Sette ragioni per pranzare con quei del Tenco
1) Antonio Silva: già coi
Pan Brumisti in un disastroso concerto in piazza Colombo anni or sono (1976! fra un po' non ero manco nato) ma investito allora dal leggendario
Amilcare Rambaldi: «da oggi, figlio mio, tu presenterai il Tenco usque ad consummationem nostram». Capisce di musica, vino, Gadda, Orazio e, come tutti i presidi e presentatori, è un gran contaballe (oh, ma dice in giro che
Petra Magoni è sposata con lo
Stefano Bollani, ròba de màtt!)
2) Roberto Coggiola: uruguagio di nascita (come
Mario Benedetti e
Eduardo Galeano, fotografo per passione e professione e, al Tenco, responsabile organizzativo e coordinatore dell'ambaradàn. Un uomo che, quando arrivò
Lluis Llàch nel '79 aveva tutti i suoi dischi, così come, l'anno dopo, conosceva tutto del sommo
Atahualpa Yupanqui. Bevitore raffinato pure lui, ama la compagnia e, come tutti noialtri,
Astor Piazzolla. Tupamaro anarchico, disincantato e sognatore: in realtà, un poeta.
3) La vita, amico, è l'arte dell'incontro bellissimo disco di
Sergio Endrigo(1969),
registrato a casa di Sergio Bardotti, ma in realtà senso di tutte le volte che ci si vede con loro due e gli altri del Tenco. Cioè, 3 ore e mezzo a mangiare frittura di pignurìn, bere prosecchini e spettacolare
ribolla friulana all'
Ustaria de Porta Marina di Ventimiglia e parlare di qualsiasi cosa, da
Frei Betto a
Richard Gere, cui somiglio da matti ultimamente, senza mai dimenticarsi la regola fondamentale, di Coggiola sr.: comanda chi lavora!
4) Il Tenco 2005: la trentesima edizione, 10 anni da che è morto Amilcare Rambaldi. Per l'occasione, questa volta ci sono tutti, con gli occhi rossi e il cappello in mano (ecco,
tranne appunto lui):
Guccini, Paoli,
Vecchioni,
Conte (40 minuti con band: roba da urlo!) e poi una marea di altri, da Massimo Ranieri a Mauro Pagani (dice niente
Creuza de mà?). Io so anche dell'altro, ma ve lo racconto giorno per giorno,
dal 20 al 22 di ottobre.
5) I ricordi: queste ombre troppo lunghe dei nostri corpi, biascicava il vecchio Cardarelli. Ma quei del Tenco ricordano
Joni Mitchell che balla sui tavoli a notte fonda, Paolo Conte che fa sentire
Alle prese con una verde milonga a 2 o 3 di loro un anno prima di inciderla, Guccini che inventa il dopo-Tenco, ma poi perde le gare di rime con Amilcare Rambaldi...
6) La gioventù: ohéi, 30 anni sono una generazione, anzi adesso, forse, anche due. Niente, quei del Tenco non si fermano, son freschi come i fiori di Amilcare. Perché? Risponde Silva: «perché un presidio per la canzone d'autore ci vuole ancora». E Coggiola: «perché a Barcellona ti fermano e ti dicono: come voi, non c'è nessuno in Europa». Ma difatti: a un festival normale,
l'ultima serata dell'anno scorso sarebbe costata 150 Euro a persona. Il Tenco è ancora e sempre una rassegna democratica e militante.
7) Io e mentelocale.it: io perché gli sono simpatico (vero sciùr preside, mio implicit reader anche se prediligi certe terribili pronunzie proparossitone e mi correggi questo pezzo manco fossi un tuo allievo de II scientifico, te che peraltro sei appunto preside?) e mentelocale perché la leggono sempre e poi mi mandano mail di contumelie affettuose. Per le prossime elezioni, un impegno concreto: più Tenco per tutti!
Nella foto un'immagine di Luigi Tenco