ovvero: è possibile conciliare l'orecchiabilità di una melodia con un impianto ritmico complesso? Da che mondo è mondo, sì: basta essere musicisti. Eppure il rischio di cadere nell'esibizionismo manieristico è sempre in agguato.
Bravo, allora, il compositore Paolo D'Alonzo realizzatore del progetto Chance:Risiko e della conseguente gemmazione discografica Sleep Talking (AltrOck, 2009).
Si parte proprio "zoppincando", con il soffice 5/4 della title track (ripreso poi in Monday Morning Motivation): la modulazione vocale ricorda quella di Thom York dei Radiohead; la poliritmia di Dead End stupisce per la concisa naturalezza mentre il "valzer" di What's Wrong With Salamanders - diluito dalla liquidità sonora delle chitarre Fender (Strato o Tele che siano...) - sa evolversi in territori armonici di sicuro impatto (l'inserto fiatistico e i giochetti di piano elettrico rimandano alle atmosfere di Cirkus dei King Crimson). A proposito del re cremisi, lo spessore - quasi electro-heavy - del muro sonoro che si sprigiona dai distorsori e dall'effettistica elettronica scorge felici ascendenze con la fase Beat di Fripp e soci (ascoltare per credere la rutilante Oompa Loompa in 7/8).
La forma canzone è un pretesto per ampie digressioni sperimentali: le liriche offrono uno stimolo alla dilatazione verso ricercate armonizzazioni e studiate mutazioni di tempo (alla Art Bears, per intenderci).
Nelle trame corali, il portato postrock dei Change:Risiko si dota di un bel capitale wyattiano i cui frutti potrebbero avere ulteriori ripercussioni per il futuro. Ma l'esplorazione sonica del progetto arriva anche a generare (per ora) pseudocolonne sonore elaborate ai sintetizzatori (My Plastic Jaw con dedica a David Lynch e Angelo Badalamenti) o delicati acquarelli di parole "acustiche" in lieta comunione elettronica (Aus Tokio).
Sono solo dei ventenni, lasciamoli crescere, ma l'impressione è già ottima.