Concerti Milano - Mercoledì 16 novembre 2016

JazzMi 2016, Milano e le nuove declinazioni del jazz

di Massimo Renna
GoGo Penguin
© facebook.com/Gogopenguin

Milano - Si è conclusa la prima edizione di JazzMi, il festival tenutosi a Milano dal 4 al 15 novembre promosso dal Comune di Milano e prodotto da Teatro dell’Arte e Ponderosa Music & Art che ha costituito una tappa fondamentale del percorso di rinascita e valorizzazione della cultura musicale jazz italiana e internazionale nella città di Milano attraverso alcuni dei suoi più rilevanti protagonisti del panorama contemporaneo.

Dopo 12 giorni di manifestazione, 320 artisti, 80 concerti e 120 eventi in scaletta, la rassegna ha portato musica, arte, workshop e incontri di approfondimento in tutta la città – con punti nevralgici come Teatro dell’Arte, Blue Note, Santeria Social Club, Base Milano, Salumeria della Musica e Magnolia – offrendo un programma che, sotto la direzione artistica di Luciano Linzi e Titti Santini, ha visto alternarsi esponenti storici del genere ad alcune tra le più interessanti proposte del jazz odierno.
Un'intenzione coraggiosa in una realtà come Milano, dove da anni mancava per la musica jazz una proposta coesa e strutturata, ma soprattutto attenta all'ormai necessaria esigenza di interdisciplinarietà artistica complementare alla line-up principale di concerti. I grandi nomi c'erano eccome: da Ron Carter con il suo Golden Striker Trio a Enrico Rava, passando per Dave Holland, Enrico Intra, David Sanborn assieme al Christian McBride Trio, John Scofield, Claudio Fasoli Double Quartet, Randy Brecker, per dirne alcuni, fino alle due importanti voci della Blue Note Records Dee Dee Bridgewater e Gregory Porter. Ma lo spartiacque tra un festival jazz ridondante e un'iniziativa più culturalmente completa è l'ideazione di una kermesse di artisti che guardano all'oggi della musica jazz vedendola per quella che è: dinamica, fluida, in continua evoluzione e ricca di nuove contaminazioni e approcci compositivi.

Vediamo, dunque, come il programma principale del festival è stato pensato considerando tali premesse. Partiamo dagli Istanbul Sessions, un ensemble di predominanza ritmica che al Santeria Social Club ha mostrato la sua natura, interculturale già dalla sua composizione, capitanato dal compositore turco-svedese Ilhan Ersahin al sassofono e composta da basso, batteria e percussioni. «Il nostro scopo è suonare ciò che viviamo, e per questo il nostro nuovo album è una sorta di racconto della vita notturna di Istanbul», ha dichiarato Ersahin parlando del loro secondo progetto The Night Rider, ed è un'intenzione compositiva ben chiara tra le note del gruppo: tra loop ossessivi e melodie di chiaro gusto orientale, la linea melodica del suo sassofono è intrisa di improvvisazione come fosse la voce solista di una jam session nel cuore di Istanbul o per le strade di Nuova Delhi. Così come lo djembé sincopato, i groove in levare e la persistenza del basso ci parlano di mondi lontani e di come a volte la musica sia la più vera e diretta testimonianza di altre realtà culturali.

Parlando di fusione tra i generi, la band di Palermo Swingrowers ha portato in scena allo spazio Base il suo personale mix tra jazz, swing manouche e dance/electro con uno show che prevede tanto musica quanto intrattenimento. Alla Salumeria della Musica abbiamo trovato Kandace Springs, 27enne e grande talento emergente del jazz e soul a livello internazionale che è apparso sul palco come una crasi artistica tra Ella Fitzgerald e Norah Jones, una nuova tonalità di blu con qualche pennellata di Nina Simone. Già annoverata tra i più promettenti giovani della Blue Note Records, la woman of soul ha guidato contrabbasso e batteria con verve e passione, e la sua esibizione ha permesso alla platea di apprezzare groove, sound e atmosfera degna di un jazz club metropolitano attraverso la forte personalità della cantante del Tennessee, con rimandi a classici del soul filtrati attraverso una nuova generazione di artisti, come lei stessa ha affermato: «vorrei essere conosciuta come una tra i giovani artisti a mantenere jazz e soul vivi e vibranti».

Con i Sons of Kemet si passa a uno dei palcoscenici fulcro dell'intenso programma di JazzMi, ovvero il Teatro dell'Arte della Triennale di Milano. Vincitrice dei Mobo (Music Of Black Origin) Award 2013 - riconoscimento britannico per chiunque interpreti con merito la black music - la band è formata da quattro tra gli interpreti di maggior rilievo della scena jazz d'oltremanica che si sono esibiti in pieno possesso del loro sound rivoluzionario e trasversale. Seguendo un fil rouge dominato da Africa e sapori mediorientali, i Sons of Kemet hanno navigato tra le acque jazz, del funk, dell'innovazione dub e della tradizione calypso dei Caraibi, uno scambio di coppia dove la percussione si veste da strumento melodico e i sassofono e trombone dirigono e scandiscono il beat.

