Milano - Mercoledì 5 aprile 2017

Zona Tortona, quartiere protagonista della Design Week, raccontato da chi ci vive

Tortona District
© Marco Trovò / Flickr.com
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Milano - Tempi di Fuorisalone e Design Week. Zona Tortona, ex quartiere periferico e industriale, negli ultimi anni attrae sempre più persone nei suoi spazi riconvertiti, che ospitano eventi, musei, iniziative artistiche e culturali, concerti e il mondo della moda. Una grande rivoluzione. Ho attraversato spesso questo quartiere, e lo seguo con attenzione dai tempi dei primi Fuorisalone, fino all'apertura del Mudec, Museo delle Culture.

Questa settimana zona Tortona sarà invasa da migliaia persone, per la Design Week, come si chiama ora. Ho pensato di raccontare il quartiere, il suo presente e il suo passato, attraverso gli occhi di Giulia Capodieci che lavora a BASE e di Letizia Lodi, storica dell’arte, che lavora alla Pinacoteca di Brera ma vive nel quartiere, in via Savona, insieme al compagno Lorenzo De Stefani, docente di restauro architettonico al Politecnico di Milano. Chi meglio di loro?

Mi hanno confidato tante piccole e grandi storie di questa parte di Milano in continuo movimento. Se Letizia è felice di viverci, Giulia è felice di lavorarci. Lasciamole raccontare il quartiere. Ora io me ne sto zitta.

Giulia, 31 anni, studi teatrali, si è specializzata in comunicazione digitale. Segue i social e il web per BASE ed è costantemente a caccia di contenuti: «Il mio gruppo di lavoro è molto stimolante, a partire dal mio responsabile Giovanni Pesce». Grande appassionata di bicicletta, la usa per muoversi in città e per coglierne più sfumature possibili.

Ecco cosa ci racconta:

Arrivo in Tortona tutti i giorni lavorativi in bici da zona Turro, attraversando tutta la città. Ho tracciato un percorso quasi interamente ciclabile. Quindi caffè americano al bar di BASE e poi al lavoro. Per fortuna lavorare qui non vuol dire stare incollata a una scrivania ma incontrare persone, fare progetti, inventarsi la comunicazione per i prossimi eventi in programma. Pausa pranzo in qualche locale in zona o, con la bella stagione, nei giardinetti tra via Stendhal e via Savona. La sera mi sposto verso Porta Genova (il mio posto preferito è Ciclosfuso dove si gusta vino i un ambiente super bike friendly)

Zona Tortona è un mix interessante tra quartiere residenziale e luogo di grande sperimentazione. È attraversata da moda e design, anche se nella vita di tutti i giorni si respira un’atmosfera cittadina di quartiere molto vitale. C’è la social street degli abitanti intorno a Parco Solari, ricca di spunti e suggerimenti per vivere il quartiere anche per i residenti a tempo determinato come me, che lo vivono come luogo di lavoro.

Se poi uno ama le architetture e le atmosfere post industriali, tra le strade del quartiere Tortona-Solari si può perdere tra mille dettagli, scorci e luoghi rigenerati. Gli spazi ampi di architettura industriale offrono talmente tante possibilità d’uso e trasformazione da permettere il fiorire di progetti diversi, multidisciplinari, creativi. Non solo ristoranti e location per eventi, Tortona sta riscoprendo un’anima culturale aperta alla città.

Cuore della zona è sicuramente il complesso dell’ex-Ansaldo, che oggi è quasi un “condominio culturale”. L’apertura del Mudec due anni fa, con la visionaria architettura di Chipperfield ha ridato slancio all’intero complesso, dove fino a quel momento erano attivi i laboratori di scenografia e sartoria della Scala, un luogo molto affascinante, dove vale la pena fare una visita guidata.

BASE, dove lavoro, si è inserito in questo contesto già in fermento. Abbiamo aperto l’anno scorso, ospitando eventi, sperimentando, e rendendo operativi i servizi che compongono il suo ecosistema. Per me è stata una sfida personale, oltre che un’occasione di crescita professionale. Far parte di un progetto fin dall’inizio, e crescere insieme al progetto è una delle cose più stimolanti che ho fatto finora. Durante il Fuorisalone passo gran parte del tempo qui, dove non mancano eventi, talk e iniziative. Da lì parte la mia esplorazione giornaliera tra le proposte del quartiere. Di sicuro non ci si annoia.

