Quando si parla del live delle Orme, si pensa subito a quello uscito per la Philips nel 1974 (In concerto). Da oggi non è più così, perché la discografia della band veneta si arricchisce di un pezzo da 90, più o meno noto ai collezionisti, ma che oggi - grazie alla Black Widow di Genova - esce dalla clandestinità con un'attenta opera di rimasterizzazione. Un doppio CD o triplo vinile (Live Orme) con estratti dalle tournée italiane tra 1975 e 1977. La resa è buona tanto da adombrare la precedente performance su vinile del '74. Le improvvisazioni di Truck of Fire raggiungono un profilo più rifinito; la suite di Felona e Sorona - introdotta dai riff di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin e di Aqualung dei Jethro Tull - ha qualcosa di memorabile. Anche le hit degli inizi (Gioco di bimba, Sguardo verso il cielo, Collage) rifulgono per vivacità e affiatamento. Ma gli amici della Black Widow come sono arrivati al reperimento di questo cimelio di archeologia rock? Ne abbiamo parlato con il patron della label Massimo Gasperini.
Allora Massimo, come è andata?
«La storia di questo album è lunga e complessa: durante quegli anni, un tecnico al seguito del gruppo (Ronald Thorpe) registrò vari concerti in giro per l'Italia ed in seguito vendette questi nastri ai giapponesi, da sempre interessati al progressive di casa nostra. L'etichetta King Records, d'accordo con Thorpe ma all'insaputa del gruppo, realizzò - in tiratura limitata - un doppio album in vinile e CD, che rapidamente fece il giro del mondo tra gli appassionati delle Orme. Andò esaurito nel giro di poco tempo. Da quando entrammo in possesso di una copia del vinile, avevamo sempre pensato che si trattasse di un importante esempio di ciò che erano le Orme con il chitarrista Germano Serafin. Erano i tempi del tour denominato Rock Spray. Però mancavano alcuni brani fondamentali come Sera, Los Angeles, Laurel Canyon, Amico di Ieri ed una versione completa de La porta chiusa. Eppure i nastri originali contenevano quei pezzi, probabilmente esclusi per questione di spazio o di qualità delle registrazioni.
Quindi?
«Quindi con il tempo, anche spinti dalla stima e dall'amicizia verso le Orme, abbiamo maturato l'idea di ristampare questo album, magari aggiungendo quelle track, però il problema "numero uno" restava il master originale che, essendo totalmente fuori dal controllo del gruppo, era praticamente introvabile. Perso nei meandri complicatissimi della giungla discografica giapponese! Dopo estenuanti ricerche (che avrebbero demoralizzato anche il più esperto dei ricercatori), grazie a rapporti intessuti nel tempo, siamo riusciti a reperire i contatti giusti in Giappone così da ottenere una liberatoria definitiva. Fu necessario, allora, regolarizzare la situazione con le compagnie italiane legate alla band veneta. Per merito di Romolo Ferri della Crisler e Leo De Rosa della Universal siamo riusciti nell'impresa. Non solo: nodale è stata anche la collaborazione da parte del legale del gruppo Ennio Favaretto e del loro prezioso manager Enrico Vesco che si occupa pure del Fan Club.
Oggi, dopo anni di lavoro, abbiamo finalmente l'opera completa in doppio CD e triplo vinile».
Un bootleg legalizzato?
«Guarda, la qualità delle registrazioni, nonostante il miracoloso remaster di Verdiano Vera dello Studio Maia, non poteva essere perfetta. Ad ogni modo sappi che qualche lacuna qua e là fa parte di uno spirito vintage ben preciso: questa è una fondamentale testimonianza che racconta l'assoluto valore e splendore della band in un periodo irripetibile ed indimenticabile. L'opera è da noi dedicata ad uno dei più incredibili batteristi del pianeta (il grande Michi Dei Rossi), all'unico ed inimitabile Aldo Tagliapietra, a Tony Pagliuca e, soprattutto, allo scomparso Germano Serafin».
Quindi, signori, non cercate la purezza dei suoni in questo Live Orme ma l'anima di un gruppo protagonista del progressive europeo al meglio delle proprie potenzialità.