La stessa fluidità di genere, accompagnata da grande abilità tecnica e interplay, caratterizza anche il live dei The Robert Glasper Experiment, pionieri interpretativi della black music contemporanea che nei loro brani diventa un vero e proprio calderone di generi tra cui hip-hop, r&b, gospel e jazz, blues e funk. In uno show di forte intesa con il pubblico, Glasper ha eseguito i suoi soli guardando il suo pubblico in più di un'occasione, rompendo la quarta parete tra performer e spettatore, fingendo di fumare uno stuzzicadenti e sorseggiando un calice di vino bianco quasi a riassumere iconicamente la fusione tra ghetto e jazz club. È stato un concerto vivo, dinamico, con veri e propri colpi di freschezza e sorpresa, dove due misure di ritmo afro hanno anticipato un breve stacco stile motown per poi tornare a un accompagnamento fast jazz; erano tuttavia proposte molto fruibili, come fossero ballad rythm & blues impreziosite da un virtuosismo strumentale d'oltreoceano, che non è mai indigesto se proposto con criterio.

A proposito di virtuosismo e innovazione, i GoGo Penguin hanno detto la loro attraverso il loro repertorio che, seppur ancora molto giovane, è stato in grado di delineare come tre ragazzi di Manchester abbiano le idee chiare nel presentare nuove declinazioni del jazz europeo. Il trio inglese intreccia un fitto accompagnamento ritmico a una struttura armonica di ispirazione classica, partendo però da un'impostazione compositiva che rispecchia un approccio fortemente digitale delle ultime generazioni, che hanno ormai nel loro dna strumenti come Logic o Ableton, come racconta il batterista Turner: «molti dei pezzi di questo album sono iniziati come composizioni elettroniche, che ho creato con sequencer e ho poi proposto alla band trovando il modo di riprodurli acusticamente». Il tutto di fonte a una platea eterogenea ed entusiasta.

Quando è arrivato il turno di Jacob Collier, classe '94, si sapeva che il cantante, arrangiatore, compositore e polistrumentista londinese avrebbe dominato il palco, ma constatare dal vivo che l'avrebbe fatto da solo è stata la conferma definitiva della sua incredibile poliedricità. Ammirato da personalità del jazz come Quincy Jones, Herbie Hancock , Pat Metheney e Chick Corea, Collier ha presentato il suo one man band show assieme al talentuoso Bill Laurance (Snarky Puppy), giostrando le proprie abilità strumentali lungo tutto il palcoscenico: dalle tastiere alla batteria, dal microfono alle percussioni e infine al contrabbasso, il giovane artista ha riprodotto i propri brani grazie alle tecnologie di looping e armonizzazione – ha personalmente sviluppato alcuni dispositivi assieme a studiosi del Massachusetts Institute of Technology – fondendo jazz, acappella, funk, gospel soul e influenze classiche e latinoamericane in un unico flusso interpretativo musicale, ma soprattutto mostrando come le nuove frontiere della musica siano completamente avulse da limiti, generi ed etichette.

Menzione speciale va fatta, infine, per Gilles Peterson con il suo live dj set feat. Mc Earl Zinger, costituendo forse l'evento più popolare del festival senza mancare di ricercatezza e interesse puramente musicale. Collezionista di dischi, art director, autore radiofonico, produttore e il proprietario di un’etichetta discografica, Peterson ha proposto una linea d'intrattenimento accattivante viaggiando su binari di bossa nova, lounge, r&b e naturalmente della dance che proprio come il jazz ha calamitato a sé, tra gli anni '70-'80, una moltitudine di generi e influenze musicali.
L'esibizione di Gilles Peterson ha visto Dee Dee Bridgewater apparire sul palco del Teatro dell'Arte e abbracciare Peterson, forse mossa da ammirazione o reciproca conoscenza; la star del jazz/soul, nonostante non abbia dato dato alcun contributo musicale, ha testimoniato in prima persona come JazzMi abbia portato a Milano non solo una nutrita schiera di musicisti internazionali, ma un vero e proprio network musicale che vede scambio di idee e compartecipazione alla base del festival. Un intento che oggi più che mai si rende necessario per continuare ad ascoltare e capire come si evolve sia il jazz che le sue influenze nell'arte contemporanea, specialmente dopo la cancellazione di un importante evento come il Torino Jazz Festival e l'ideazione dell'ereditiero Narrazioni Jazz, volto a coinvolgere musica, scrittura, cinema e danza.

Scopri cosa fare oggi a Milano consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Milano.

Oggi al cinema a Milano

Elle Di Paul Verhoeven Drammatico Francia, Germania, Belgio, 2016 Michèle è una di quelle donne che niente sembra poter turbare. A capo di una grande società di videogiochi, gestisce gli affari come le sue relazioni sentimentali: con il pugno di ferro. Ma la sua vita cambia improvvisamente quando viene aggredita... Guarda la scheda del film