Sicuramente le grandi masse che di sera affollano le strade non sempre si conciliano con il ritmo residenziale. Ma tanti ci si tuffano e lo prendono come la centrifuga creativa che è. Potremmo dire che l'identikit del frequentatore è l’hipster medio ma non cederei a facili semplificazioni. Tortona-Savona ha un'anima estremamente popolare, ci sono ancora panettieri e calzolai. Poi negli anni è diventata molto di moda e durante il giorno è attraversata da tantissime persone che lavorano.

Trovo molto divertenti i locali in via Savona, dal messicano al giapponese, si può fare il viaggio intorno al mondo. Spesso vado alla Bottega 12. Il mio posto preferito rimane il Mercato di Lorenteggio. Se ho tempo di farmi una passeggiata fin lì, mangio e intanto faccio la spesa e poi scopro che un mercato può essere anche un luogo dove c’è musica e tante attività culturali.

Progetti come il Mudec, Armani, BASE hanno lo scopo di far vivere il quartiere in modo continuativo anche fuori dalle ondate del Design e della moda.

Durante il Fuorisalone l’atmosfera è sempre la stessa, gente che invade strade, cortili e case aperte, allestimenti di gran pregio alternati a scelte dal gusto discutibile. Per capire via Tortona bisogna tornarci in una sera qualsiasi, godersi una cena, una mostra, un concerto a BASE. Ora con la bella stagione ci sarà il cortile dell’Ansaldo aperto dove sedersi e chiacchierare.

Letizia, invece, ha un rapporto molto diverso con il quartiere, abita in Via Savona angolo Stendhal, dal 2005, in un palazzo anni Sessanta. È la casa di famiglia del suo compagno Lorenzo, che ci è cresciuto e che è la memoria storica del quartiere.

Ecco cosa ci racconta:

Tutta questa zona - Via Savona, Via Solari, Via Tortona, Via Bergognone, via Forcella e oltre – credo sia un'ottima riconversione post industriale. In passato era una zona mista non solo di grandi fabbriche, ma anche di piccole officine, e capannoni. Lorenzo si ricorda gli operai degli anni Sessanta, le contestazioni del '68, la grande Fabbrica Riva Calzoni, in via Solari 33/35, in mattoni di cotto rosso, con un ampio spazio interno, che produceva turbine, una delle più importanti d'Europa. Agli inizi degli anni 2000 è diventata la sede della Fondazione Pomodoro, uno spazio magnifico. Era un ottimo esempio di riconversione di una fabbrica, ero socia e andavo in biblioteca, aperta sino a tardi. La Fondazione non ce l'ha più fatta economicamente, e lo spazio ora ospita Fendi, che per fortuna ha mantenuto gli interni come erano. Attira un mondo modaiolo, ben diverso da quello che gravitava attorno alla Fondazione. Quando ci passo davanti è sempre un dolore.

Poi c'era l’Ansaldo di Via Tortona, che produceva pezzi meccanici e ferroviari e che dava lavoro a molte persone: uscivano a mezzogiorno per la pausa con il suono della sirene e c'erano tante osterie pronte a ospitarli. Resta la Latteria di Via Stendhal, che mantiene ancora l’arredo di quegli anni, e che è aperta solo nella pausa di mezzogiorno. Propone piatti casalinghi, e ci si siede insieme a altre persone. I prezzi dei pasti ancora oggi sono contenutissimi, 8 o 9 euro, vino compreso. Poi c'era il Giardinetto, che ora è sempre una buona trattoria ma molto cara. Allora ci andavano gli operai dell’Ansaldo.

Per fortuna la Soprintendenza ai monumenti di Milano ha vincolato la facciata e l’interno dell’Ansaldo, con la lunga cortina fotografata anche da Basilico, che già ospitava gli arredi della Scala, e varie associazioni culturali come le Tre Oche, altrimenti oggi non esisterebbero il MUDEC e BASE. Poco più in là, dove ora sono gli spazi di Armani e il grande Hotel di lusso, c'erano gli Zuccherifici di Via Tortona. A mio parere questo brandello del quartiere è stato snaturato dalla presenza del mondo della moda, ci gravitano persone che non si integrano con gli abitanti del quartiere. Al posto degli operai vedi giovani ingessati.

Ogni tanto in via Stendhal, capita di incontrare Fabio Fazio che parlotta con i colleghi della Rai, che in via Tortona ha i suoi studi. Ormai ci si saluta. Tra le altre fabbriche c'era la Osram, in fondo a Via Savona, i cui capannoni purtroppo sono stati distrutti, e la Vero Frank, dove ora c’è la Piazza delle culture, che produceva surrogati di caffè, poi passata alla Nestlé.

Era un quartiere periferico, con più di 100 officine. Si è persa quell’anima autentica, ma durante il Fuorisalone è possibile ancora visitare quegli interni, che hanno mantenuto tutti i loro connotati.

