Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat, mostra Milano, IT

Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat, mostra - Mudec - Museo delle culture - Milano

25/09/2017

Da mercoledì 27 settembre a domenica 8 luglio 2018

© Museo delle Culture, Milano Coll. Maurizio Leigheb

Milano - Dal 27 settembre 2017 all'8 luglio 2018, il Mudec - Museo delle Culture di Milano ospita nello spazio Focus Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat, la prima mostra in un museo pubblico italiano interamente dedicata ad uno dei popoli più affascinanti della Nuova Guinea.

Milano - L’esposizione - a cura di Giorgia Barzetti, Paolo Campione, Ilaria Ghilotti, Anna Maria MontaldoCarolina Orsini - racconta i profondi mutamenti sociali e culturali avvenuti in seno alla ricchissima tradizione rituale e artistica delle popolazioni Asmat nel corso del XX secolo e nasce dalla forte volontà di valorizzare una parte della collezione permanente del Mudec solitamente conservata nei depositi del museo.

Milano - Il percorso espositivo presenta una selezione di circa 150 opere provenienti dalla Nuova Guinea e appartenenti alla collezione Fardella-Azzaroli, concessa in comodato al museo, e alla Collezione Leigheb-Fiore, acquisita nel 2015 dal Comune, poco prima dell’apertura del Mudec per incrementarne il patrimonio e colmare la dolorosa lacuna creatasi più di settanta anni fa a causa dei bombardamenti che colpirono il Castello Sforzesco, allora sede delle Collezioni Etnografiche.

Attraverso sculture, armi, strumenti musicali, oggetti d’uso e rituali, i visitatori possono approfondire non solo gli aspetti legati alla vita quotidiana di queste popolazioni, ma conoscerne quindi i complessi rituali e le tradizioni che legano indissolubilmente la pratica scultorea alla dimensione spirituale più profonda del popolo Asmat.

Gli Asmat vivono nell’area situata sulla costa sud-occidentale della Nuova Guinea, politicamente appartenente all’Indonesia, ma stilisticamente e culturalmente legata al mondo oceanico. La loro vita rituale, ricca e molto sentita, è da sempre fortemente legata alla pratica scultorea. Grazie ai rituali, gli antenati entrano in contatto con i vivi e tornano alla vita attraverso le figure intagliate.

L’incontro con i popoli occidentali, avvenuto molto tardivamente, principalmente alla metà del secolo scorso, ha fatto conoscere al mondo questa loro straordinaria abilità artistica e di conseguenza il mondo rituale, caratterizzato anche dalle temibili pratiche del cannibalismo e della caccia alle teste, attirando così l’attenzione non solo dei collezionisti d’arte e degli artisti, ma anche di studiosi, antropologi ed etnografi, come il giovane Michael Rockefeller, tragicamente scomparso proprio durante una spedizione tra gli Asmat nel 1961.

A tutt’oggi queste popolazioni continuano ad esercitare grande fascino e a suscitare vivo interesse essendo associati, nell’immaginario collettivo, ad un mondo primigenio e incontaminato: Sebastião Salgado ha scelto di realizzare alcuni scatti del suo recente progetto Genesi, proprio tra le popolazioni Asmat, quali testimoni viventi di un perfetto equilibrio tra uomo e natura.

Gli Asmat, infatti custodiscono ancora oggi i tratti caratteristici della propria antica cultura, perfettamente adattata al difficile ecosistema in cui vivono, ma hanno anche saputo rinnovarsi e affrontare le sfide della modernità grazie alla mediazione di diversi gruppi missionari e all’avvio, nel 1968 del Fundwi (Fund of the United Nations for the Development of West Irian), uno specifico programma di aiuto allo sviluppo voluto dalle Nazioni Unite. All’interno di questo programma prese infatti avvio l’Asmat Art Project, un insieme di iniziative volte al recupero, come mezzo di sussistenza, della tradizione scultorea in parte indebolita dalla proibizione dei violenti rituali relativi al culto degli antenati, ai quali è profondamente legata.

Grande attenzione è riservata all’esposizione dei due pali cerimoniali bis, alti più di quattro metri, interamente scolpiti e decorati con pigmenti naturali. Durante lo studio di queste particolari decorazioni sono emerse delle criticità relative allo stato di conservazione di uno dei due pali: la mostra diventa occasione per presentare al pubblico l’importante lavoro di ricerca sui questi temi e consentirà di osservare da vicino il lavoro dei restauratori, grazie ad un apposito allestimento.

Completano l’esposizione un documentario e numerose fotografie che permettono ai visitatori di immergersi nella cultura di una delle popolazioni più affascinanti della Nuova Guinea.

Per info: 02 54917.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 14/12/2017 alle ore 14:12.

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