Cultura Milano - Venerdì 27 gennaio 2017

White in the City. Le archistar tingono Milano di bianco

di Simone Zeni
Corridoio dei gessi dell'Accademia di Brera
© Cosmo Laera

Manca ancora qualche mese alla Design Week 2017 ma Milano è già in fermento per quello che è l'evento annuale di punta della città. Tra gli eventi in programma, compresi nel circuito del Fuorisalone, quest'anno uno dei più attesi ed ambiziosi è sicuramente White in the City, una mostra diffusa che colorerà alcuni tra i più importanti edifici meneghini di bianco, modificando temporaneamente scorci e palazzi storici.

«Il bianco è il filo conduttore di questo progetto», racconta Claudio Balestri, presidente di Oikos, che organizza e sponsorizza l'iniziativa: «per mantenere sempre alto il profilo di una manifestazione internazionale com'è la Design Week milanese, bisogna puntare su progetti che rimangano, talvolta visionari, ed è quello che vogliamo fare avvalendoci tanto di prestigiose firme internazionali, quanto di giovani designer e studenti dell'Accademia di Brera».

A firmare gli interventi sparsi in diverse location, con installazioni ed opere, sono infatti nomi del calibro di di Stefano Boeri, David Chipperfield, Daniel Libeskind, Aires Mateus, lo studio Zaha Hadid, Marco Piva e Patricia Urquiola. Tra gli spazi coinvolti si trovano invece l'Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, Palazzo Cusani, l'ex chiesa di San Carpoforo, ognuno con una diversa declinazione e interpretazione. Dal caratteristico quartiere dell'arte, ci si sposta poi in corso Italia, presso un insolito giardino e un loft nel Class editori Space, cornice della mostra White Young, in cui giovani designer espongono la propria interpretazione del colore bianco come elemento vitale e innovativo di una società ecosostenibile. Molte altre ancora le location da scoprire.

Insomma, un candore pronto a toccare l'architettura ma anche tutte le arti visite, senza dimenticare i temi centrali del design e del fashion, con l'organizzazione che promette una collaborazione con un'importante istituto di moda, ad oggi segreta. «Progetti di questo tipo nascono solo se c'è grande passione da parte dei professionisti che ci lavorano, degli artisti e di Oikos che ha reso tutto possibile», spiega Giulio Cappellini, curatore dell'intera mostra: «speriamo che la risposta del pubblico sia altrettanto appassionata perché il profilo delle realtà coinvolte è davvero molto alto e ciò che produrranno merita di essere adottato da qualcuno, diventato a tutti gli effetti patrimonio cittadino».

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