Milano - Mercoledì 1 marzo 2017

Sesto San Giovanni ha un cuore antico che guarda al futuro

Il Carroponte
© Laura
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Milano - Non riuscivo a capire perché la scienziata Adriana Albini, studiosa di fama, dopo aver vissuto in tante città italiane, negli Stati Uniti e in Germania, si sia poi innamorata di Sesto San Giovanni, dove abita ora. È direttore del Laboratorio di Biologia Vascolare ed Angiogenesi, dell’Irccs MultiMedica.

È anche un'amica e sono stata a casa sua per quattro giorni, ne ho approfittato per guadarmi intorno a caccia di spunti, spiando Sesto e chiacchierando con lei. Oltre che sbrigare il mio lavoro nella capitale lombarda.

Sono rimasta colpita da questa città che si confonde con Milano, ma è tutt'altra cosa. Ho visitato il villaggio Falck, costruito all'inizio del secolo scorso dagli industriali dell'acciaio, per dare una sistemazione agli operai e agli impiegati. Camminando in mezzo a queste strade con le palazzine ristrutturate e dipinte con colori sgargianti, comprendo nella concretezza cos'è la società liquida, come l'ha definita Baumann. È l'esatto contrario della società che esprimono questi edifici a misura d'uomo e di donna, ora diventati ambiti e di pregio, arricchiti dai loro giardinetti. Qui un tempo – e soprattutto nella seconda metà del Novecento - gli operai che lavoravano nelle fabbriche intorno si sentivano parte di una comunità. Aggregazione e solidarietà non erano parole sconosciute, poi la sicurezza di un lavoro, di una sanità pubblica, di una pensione. Peccato per l'inquinamento, ma allora non veniva percepito come un problema. Ora tutto questo mondo non esiste più. Mi imbatto in uno dei primi asili Montessori, frequentato dai bambini del villaggio. Seconda scuola materna aziendale in Italia, venne progettata dall’ingegner Mella nel 1936 e testimonia la volontà della famiglia Falck di assicurare ai lavoratori i servizi necessari al loro benessere. Peccato che sia in stato di abbandono, anche se arricchito da pannelli esplicativi, che raccontano la storia del quartiere, anch'essi non proprio ben tenuti.

Non soddisfatta di questa piccola meraviglia che testimonia il passato industriale del nostro Paese, raggiungo il Parco archeologico industriale ex-Breda, dove fa bella mostra di sé il Carroponte, luogo famoso in tutta Italia per eventi e concerti. È bello vederlo nudo, con tutta la struttura vuota, ti sembra di entrare in una vecchia chiesa a cui sono caduti il soffitto e i muri perimetrali, con la navata aperta verso il cielo. Invece è una riuscita riconversione di un'area industriale dismessa. Commuove la Locomotiva FS 830 costruita nel 1906. Per trent'anni, fino al 1936, questo vecchio ferro ha viaggiato sulla rete delle Ferrovie dello Stato Italiano.

E poi c'è il grande progetto di Renzo Piano per la Città della Salute e della Ricerca, anche se sembra che l'architetto genovese abbia abbandonato l'operazione in parte dopo che una porzione dell'area è stata venduta per costruire uno shopping center e uno spazio ludico. Ad ogni modo per più di un aspetto sembra che Piano continuerà a contribuire a questa riconversione molto ambiziosa e di carattare internazionale.

Chiedo ad Adriana Albini quali sono per lei le attrazioni di rilievo sul territorio, oltre al villaggio Falk e al Carroponte. Ed eccole qui:

  • La Galleria Campari, museo notevolissimo per grafica e design.
  • Lo spazio MIL che sorge dove erano i magazzini della Breda: qui vengono organizzati numerosi eventi culturali.
  • La piazza della Resistenza con il Monumento - un muro figurativo lungo 35 metri - e l'edificio del Comune disegnati dall’architetto Piero Bottoni.
  • Il Monumento ai Caduti al Parco Nord.
  • Spazio Arte, un altro luogo di incontro, conferenze, mercatini, vicino al confine sud con la città di Milano
  • Il Centro Storico: piazza Pettazzi, via Dante, la Biblioteca, Via Cesare Da Sesto, tutto il “passeggio” con le vetrine.
  • Largo La Marmora con la Villa Mylius VonWiller, l’archivio ISEC e la fontana delle Tartarughe.
  • Il Kioskito, un chioschetto Bier Garden in mezzo al verde con tavolini e gazebo, dove passo le serate estive, davanti alla villa Zorn.
  • Non ultimo: i Parchi, estesi e numerosi che compenetrano la città

E poi Adriana mi racconta a cuore aperto perché ama così tanto Sesto San Giovanni. «Ho viaggiato tanto per lavoro, ma appena mi sono imbattuta in Sesto, mi sono subito innamorata. Non c’è l’Arno, né la Laguna, e non c’è il mare come a Genova, però c’è qualcosa che me l’ha fatta sentire vicina. Città Medaglia d'oro al valor militare, città del saper fare, sempre saldamente democratica, città delle fabbriche, delle ex acciaierie, di un passato e di un presente sensibile ai temi del lavoro e della libertà.

Sesto San Giovanni è il secondo comune più grande del milanese per popolazione residente ed è anche il terzo comune con maggiore densità di popolazione della Lombardia, e si avverte questa sua grandezza nella città metropolitana.

Conobbi poco dopo il mio arrivo il precedente sindaco Giorgio Oldrini, giornalista e scrittore, un grande viaggiatore, e l'attuale sindaca, Monica Chittò, studiosa con importanti esperienze nel mondo dell’editoria, ricca di valori umani.

Sono genovese d’adozione e cittadina Sestese per scelta. La mia vita si è dipanata tra varie città in Italia e nel mondo: sono nata a Venezia, cresciuta a Firenze e ho studiato a Genova, Monaco di Baviera e Washington DC, poi ho lavorato per 18 anni all’Istituto Tumori di Genova. Ho eletto Sesto come città di appartenenza morale e sentimentale nel 2006, dove ho comprato casa e ho trasferito la residenza. Si intravedevano già le grandi possibilità di recupero delle aree ex Falck, il cantiere di rigenerazione urbana più esteso d’Europa (circa 1.4000.000 mq), con il progetto già esistente del genovese Renzo Piano. Mi sembrava che un’area così vasta e totalmente da ricostruire potesse essere perfetta per la nascita di un Polo Medico e Tecnologico. Di fatto quest’intuizione visionaria non era molto lontana dall’attuale realtà. Qui sorgerà, infatti, la Città della Salute e della Ricerca, nuova futura sede dell’Istituto dei Tumori di Milano e dell’IRCCS Neurologico Besta.

Insomma sono tornata alla MultiMedica e ho scelto di vivere a Sesto, per condividere sogni e progetti di questo luogo dove si vive con grande senso di appartenenza. È importante e significativo per una ricercatrice in campo biomedico che un territorio dove sorgevano grandi fabbriche (Falck, Breda, Campari, Marelli, OSVA, Maggi) diventi ora una fabbrica non più di acciaio ma di salute».

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