Attualità Milano - Sabato 11 marzo 2017

#CiaoMilano, città dalla bellezza glamour (parola di genovese)

di De La Tur
Milano e il cielo blu
© Flickr.com - Riccardo Romano

Negli ultimi tempi imperversa sul web l'hashtag #CiaoMilano, con cui il gruppo di comici genovesi Pirati dei Caruggi (alias Enrique Balbontin, Andrea Ceccon, Alessandro Bianchi e Fabrizio Casalino) sbeffeggia bonariamente Milano a suon di video che in Liguria sono diventati virali. Il succo è: mentre in Riviera il cielo è azzurro, le temperature primaverili e ci si può già concedere una bella giornata al mare, Milano è grigia e fredda (a onor del vero: i Pirati dei Caruggi non ce l'hanno con Milano, anzi, non mancano mai di prendere in giro la loro terra e il carattere spesso scontroso dei liguri: ricordate gli sketch televisivi Turismo in Liguria?),

Bene: io, genovese, in barba all'hashtag #CiaoMilano, credo che anche il capoluogo lombardo abbia una sua affascinante bellezza, forse più culturale, più glamour. In fondo anche Parigi non ha il mare e non gode di un clima mediterraneo, ma nessuno la prende in giro.

Quindi forza, andiamo a Milano, appuntamenti di lavoro mi aspettano. Il cielo al mio arrivo in Centrale è un po’ grigio ma la temperatura piacevole. Raggiungo un’amica a Cadorna e pranziamo insieme. Per le 15 devo essere in via Achille Papa, e con una certa facilità, cambiando un paio di metro, scendo alla fermata Portello. Uscendo all’aria aperta scopro che nel frattempo il clima è cambiato: ora il cielo è azzurro e c’è un bel sole caldo. In realtà la zona è un po’ desolata: una grande arteria stradale di cui non vedo la fine, sulla quale transitano pochissime auto, ai lati moderni edifici in cemento, acciaio e vetro, all’apparenza assolutamente vuoti e deserti. È una parte di Milano che non conosco affatto. I 10 minuti a piedi che mi erano stati indicati diventano nel frattempo circa 25 (scoprirò poi che ho percorso circa 1,3 km) ma alla fine giungo in vista della mia meta: un avveniristico grattacielo che svetta su una base circolare. Dal diciottesimo piano devo ammettere che la vista su Milano è notevole.

Terminato il mio incontro di lavoro, nel nulla che circonda il grattacielo si vede soltanto un benzinaio e un Mc Donald's. Opto per il secondo. Chiedo al ragazzo dietro al banco qualcosa di caldo (nel frattempo il cielo si è nuovamente coperto) e lui mi propone un tè o un caffè. Vada per il tè. Mi chiede se lo desidero in tazza di ceramica o in bicchiere di carta, rimango stupita da tanta cortesia e rispondo che fa lo stesso, ma lui insiste e allora vada per la tazza di ceramica. Mi mette davanti anche 3 bustine di tè tra cui scegliere: nero, verde e un’altra qualità che non riesco a individuare perché nel frattempo mi riempie anche un bicchiere di carta con dell’acqua bollente dicendomi «così se poi vuole può berne un’altra tazza».

Il ragazzo è giovanissimo avrà giusto 18 anni e i suoi colleghi che stanno lavando il pavimento e pulendo le griglie non sono più vecchi di lui. Tra loro parlano in arabo. Milanesi di seconda generazione. Sorseggio con calma il mio tè e nel frattempo assisto ad altri episodi di gentilezza. Una signora chiede se può portare via il panino che non ha terminato e il ragazzo glielo incarta con cura in un sacchetto. Un’altra signora chiede un caffè da portare via e lui si premura di confezionarlo in modo che non si scotti. Sempre col sorriso.

Per tornare in centro opto per un taxi: ma dove lo trovo un taxi ìn questo nulla metropolitano? Torno dal ragazzo dietro al banco e lo chiedo a lui, che immediatamente mi risponde «ci penso io», sparisce nel retro e ritorna dopo un minuto dicendomi che il taxi arriverà in 4 minuti. Mentre sono seduta sul sedile posteriore penso a quei 3 ragazzi che mandano avanti un Mac Donald's in una zona periferica e lo fanno col sorriso e con una gentilezza che a noi genovesi lascia basiti, troppo abituati alla torta di riso finita (anche se sì, ci scherziamo su con autoironia).