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Gigi Picetti

Picetti: non fate chiudere la mia Ostàja

Lo storico oste e organizzatore di eventi lancia l'allarme: «È uno dei locali più antichi d'Italia. Se lo comprano i cinesi». L'intervista
di Daniele Miggino
GENOVA, 14 GENNAIO 2008
Il nostro articolo sulla chiusura della Panteka ha innescato un dibattito sulla mancanza di spazi dedicati alla musica a Genova.
Abbiamo proposto l'intervento di Mauro Cipri, che lamentava l'assenza di locali dedicati ai giovani musicisti e la risposta di un addetto ai lavori, Matteo Casari, musicista, fondatore dell'etichetta discografica indipendente Marsiglia Records e della fanzine Compost.
È arrivata poi l'invettiva di Federico Sirianni, cantautore genovese molto conosciuto anche fuori e all'estero. Nel 2004 ha vinto il Premio della Critica al Festival di Recanati.
Sono seguiti gli interventi di Roberto Caneva e Andrea Baroni, lettori di mentelocale.it, frequentatori del centro storico e amanti della musica.

Oggi aggiungiamo altra carne al fuoco. Gigi Picetti, personaggio storico della vita notturna e della cultura underground genovese, ci dà una brutta notizia. Anche la sua Ostaja de Banchi rischia la chiusura. Lo abbiamo intervistato.

Leggi anche Morettini: «i giovani nel 2008»

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Movida o fermida?
Mentre parliamo, Gigi tira fuori il cellulare e mi fa leggere l'sms inviato un ragazzo che frequenta l'Ostaja. Dice più o meno così, a spizzichi: ...sei il maestro/amico più importante, mi hai insegnato tante di quelle cose... Ho un regalo per te, quando torno da questo viaggio te lo porto. All'oste brillano gli occhi: «I giovani di oggi non sono mica coglioni - dice - è che vivono sotto un bombardamento di informazione sbagliata. Persino l'ex Ministro dell'Istruzione Berlinguer, la scorsa settimana ha detto che mancano gli stimoli dalla famiglia e dalla società».
Cosa è cambiato nel centro storico in questi anni? «La frequentazione dei locali è sempre più stanziale. Si va in un posto, si prende da bere, ci si sposta solo per bere da un'altra parte. Una volta era diverso, andavamo a cercare l'evento, ci si muoveva e si collaborava di più tra locali. E non c'era bisogno di tanta pubblicità, c'era il passaparola. Per questo dico che la movida in realtà è una fermida».
Chi fa cultura è frustrato perché il modello odierno di rivitalizzazione del centro storico lascia poco spazio a iniziative diverse. Chi ha un locale, spesso deve fronteggiare il vicinato e i vigili. «Non sai quante volte sono venuti con il fonometro - prosegue - persino durante proiezioni di film muti. E non trovando rumore, magari ti fanno storie perché manca la carta igienica».
Gigi ha sempre avuto il pallino della cultura: «sono convinto che si debba dare messaggi ai giovani nei luoghi che frequentano». Oggi, invece: «non c'è quasi nessun rapporto con i gestori».
«Lo sai che ti dico? Non solo la Panteca ha chiuso, ma l'Ostàja de Banchi, uno dei locali più antichi d'Italia, rischia diventare l'ennesimo kebab, o un ristorante cinese». O peggio ancora, un magazzino. Nel bel mezzo della querelle sulla chiusura di un locale storico di Genova, vero centro del fermento underground cittadino, ci ha chiamati Gigi Picetti. E ha rilanciato, con una pessima notizia. Il fatto è che Diego Bonifacino, socio di Picetti nella conduzione dell'Ostàja, ha deciso di farsi da parte. Si sono aperte le danze per la ricerca di un sostituto e, guarda, un po': «l'offerta migliore è arrivata da un cinese».
A mentelocale.it siamo ben lungi dal fare distinzioni e discriminazioni di lingua, razza, cultura, colore e chi ne ha più ne metta. Ma qui c'è un altro altro pezzo della vita notturna, sociale e culturale della città che, poche ore dopo la Panteca, rischia di sparire. E a noi questo non va giù.

Gigi Picetti non ha bisogno di presentazioni. Alla soglia dei settant'anni, è da decenni uno dei protagonisti della vita notturna e culturale genovese. Poeta, aforista, ha collaborato anche con Dario Fo. Ma per i ragazzi genovesi che bazzicano i vicoli è l'oste per eccellenza. Burbero e paterno allo stesso tempo con le schiere di pivelli che si sono imbibinate di Baxeiquito (versione al pesto del Mojito inventata dallo stesso Picetti) e Diablada (un intruglio alcolicisssimo e segretissimo, ma è meglio così...), gestisce locali da quarant'anni. «Io gli dico sempre di non mischiare che poi stanno male - dice - ho insegnato a bere a tanti di quei ragazzini...» dice.

Il primo, aperto a fine anni Cinquanta, si chiamava La Bicocca, era in via Canevari e, dice: «è stato il primo locale in Italia sono si ballava mettendo i dischi. Era l'epoca del rock and roll». Il primo club con dj, insomma. «La Bicocca nasceva al posto di un'ex bocciofila - prosegue - abbiamo creato la pista ricoprendo il pavimento con marmi regalati da un amico che faceva tombe. C'era una mattonella con scritto ...la vedova...; lì non ci ballava mai nessuno». C'ha sempre la battuta pronta Gigi, e una parlantina dilagante, inarrestabile.
Poi è arrivata La Panteca volante, una sorta di associazione culturale che organizzava eventi in giro per la città: reading, living theatre, proiezioni. Il giardino dei funamboli, invece, era in cima alla funicolare di Sant'Anna: «c'era una baita in stile tirolese, e questo splendido giardino liberty. Lo abbiamo chiamato così perché per arrivarci dovevi inerpicarti sul colle». Oggi c'è ancora un bar, ma non la baita né il dehors: bruciati anni fa in un incendio. Nel 1980 apre la Panteca: «lì ha iniziato a suonare Baccini, è passato il chitarrista di Vasco Andrea Braido, il cineasta Jack Smith, che lavorava con Andy Warhol. Abbiamo inaugurato il 24 dicembre a furor di popolo». In che senso? «Nel senso che avevamo a mala pena finito i lavori e acquistato le prime bevande quando i nostri amici hanno detto: bene, si apre! E sono entrati».

Negli anni Ottanta dà vita anche a Le Cappe Rosse e da metà Novanta è all'Ostaja, proprio dietro piazza Banchi. L'osteria sembra risalga addirittura al milleduecento: «è in una posizione perfetta, tra il porto e i vicoli, a ridosso della piazza che ha fatto la storia di Genova e del mondo. È lì che nacque la banca, è lì che sono nati alcuni termini di uso comune, come bancarotta. Un tempo ogni banchiere aveva il suo banco, e quando le cose non gli andavano bene perdeva il diritto ad operare nella piazza, rompevano il banco e liberavano il posto. Ecco da dove viene il termine».

Per l'Ostaja Gigi ha un progetto che va oltre la mescita. «Sopra vorrei fare cucina tipica ligure, e sotto, dove si trova un teatrino con tanto camerini e bagno, eventi culturali». Ma se il cinese compra che fai? «Non lo so, non riesco neanche a immaginarlo - dice - di sicuro non rimango. Ma tiro su un casino che se lo ricordano. Ho fiducia nella nuova amministrazione. Se come dicono, vogliono una nuova stagione, dovrebbe essere sensibili a quello che sta succedendo. Staremo a vedere».

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Nella foto: Gigi Picetti nel centro storico di Genova



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