Cultura Milano - Lunedì 27 febbraio 2017

Terremoti in Italia: quanti ne avvengono ogni anno? La mostra a Milano

Effetti del terremoto dell'Emilia, 2014

Pubblichiamo di seguito un estratto dal catalogo della mostra Terremoti. Origini, storie e segreti dei movimenti della Terra, allestita fino a domenica 30 aprile 2017 presso il Museo di Storia Naturale di Milano.
La mostra è visitabile nei seguenti orari: da martedì a domenica 9.00-17.30 (ultimo ingresso ore 16.45); lunedì chiuso. Biglietti: 10 euro intero; 7 euro ridotto; 5 euro ridotto scuole; 7 euro adulto + 4 euro bambini (dai 6 ai 14 anni) ridotto famiglia; 6 euro adulto + 3 euro bambini (dai 6 ai 12 anni) ridotto famiglia con visita guidata Adm.

In ogni istante della giornata in qualche parte del mondo avviene un terremoto. Secondo il National Earthquake Information Center (NEIC) del Servizio Geologico degli Stati Uniti (United States Geological Survey - USGS) in un anno sulla litosfera della Terra si producono alcuni milioni di terremoti. Solo una parte di essi è registrabile dai sismografi della rete mondiale ed è stimata dai 12.000 ai 14.000 sismi ogni anno. Di questa grande quantità le popolazioni ne avvertono solo una minima parte, perché di magnitudo troppo bassa oppure perché avvengono in zone lontane e disabitate come i fondali oceanici.

La piccola percentuale sentita anche dalle popolazioni equivale a circa sessanta grandi terremoti, che hanno abbastanza energia da produrre danni e vittime. Vi è infine un’altra piccola percentuale annua, una ventina di sismi di grande intensità, che ha magnitudo superiore a 7.0 ed è in grado di provocare devastazioni e numerose vittime. [...]

Dati INGV a scala italiana

L’Italia, che è situata al margine di convergenza tra due grandi placche e inserita nel movimento di altre più piccole, per la sua particolare natura geologica è sottoposta all’accumulo di tensioni nella crosta che periodicamente e in modo istantaneo vengono rilasciate sotto forma di terremoti di varia entità, producendo effetti devastanti e rendendo l’Italia uno dei paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo.

Dai primi anni del Novecento, dopo il disastroso terremoto di Messina del 1908, lo stato italiano cominciò a classificare un abitato come comune sismico solamente dopo che questo era stato colpito da un terremoto distruttivo. La scarsa conoscenza della materia scientifica e delle strutture geologiche del sottosuolo di fatto impedirono che si costruissero nel tempo edifici con un qualche criterio antisismico, situazione che amplificò sul territorio gli effetti dei disastrosi terremoti italiani. Per questo motivo la storia dei terremoti in Italia è tragica e dolorosa
per numero di vittime umane, perdite economiche e distruzione del territorio. Nonostante la documentazione storica riportasse chiaramente che il territorio italiano era sottoposto con continuità e frequenza a sismi di grande potenza, si fece ben poco per prevenire e normare continuando a costruire come se il problema non esistesse.

L’Italia, che lasciata una economia contadina si stava sempre più industrializzando diventando anche un paese tecnologicamente avanzato, continuò a essere colpita tragicamente da terremoti che infierirono sulla popolazione e sul territorio. La situazione generale di scarsa attenzione al problema sembrò cambiare nel 1980, a seguito del terremoto che il 23 novembre colpì Campania e Basilicata facendo circa 3000 vittime. In quell’anno il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) col progetto finalizzato geodinamica fu incaricato di realizzare una precisa mappa del rischio sismico del territorio italiano. Questa mappa portò a classificare
il numero dei comuni a rischio sismico da meno di 1400 a quasi 3000. Oggi le conoscenze scientifiche sono aumentate notevolmente e anche la capacità di operare e gestire il problema gravoso dei terremoti fece un decisivo balzo in avanti con la creazione nel 1999 dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Con l’istituzione dell’INGV l’Italia si dotò di una moderna struttura di ricerca col compito di studiare il problema dei terremoti e dei vulcani sul territorio nazionale con propri esperti e scienziati, in collaborazione con università ed enti di ricerca nazionali e internazionali, fornendo
al Dipartimento di Protezione Civile nazionale e alle altre autorità preposte alla gestione delle emergenze, sia a scala nazionale che a scala locale, tutti quei dati e informazioni necessari a fare prevenzione e interventi. A questo Istituto fu delegato il monitoraggio dei fenomeni geofisici e la sorveglianza della sismicità dell’intero territorio nazionale e dell’attività dei vulcani italiani con una rete di strumentazioni tecnologicamente avanzate, distribuite sul territorio nazionale o concentrate intorno ai vulcani attivi.

