100 anni. Scultura a Milano 1815-1915, mostra - GAM Galleria d'Arte Moderna - Milano

22/03/2017

Da giovedì 23 marzo a domenica 3 dicembre 2017

Milano - Dal 23 marzo al 3 dicembre 2017, la mostra 100 anni. Scultura a Milano 1815-1915 presenta una selezione del patrimonio della Gam, conservato in deposito e non esposto al pubblico. Ad esso si attinge per documentare con 92 opere, di cui 63 mai presentate al pubblico e restaurate per questa occasione, la storia della scultura milanese nell’arco di 100 anni, dal tardo Neoclassicismo all’inizio del Novecento, durante il quale Milano era capitale della produzione scultorea non solo italiana ma anche internazionale, grazie alla presenza di alcuni grandi maestri quali Francesco Barzaghi, Giuseppe Grandi, Vincenzo Vela, Medardo Rosso, Adolfo Wildt.

Milano - Promossa e prodotta dal Comune di Milano | Cultura e dalla Gam, e realizzata nell’ambito della partnership fra il museo e Ubs, l’esposizione occupa le sale delle mostre temporanee al piano terra, estendendosi anche alle collezioni permanenti. Diretta da Paola Zatti, conservatrice responsabile della Galleria d’Arte Moderna, l’esposizione è realizzata in collaborazione con il Comitato scientifico composto da Niccolò D’Agati, Omar Cucciniello, Alessandro Oldani, Francesco Tedeschi, Giorgio Zanchetti.

Milano - Sei sezioni ripercorrono i sei temi fondamentali e più cari agli artisti.

  • Il mito. Classicismo e accademia

La prima sezione documenta il legame della città con l’Accademia di Brera, dove generazioni di artisti si formano sui gessi dei grandi capolavori della scultura antica e vengono banditi annualmente grandi e piccoli concorsi, passaggio fondamentale nell’attività didattica e mezzo di promozione artistica.

  • La letteratura e il romanticismo

Il progressivo abbandono del mito classico quale fonte di ispirazione si accompagna all’emergere di nuovi soggetti tratti dalla letteratura medievale e moderna, per la capacità di questi temi di essere maggiormente comunicativi e meno elitari. I temi letterari, dalla poesia al melodramma, erano il punto di riferimento imprescindibile per la scultura del XIX secolo e contribuirono a fare di Milano uno straordinario laboratorio culturale, centro nevralgico della costruzione identitaria nazionale.

  • Milano si mostra al mondo: esposizioni, successi internazionali e scultura di genere

A dominare la seconda metà dell’Ottocento sono le grandi Esposizioni Universali. Nate dai profondi cambiamenti della società moderna, le esposizioni determinano e registrano anche i cambiamenti del mercato dell’arte come l’aumento del pubblico e della committenza, ma anche il mutamento del gusto. È in questo contesto che si delinea il successo di quella che in breve diviene famosa anche all’estero come Scuola di Milano. Il cuore della mostra è costituito dalla sezione centrale dedicata ai soggetti che guadagnarono la fortuna della scultura lombarda alle esposizioni nazionali e internazionali, attestando la Scuola di Milano a livello non solo europeo. Attraverso il recupero di sculture fino ad oggi inedite e lo studio di artisti senz’altro minori, la mostra cerca di contribuire alla conoscenza di questa scuola il cui magistero, costituito da una grande perizia esecutiva, attestò alla metà del secolo Milano quale nuova capitale della scultura.

  • La costruzione della nazione: personaggi, storia, monumenti

La costruzione di un’identità nazionale passò attraverso un processo di celebrazione delle maggiori figure del Risorgimento e la creazione di un apparato monumentale per iniziativa di associazioni e amministrazioni locali: questo fenomeno fu in seguito definito monumentomania. A Milano i monumenti a Leonardo da Vinci e in seguito ad Alessandro Manzoni, Francesco Hayez, Carlo Cattaneo, Giuseppe Parini, Giuseppe Verdi completano il panorama dei personaggi politici, da Cavour a Vittorio Emanuele II a Giuseppe Garibaldi, ma è il Monumento alle Cinque Giornate che rappresenta al massimo grado il contributo cittadino al processo risorgimentale. Questo sviluppo si può seguire non solo nei monumenti cittadini, ma anche nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna, che conserva numerosi bozzetti presentati ai concorsi pubblici e nel percorso espositivo della mostra 100 anni.

  • Crisi e dissoluzione della forma

A partire dagli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, una nuova generazione di scultori avverte la necessità di un’evoluzione dello stile e della resa della forma plastica. Dopo le prime sperimentazioni di Vincenzo Vela, si giunge alla sprezzante rottura delle masse e alla stilizzazione delle forme di Giuseppe Grandi, passando attraverso l’adesione alla Scapigliatura di Bazzaro, fino alle morbidezze e all’eleganza belle époque di Troubetzkoy. A suggellare queste ricerche, uno dei più significativi artisti italiani tra fine Ottocento e primo Novecento, Medardo Rosso, impone un radicale rinnovamento espressivo nella scultura all’alba del nuovo secolo.

  • Inquietudini dell'anima e nuove tensioni sociali

Esaurite l’esperienza della Scuola di Milano e la novità delle recenti tendenze scapigliate – fatta eccezione per la ricerca solitaria di Medardo Rosso che sarà compresa solo nel Novecento – la scultura sullo scorcio del XIX secolo prende nuove vie. Nel 1891 si inaugura la prima Esposizione Triennale di Brera: le opere presentate affrontano spesso soggetti di ispirazione civile, improntati ad una fervente critica delle ingiustizie sociali e delle disuguaglianze. Il mondo del lavoro diventa campo di indagine privilegiato per gli artisti: gli operai delle moderne fabbriche e i lavoratori dei campi sono i nuovi protagonisti delle opere, in uno stile scopertamente realistico. Ad affermarsi a fianco di questo interesse per il realismo e per le tematiche sociali, è il gusto simbolista, conosciuto all’epoca sotto la denominazione di ideismo. Questa scultura esoterica trova grande applicazione nella statuaria funebre: il Cimitero Monumentale di Milano si popola così di figure, rappresentando per molti artisti un campo di lavoro privilegiato. È in questo clima simbolista che si formerà, in un paradossale ritorno all’antico e all’Accademia, un artista solitario come Adolfo Wildt.

Orari: da martedì a domenica, 9.00-17.30.
Biglietti: ingresso incluso nel biglietto d’ingresso alla Gam (intero 5 euro, ridotto 3 euro).

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 23/08/2017 alle ore 19:32.

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