Ora che ci penso, non gli ho chiesto cosa si prova ad essere uno dei
guru italiani di internet. Perché
Franco Carlini lo è, su questo non c'è alcun dubbio. Il suo
Chip & Salsa autografato (manifestolibri, 1995) è appollaiato sopra la scrivania della Capa come una reliquia di San Gennaro. Non bastasse questo - ma per noi
mentelocalians basta - Franco scrive di tecnologie dal 1981 per testate come
Manifesto,
Corriere della Sera ed
Espresso. Eppoi è (soprattutto)
il papà di Totem, lanciatissima
web-agency tutta genovese.
Quattordici dipendenti in maggioranza donne, un ufficio in via Venti, atmosfera informale. E
dieci anni di attività: 1997-2007. «Siamo una srl, ma ci muoviamo più come una cooperativa», spiega Carlini. «I fondatori di Totem vengono tutti da un corso che tenni nel '93/94. Si navigava con
Mosaic e noi già c'eravamo! Nel '95 andammo a "Pitti Immagine" per spiegare al mondo della moda che internet
esisteva.
Sì, siamo stati assolutamente antesignani», ricorda con orgoglio. Ai tempi della bolla della
new economy, mi racconta, si era fatta avanti
Tiscali per acquisirli, ma loro resistettero alla tentazione. «Decidere di restare una piccola realtà da un lato è stato tipicamente genovese», sorride, «dall'altro ci ha permesso di crescere pian piano, facendoci un nome con le nostre forze». E a scorrere il
portfolio di Totem non c'è un solo cliente genovese: Illy, Benetton, Vodafone, Telecom Italia, Corriere della Sera...
«Abbiamo sempre oscillato tra la fornitura di contenuti tipicamente giornalistici e i progetti di tipo web.
Qui tutti fanno tutto, compresi gli
account. A differenza dei giornalisti classici abbiamo sviluppato una personalità multipla, altra caratteristica che internet richiede».
Il web ha alterato un po' tutto, non solo mestieri ma anche modelli di business: «prendi l'esempio di
lulu.com, dove ti stampi da te il tuo romanzo per due lire. L'avvento di siti simili obbligherà gli editori a tornare a fare il loro mestiere, cioè semplicemente scegliere il libro migliore». Pubblicazione, tipografia, magazzino: tutti passaggi che finiranno su internet.
E il giornalismo?
Modificato sì, soppiantato no. Di questo Carlini si dice certo: «il ruolo di chi legge e analizza per conto terzi diventa decisivo quando tutti possono leggere tutto senza però avere adeguate griglie interpretative». Non per niente l'unico giornale on-line a pagamento di successo è il
Wall Street Journal, non per le notizie di borsa, «quelle le trovo ovunque, ma per il valore aggiunto che garantisce».
È anche una questione di abitudine. «All'edicola noi lettori siamo ormai abituati a riconoscere le differenze, ad esempio, fra
Vernacoliere e
Corriere della Sera. Il web ha ancora bisogno del consolidamento di certi
brand e siti». Ma la strada è segnata.
Non c'è anno che la rete non sfoderi una piccola rivoluzione: solo ieri il futuro era il video. «Non mi convince. Innanzitutto ci sono questioni tecniche non da poco. E poi c'è il problema del rapporto fra scrittura e immagine: l'immagine è efficace, ma non può essere autosufficiente».
«No», continua convinto, «le due prossime rivoluzioni saranno
internet sul cellulare e il
web semantico. Il vero vantaggio è avere tutto qui», e indica il suo telefonino-palmare. «Nei paesi europei, col mercato saturo, l'unica possibilità di sviluppo per i gestori di telefonia è puntare sul web. Tanto per dire, potrei avere la mappa di
Google legata alla cella in cui mi trovo: la geolocalizzazione oggi è matura». E non solo quella.
Per la rete sarà un grosso cambiamento, che smuoverà investimenti non da poco: sarà pressoché obbligatorio avere la versione del sito customizzabile per il cellulare. «Il "quando" dipende solo dai gestori. Per noi utenti l'ideale sarebbe una tariffa
flat e apparecchi di costo accessibile. Ma che questo succederà non ho dubbio alcuno». Bè, intanto noi di mentelocale.it ci siamo messi al vento con la
nuova versione mobile del sito.
Sul
web sematico, invece, dichiaro tutta la mia ignoranza. «In pratica si tratta di
taggare le parole, in modo che i motori di ricerca possano
estrarre informazioni e strutturarle». Forse una rivoluzione più silenziosa, ma certo di portata devastante.
L'ultima domanda è su un tema da sempre caro al nostro ospite. Com'è messa
la libertà sul web? «Ha molti nemici, essenzialmente i governi, ma ha anche una forza inarrestabile», commenta. «Internet continua a spaventare, perché sfugge al controllo. Lo slogan
information must be free è reso possibile dal decentramento della rete: un modo per parlare lo trovi sempre.
Il web è un felice caos comunicativo, e in quanto tale ha momenti di felicità ed altri di problematicità, che sono essenzialmente legati alla quantità e alla qualità delle informazioni. Quest'ultima non è sempre garantita», commenta Carlini. Per poi attaccare: «ma è molto meglio "più informazione" che "meno informazione". Poi sta a noi scegliere:
non ci possono essere censure, al limite solo rifiuti».