Oggi, secondo le valutazioni dell’INGV, sappiamo che non c’è zona d’Italia che si possa considerare priva di rischio sismico: tra gli 8101 comuni italiani, 542 si trovano in area a pericolosità sismica molto alta, 1810 hanno pericolosità alta e 2258 hanno pericolosità media, mentre per tutti gli altri 4610 la pericolosità sismica è considerata moderata.

Conoscere il passato per prevenire il futuro: ed è infatti anche con questo approccio che gli scienziati che studiano i terremoti oggi cercano di approfondire le conoscenze di un’area sismica per capire esattamente dove potrà accadere nuovamente un grande terremoto e dare precise indicazioni. L’analisi della sismicità storica dei terremoti del passato riveste quindi un ruolo molto importante nello studio statistico dei dati, per capire nel presente la sismicità recente, e per preparare per il futuro modelli di pericolosità sismica che aiutino a prevenire soprattutto in ambito costruttivo.

Sismicità storica

Moltissimi sono i terremoti storici che hanno colpito il territorio italiano e molti di questi hanno avuto effetti distruttivi. Osservando la mappa dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 2006, è facile osservare che i terremoti del passato spesso colpiscono nuovamente aree già colpite.

Il catalogo dei terremoti storici riporta oltre 4500 eventi dall’anno 1000 in poi che hanno interessato tutte le regioni italiane. I terremoti storici più forti si sono verificati in Sicilia, nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria. Anche nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano in passato si sono verificati ter-remoti importanti. Le informazioni su questi eventi sismici derivano dalla ricerca storica negli archivi e nella documentazione lasciata da molte fonti originali.

In particolare, dal 1900 a oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw ≥ 5.8),alcuni dei quali sono stati catastrofici. Se consideriamo i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 5.0, vale a dire quelli in grado di provocare danni e vittime, sono oltre 700, con una media di un evento ogni 16 mesi. I terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 6.0, paragonabili a quello dell’Aquila del 2009 o a quello di Amatrice del 2016, sono stati 88; in media 1 ogni 11 anni.

Il catalogo riporta anche 9 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 7.0, vale a dire eventi molto distruttivi. I terremoti più forti sono stati quello dell’11 gennaio 1693 in Sicilia orientale (Mw 7.3) e del 5 dicembre 1456 (Mw 7.2) in Appennino meridionale. Tra
questi, il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908 (Mw 7.1), il più forte terremoto avvenuto in Italia negli ultimi 150 anni, distrusse molte città e provocò circa 80.000 vittime, anche a causa del maremoto che si generò subito dopo. Il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 (Mw 7.1) ha provocato il maggior numero di vittime in proporzione alla popolazione della storia sismica italiana: ad Avezza-no morirono circa 10.000 persone, pari al 95% della popolazione.

Dalla analisi della sismicità storica è emerso che in media in Italia ogni cento anni si verificano più di cento terremoti di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 e dai 5 ai 10 terremoti di magnitudo superiore a 6.0. La magnitudo dei terremoti del passato, quando non esistevano gli strumenti, viene stimata in base all’entità degli effetti del terremoto e alla distribuzione areale di tali effetti. Tale misura, per quanto approssimata, è molto verosimile, come possiamo verificare con i
terremoti recenti.

Sismicità strumentale

Il catalogo della sismicità strumentale è considerato completo solo da quando esiste una rete sismica moderna ed efficiente, vale a dire dalla metà degli anni Ottanta. Negli ultimi 30 anni la rete ha localizzato più di 230.000 terremoti. La maggior parte di questi non vengono avvertiti dalla popolazione a causa della bassa magnitudo o a causa della profondità dell’ipocentro.