In Via Solari, c'è il complesso residenziale dell’Umanitaria, rimasto intonso come venne realizzato nel 1906, da Prospero Mosé Loira, un ebreo colto e ricco. Lo ha costruito ampio, con spazi verdi, un teatro piccolo e una biblioteca al suo interno. Ogni tanto partecipo alle piccole feste rionali, con prodotti tipici e presentazioni video o happening sulle scale del teatrino. Ci vivono i discendenti degli operai, mi piacerebbe abitare lì. All’ingresso dell’Umanitaria, c'è una ex panetteria, che è diventata un circolo ricreativo, anche per scambio di libri e riunioni di quartiere. Sino agli anni Ottanta c'era una sede del Pci. Un'altra sede storica era in via Tortona. Per noi è importante non abbiano abbattuto questo complesso e che sia ancora vitale. Siamo andati con amici di Roma a una festa l'anno scorso, davvero bella e ci si sente come a casa.

Vivo sempre il Fuorisalone con interesse. Lo trovavo più autentico e stimolante sino a qualche anno fa, ora mi sembra che le iniziative artistiche di maggiore interesse si siano spostate a Lambrate. Mi piace il fiume di gente che si riversa in questi giorni tra Via Tortona e via Savona. È bello poter vedere spazi di solito non agibili, spazi intimi e interni molto belli. Poi ci sono installazioni di valore. Mi interessano quelle che puntano su progetti artistici non legati alla mercificazione e alla moda. E ce ne sono. È una continua scoperta. Sino a tardi ci sono eventi e quindi è un flusso continuo di visitatori.

Anni fa ho incontrato Philippe Daverio, che voleva acquistare un'incisione, che piaceva anche a me e non mi potevo permettere. Nel 2011 o 2012, ha esposto qui anche il nostro amico, grande fotografo, Mario Dondero , in via Savona, all’interno di una ex officina. Mi aveva portato sin lì, «devo farti una sorpresa Letizia», ed eccoci davanti a una vetrina con le sue splendide foto, di terrazzi milanesi, di palazzi parigini. Mario si stupì molto anche dello spazio dell'ex Ansando che non conosceva. Anche Moni Ovadia abita in zona, in Via Savona, in una ex casa di ringhiera molto bella, vicino a Via Bergognone. In occasione di un Fuorisalone, mentre stavo facendo un prelievo, è entrato anche lui, e entrambi siamo rimasti chiusi dentro, per un'ora fino a che è finita la pausa pranzo dei bancari e ci hanno riaperto.

Le case sono molto rincarate. Molti degli abitanti storici se ne vanno per il casino, specie durante il Salone. In questi giorni si blocca tutto e non circoli nemmeno a piedi. Sono arrivati invece molti giovani universitari. E ci sono molti egiziani, arabi e giordani, che hanno aperto delle trattorie o panetterie.

Nel quartiere anche piccoli parchi, quello di via Stendhal/Savona, e uno più in fondo a Stendhal/Cola di Rienzo, sono delle oasi, dove sedersi e leggere. Oltre la circonvallazione, c’è GOGOL una libreria interessante e vivace che organizza presentazioni. Poi il quartiere non è lontano dai Navigli, dove andiamo spesso di sera.

Il MUDEC lo amo molto, splendido progetto architettonico e museografico, splendidi spazi di ritrovo. A volte ci vado anche solo per leggere nella caffetteria, oltre che per le mostre. È un po' caro, 12 euro, e quindi non è ancora decollato del tutto. Si vedono code colorate e variopinte solo quando c’è l’ingresso gratuito. Ogni tanto incontro qualcuno del quartiere, che entra come me negli spazi aperti, per rimanere un po' lì a leggere.

Locali e ristoranti preferiti: a Porta Genova: Armando e Christian, in Via Colombo, un mio amico. Fa un'ottima cucina sarda, buoni i vini e anche il pesce è squisito. Gli spaghetti alla bottarga sono buonissimi. In via Stendhal il San Marco, gestito da un egiziano simpaticissimo. Si mangia molto bene. Il mitico Binari, un ristorante antico e piuttosto caro.

Un altro luogo che mi piace molto è un piccolo campo di bocce ritagliato tra via Tortona e via Bugatti, circondato da case ancora dell’Ottocento, molti glicini, un baretto dove vanno gli anziani, che parlano ancora in dialetto. È un luogo delizioso.

Buon Fuorisalone o Design Week a tutti. Andateci e guardate le strade e gli spazi anche con gli occhi di Letizia e Giulia che ne hanno svelato la storia, i misteri e i risvolti più intimi.

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