Beh,
sono di nuovo qua. Nell'ultimo intervento mi sono lasciato andare alla saudade, ma che volete,
si vive anche di emozioni e sentimenti (bisognerebbe vivere solo di questo, ma purtroppo non faccio il filosofo o l'ereditiero).
Ragionando su
quanto scrive Marco Fuori, è in effetti impressionante la lista dei locali che "hanno mollato". Magari io non mi farò prendere dal sacro fuoco, infatti
il Senhor do Bonfim mi pare tutto tranne che un ristorantino di pesce: prima di Natale vi ho ascoltato i sempre ottimi
Big Fat Mama, però nella sostanza
la denuncia è giusta.
A proposito,
il Palace di Quinto cosa combina attualmente? A Genova c'è una tremenda verità, anzi due:
lo spazio è poco; e lo spazio costa. Non so quindi se sarebbe possibile offrire uno spazio adeguato alle band all'interno del centro storico, posti anche i problemi di rumore, visto che nel centro storico c'è anche chi ci vive. C'è un'altra verità: dieci anni fa la vita notturna genovese forse non era così fortemente sbilanciata sulla vicolanza, per cui
a me e alla mia compagnia appariva assolutamente naturale passarsi una serata all'Albatros di Bolzaneto (ricordo di avervi ascoltato Prozac+, Afterhour, Marlene Kuntz. Me ne è sempre fregato poco o nulla, ma ho amici animati da grande passione e la curiosità mi ha spinto ad apprezzare le cose fatte con l'anima).
Da qui l'equazione:
vicoli=locali piccoli=movida=pochi spazi=(purtroppo) declino di locali periferici storici per la musica dal vivo, perché tendenzialmente oggi ai giovani piace passare la serata in centro. Attenzione, non vi dico che sia giusto,
la mia è solo un'amara analisi.
Ma scendiamo un po' più nel profondo: se quanto sopra è vero - e ne sono assolutamente convinto - è vero anche che
ai margini del centro vi sono locali con grandi spazi, ad esempio il già citato
Fronte del Porto. Eppure nessuno di questi propone il genere di musica dal vivo di cui stiamo discutendo, pur avendone la possibilità.
A me pare che generalmente vivacchino tra
serate karaoke, serate latino-americano etc., che in fondo non credo attirino poi più di tante persone. Quindi delle due l'una: o per le serate che piacciono a noi manca il pubblico (ma non credo); o
fra i gestori dei locali medio-grandi non è più diffusa come nel recente passato la figura dell'appassionato di musica, disposto a scommettere su un certo genere di programmazione.
Ditemi voi, ad esempio,
per quale ragione da settembre a maggio la Valle Scrivia debba trasformarsi in un gelido deserto notturno, quando non troppi anni fa c'erano locali come
l'Oregon di Besolagno, che attiravano ragazzi da tutta Genova (poi il parroco ha sfrattato tutti, ma questa è un'altra storia).
L'amena valle avrebbe tutti gli spazi possibili ed immaginabili a prezzo abbordabile.
Chiudo con una provocazione: possibile che la splendida quinta delle
Cisterne del Ducale debba oggi ridursi ad ospitare solo feste aziendali?
Salutoni
COMMENTO 1
Ciao sono Max Lo Buono cantautore genovese.
Nel 2000 il Palace esisteva, era più che altro una reltà pre-discoteca per gruppi emergenti, ma c'era! Esisteva un palco e una grande sala per gli spettatori e "ballerini" unz unz post esibizione.
In poco tempo è diventato il "7 DAYS", pizzeria, pub e karaoke. Il poco di musica dal vivo rimastovi era qualche piccolo trio "tastiera-basi+tromba+voce" tra amici del gestore, e chiaramente le esibizioni di karaoke, tra cui la Gara annuale.
BAND ZERO!
Ora, se vi recaste al 7 days, noterete che anche la sala grande in cui si "cantava" per lo meno, è diventata una grande sala da biliardo, e il karaoke è stato segregato nella piccola sala laterale prima adibita a due tavoli da biliardo e un flipper.
Questo è uno dei mille segni nel tempo della possibilità di suonare a Genova.
Max Lo Buono