I terremoti che potrebbero essere stati avvertiti in 30 anni sono circa 33.000 (quelli di magnitudo maggiore o uguale a 2.5). I terremoti maggiori nello stesso periodo, vale a dire
gli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 5.0, sono stati 45; in media 1 terremoto ogni 8 mesi. In realtà molti di questi sono accaduti all’interno di sequenze sismiche a seguito di eventi più forti, come per esempio durante la sequenza dell’Emilia del 2012.

Il terremoto più forte degli ultimi 30 anni è quello del 6 aprile 2009 in Abruzzo, con una magnitudo pari a 6.1, che ha provocato 309 vittime.Nel 1980 il terremoto dell’Irpinia-Lucania del 23 novembre, con una magnitudo pari a 6.9, distrusse decine di paesi e provocò quasi 3.000 morti.

Nella zona del Tirreno meridionale è presente una sismicità, anche di magnitudo elevata, ma profonda (fino a oltre 500 km), legata al processo di subduzione in atto al di sotto della Calabria.

Sismicità recente

Guardando la mappa degli ultimi 30 anni di sismicità (1985-2016) si può osservare che i terremoti recenti sono localizzati in aree distribuite principalmente lungo la fascia al di sotto degli Appennini, dell’Arco calabro e delle Alpi. Negli ultimi 30 anni la Rete Sismica Nazionale ha registrato più di 230.000 eventi sismici in Italia e nei Paesi confinanti, la maggior parte dei quali non è stata avvertita dalla popolazione (per essere avvertito un terremoto deve avere una magni-tudo superiore a 2, talvolta, in condizioni particolari, è possibile sentire scosse più piccole) e sono 57 i terremoti che hanno avuto una magnitudo Richter ML pari o superiore a 5.0. I più forti terremoti di questo periodo sono: quello avvenuto il 6 aprile 2009, che ha
colpito duramente l’Abruzzo, Mw 6.1, che ha causato gravissimi danni alla città dell’Aquila e ai paesi vicini come già era successo nel lontano 1461 e ancora prima nel 1349; quello del 20 maggio 2012 in Emilia Romagna, Mw 5.8; e infine il recente terremoto del Centro Italia, Mw 6.0, che il 24 agosto 2016 ha colpito l’area delle province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia.

Questi eventi sono caratterizzati anche da lunghe sequenze di repliche che per molti mesi o anni interessano l’area colpita dal terremoto più forte. Dopo il terremoto del 2009 dell’Aquila sono state registrate circa 90.000 scosse per quasi 4 anni. Dopo il terremoto di Amatrice del
2016 in poco più di un mese ci sono state oltre 14.000 scosse. In Italia l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulca-nologia, mediante l’analisi delle registrazioni della Rete Sismica Nazionale Centralizzata (RSNC), localizza dai 1700 ai 2500 eventi di magnitudo pari o superiore a 2.5
ogni anno; considerando anche le magnitudo più basse, vengono localizzate in media 20.000 scosse all’anno.

Pericolosità sismica

Con pericolosità sismica si intende lo scuotimento del suolo atteso in un sito a causa di un terremoto. Essendo prevalentemente un’analisi di tipo probabilistico, si può definire tale scuotimento con una certa probabilità di accadimento nel prossimo futuro (in genere nei prossimi 30 o 50 anni). Non si tratta pertanto di previsione dei terremoti, obiettivo lungi dal
poter essere raggiunto ancora in tutto il mondo, né del massimo terremoto possibile in un’area, in quanto il terremoto massimo ha comunque probabilità di verificarsi molto basse.

Nel 2004 è stata rilasciato un nuovo modello di pericolosità sismica (MPS04) che fornisce un quadro delle aree più pericolose in Italia. I valori massimi delle accelerazioni orizzontali (PGA, un parametro usato nella progettazione degli edifici) sono riferiti a un ipotetico suolo omogeneo con buone caratteristiche per le fondazioni. L’Ordinanza PCM n. 3519/2006 ha reso tale mappa uno strumento ufficiale di riferimento per il territorio nazionale.
Nel 2008 sono state aggiornate le Norme Tecniche per le Costruzioni: per ogni luogo del territorio nazionale l’azione sismica da considerare nella progettazione si basa su questa stima di pericolosità opportunamente corretta per tenere conto delle effettive caratteristiche del suolo a livello locale.

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