«Lo sai che ti dico?
Non solo la Panteca ha chiuso, ma l'Ostàja de Banchi, uno dei locali più antichi d'Italia, rischia diventare l'ennesimo kebab, o un ristorante cinese». O peggio ancora, un magazzino. Nel bel mezzo della
querelle sulla chiusura di un locale storico di Genova, vero centro del fermento underground cittadino, ci ha chiamati
Gigi Picetti. E ha rilanciato, con una pessima notizia. Il fatto è che Diego Bonifacino, socio di Picetti nella conduzione dell'Ostàja, ha deciso di farsi da parte. Si sono aperte le danze per la ricerca di un sostituto e, guarda, un po': «
l'offerta migliore è arrivata da un cinese».
A mentelocale.it siamo ben lungi dal fare distinzioni e discriminazioni di lingua, razza, cultura, colore e chi ne ha più ne metta. Ma
qui c'è un altro altro pezzo della vita notturna, sociale e culturale della città che, poche ore dopo la Panteca, rischia di sparire. E a noi questo non va giù.
Gigi Picetti non ha bisogno di presentazioni. Alla soglia dei settant'anni, è da decenni
uno dei protagonisti della vita notturna e culturale genovese. Poeta, aforista, ha collaborato anche con Dario Fo. Ma
per i ragazzi genovesi che bazzicano i vicoli è l'oste per eccellenza. Burbero e paterno allo stesso tempo con le schiere di pivelli che si sono imbibinate di
Baxeiquito (versione al pesto del Mojito inventata dallo stesso Picetti) e
Diablada (un intruglio alcolicisssimo e segretissimo, ma è meglio così...), gestisce locali da quarant'anni. «Io gli dico sempre di non mischiare che poi stanno male - dice - ho insegnato a bere a tanti di quei ragazzini...» dice.
Il primo, aperto a fine anni Cinquanta, si chiamava
La Bicocca, era in via Canevari e, dice: «è stato il primo locale in Italia sono si ballava mettendo i dischi. Era l'epoca del rock and roll». Il primo club con dj, insomma. «La Bicocca nasceva al posto di un'ex bocciofila - prosegue - abbiamo creato la pista ricoprendo il pavimento con marmi regalati da un amico che faceva tombe. C'era una mattonella con scritto
...la vedova...; lì non ci ballava mai nessuno». C'ha sempre la battuta pronta Gigi, e una parlantina dilagante, inarrestabile.
Poi è arrivata
La Panteca volante, una sorta di associazione culturale che organizzava eventi in giro per la città:
reading,
living theatre, proiezioni.
Il giardino dei funamboli, invece, era in cima alla funicolare di Sant'Anna: «c'era una baita in stile tirolese, e questo splendido giardino liberty. Lo abbiamo chiamato così perché per arrivarci dovevi inerpicarti sul colle». Oggi c'è ancora un bar, ma non la baita né il
dehors: bruciati anni fa in un incendio.
Nel 1980 apre la Panteca: «lì ha iniziato a suonare Baccini, è passato il chitarrista di Vasco Andrea Braido, il cineasta Jack Smith, che lavorava con Andy Warhol. Abbiamo inaugurato il 24 dicembre a furor di popolo». In che senso? «Nel senso che avevamo a mala pena finito i lavori e acquistato le prime bevande quando i nostri amici hanno detto: bene, si apre! E sono entrati».
Negli anni Ottanta dà vita anche a
Le Cappe Rosse e da metà Novanta è all'Ostaja, proprio dietro piazza Banchi.
L'osteria sembra risalga addirittura al milleduecento: «è in una posizione perfetta, tra il porto e i vicoli, a ridosso della piazza che ha fatto la storia di Genova e del mondo. È lì che nacque la banca, è lì che sono nati alcuni termini di uso comune, come bancarotta. Un tempo ogni banchiere aveva il suo banco, e quando le cose non gli andavano bene perdeva il diritto ad operare nella piazza, rompevano il banco e liberavano il posto. Ecco da dove viene il termine».
Per l'Ostaja Gigi ha un progetto che va oltre la mescita. «Sopra vorrei fare cucina tipica ligure, e sotto, dove si trova un teatrino con tanto camerini e bagno, eventi culturali». Ma se il cinese compra che fai? «Non lo so, non riesco neanche a immaginarlo - dice - di sicuro non rimango. Ma tiro su un casino che se lo ricordano. Ho fiducia nella nuova amministrazione. Se come dicono, vogliono una nuova stagione, dovrebbe essere sensibili a quello che sta succedendo. Staremo a vedere».