Concerti Milano - Martedì 20 settembre 2016

The Who, trionfo rock a Milano. Scaletta e video del concerto

di Massimo Renna
The Who: video Fabio Abate (Youtube) / foto
© shutterstock

Milano - Si è tenuta ieri, 19 settembre, al Mediolanum Forum di Assago la seconda tappa italiana del 50 Hits! Tour, celebrativo dei 50 anni di carriera dello storico gruppo londinese The Who che ha regalato due ore di energia pura a un'arena gremita ed entusiasta.

Consacrati nella storia del rock, i musicisti fondatori Roger Daltrey e Pete Townshend tornano a Milano dopo 49 anni – l'ultimo concerto risale infatti al 25 febbraio 1967 al Palalido, come recita lo schermo sovrapalco durante l'attesa per l'inizio del concerto – e presentano un repertorio di hit, per l'appunto, tra le più importanti della loro carriera. In scaletta non mancano classici come Baba O'Riley, Pinball Wizard e Behind Blue Eyes, attingendo da album che spaziano dagli anni '60 di My Generation agli anni '80 di Face Dances e condividendo il palco con professionisti degni di nota, quali Pino Palladino al basso e il figlio di Ringo Starr Zak Starkey alla batteria.

Si apre con I Can't Explain, primo singolo dei The Who scritto da Townshend, dove Daltrey rivela già una buona forma vocale che confermerà in punti ben più impegnativi durante il live. Si prosegue con The Seeker e la mitica Who Are You, e a questo punto Daltrey imbraccia la chitarra acustica per eseguire Kids Are Alright assieme al resto della band. Segue un brano storico, I Can See Miles, che Townshend introduce personalmente: «suonammo questo brano con Hendrix a Montreaux – e compiaciuto delle giovani prime file del parterre continua – fu scritto nel 1966, e nessuno di voi ancora esisteva». E il brano successivo, parlando di vecchio e nuovo, è proprio My Generation, il cui verso più celebre cantanto da Daltrey I hope I die before I get old (Spero di morire prima di invecchiare) suona in maniera molto diversa ora che di anni ne ha 72.

Spezza l'avvio al cardiopalma Behind Blue Eyes, che Townshend ancora una volta non manca di ricordare ironicamente essere stata scritta prima che molti del pubblico nascessero, per poi proseguire con Bargain e Join Together, dove il poderoso sound anni '70 annichilisce ogni freno inibitore e lascia spazio anche a una dedica alle vittime del terremoto che ha colpito Amatrice e le altre regioni coinvolte del Centro Italia.

Dopo You Better You Bet è il turno di Quadrophenia, concept album del 1973 incentrato sulla vita di un ragazzo, Jimmy, facente parte di una banda giovanile Mod – nota corrente culturale giovanile della Londra anni '60 – dai cui ideali rimane però deluso e ferito: del disco vengono proposte 5:15, I'm One, The Rock e, non ultima, la struggente ballad Love Reign O'er Me, dove Daltrey dà riprova di un'abile saldezza vocale.

Avviata la fase finale del concerto, Amazing Journey e The Acid Queen fanno da apripista all'immancabile Pinball Wizard, e dopo See Me Feel Me si passa senza sosta a Baba O'Riley e, a chiudere la serata, Won't Get Fooled Again.

Innovatori, anticipatori di tendenze musico-culturali e portavoce di identitarie subculture giovanili, i quattro artisti britannici hanno ricoperto un ruolo di protagonisti nella storia della musica dopo i quali lo skyline del rock non sarebbe stato più lo stesso, delineato da veemenza espressiva e una potenza sonora grazie a personalità e presenza scenica impareggiabile. Ciò che sorprende è vedere lo stesso show dopo 50 anni di attività, con i due membri originali rimasti fare quasi un secolo e mezzo d'età e dopo la scomparsa degli altri due, Keith Moon alla batteria e recentemente John Entwistle al basso elettrico, due assenze che si fanno sentire se si parla di storici gruppi che hanno scritto la storia del rock n' roll combinando virtù uniche dei propri componenti.

Insomma, Roger Daltrey afferra al volo il chilometrico lazo al microfono con la stessa abilità acrobatica di 50 anni fa? Riescono sette musicisti di oggi a replicare la medesima potenza espressiva di quattro giovani rivoluzionari di ieri? Possono due incredibili professionisti come Palladino e Starkey rendere giustizia sul palco a due dei più grandi innovatori strumentali del rock? Se si escludono gli interrogativi per paradosso temporale, il risultato è che i The Who ritornano sulla scena live internazionale a suon di applausi, dando la possibilità a giovani e appassionati di celebrare un pezzo di storia della musica contemporanea con gli autori stessi.

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