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1996: Bill Clinton propone una legge per oscurare alcuni siti considerati scomodi. E' l'anno decisivo per internet. Secondo Franco Carlini, intervenuto oggi, 29 aprile, alla conferenza Internet, cos'è oggi, cosa sarà domani presso la Sala delle Letture Scientifiche di Palazzo Ducale, questo gesto dell'ex-presidente degli USA ha dato alla rete un valore sociologico, culturale e linguistico.
«In realtà la rete esisteva già dal 1969», spiega Carlini, giornalista storico del Manifesto e curatore della rubrica del Corriere della Sera Web Economy. «Il primo messaggio di posta elettronica è stato scambiato nel 1972 e l'esplosione della rete aperta a tutti gli utenti, e non ristretta all'ambiente accademico e militare, è datata 1994». Tema dell'incontro i valori che internet ha aggiunto alla società moderna: bisogna usare la parola aggiungere non per caso. «Internet non toglie nulla ad altri media, semmai è un'alternativa in più ai sistemi di comunicazione e di linguaggio tradizionali», continua Franco Carlini. E aggiunge: «Spesso per descrivere la rete si utilizzano le metafore. Ecco, internet è una libreria, perciò deve poter contenere tutto, anche i siti scomodi. E' un'edicola in continuo aggiornamento, una piazza dove la gente può comunicare ed incontrarsi. Infine, è un sistema di posta nel quale vengono messi a disposizione degli altri utenti le proprie informazioni».
Franco Carlini, che è anche fisico, per spiegarsi meglio utilizza alcuni modelli. Internet ad un livello base può essere considerato un tubo, ovvero un canale attraverso cui far circolare informazioni tra gli utenti. Ad un secondo livello si può supporre che sia un nuovo mezzo di comunicazione, anche se la questione è ancora oggi aperta: non sarà in grado di sostituire altri media, ma riuscirà a creare dei settori di specializzazione. «Non è mai esistito un mezzo di comunicazione che ne sostituisse in toto un altro» -assicura Carlini- «tutt'al più obbliga gli altri a chiedersi: che cosa è che so fare meglio? E quindi a specializzarsi». Ad un terzo livello, poi, la rete può essere interpretata come un luogo della sfera pubblica. «In sostanza» -spiega Carlini- «riscopriamo ancora una volta che una delle cose che ci piacciono di più della vita è l'area conversativa».
Inoltre, la parola d'ordine della rete è emergenza. Non nel senso di allarme, quanto di emersione a basso costo di un sistema che, oggi, conta nel mondo circa 600 milioni di utenti. La metà di chi utilizza un telefono cellulare, certo, ma la cultura che sta dietro ad internet, al suo sistema completamente decentrato e ai bordi della rete, assicura una continua crescita e diffusione del sistema. Così conclude: «Probabilmente è una delle vie per ridurre la differenze culturali ed economiche tra il nord e il sud del mondo»
(nella foto Franco Carlini)
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