Attualità Milano - Giovedì 9 luglio 2015

Expo 2015. Il Padiglione Italia tra specchi di cibo e cultura

Padiglione Italia, la sala degli specchi
© Luca Giarola / mentelocale.it
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Milano - Del milione e passa di metri quadrati che costituiscono l'intera area di Expo 2015, i circa 14 mila del Padiglione Italia sono tra i più visitati. Gente che in piedi assaggia un panino con la mortadella o sorseggia un caffè; incantata di fronte allo spettacolo dell'Albero della Vita; in coda (sono inevitabili, le attese, ad Expo) per entrare nelle aree espositive. È uno spazio enorme e sempre affollato quello dedicato al nostro paese, in cui l'imponente Palazzo Italia è solo la parte più distinguibile: le eccellenze gastronomiche e culturali made in Italy occupano infatti l'intera lunghezza del Cardo (350 metri), l'asse minore della pianta di Expo che interseca il Decumano (quello maggiore, lungo un chilometro e mezzo) riprendendo l'antica planimetria del castrum romano.

Ma cosa c'è da vedere, esattamente, nel Padiglione Italia? Se ai visitatori mordi e fuggi può bastare una passeggiata tra gli stand tematici e regionali che si susseguono lungo il Cardo e un'occhiata allo show di acqua, musica e luci dell'Albero della Vita, i più attenti e pazienti non possono perdersi un giro di Palazzo Italia, fulcro dell'area di Expo dedicata al Bel Paese.

Partiamo proprio da Palazzo Italia: tanto per cominciare, prima di entrare c'è da mettere in conto una lunga coda (in media 45-50 minuti e comunque al coperto, al riparo da sole o pioggia). Terminata l'attesa inizia il percorso alla scoperta dell'Identità Italiana (è proprio questo il titolo dell'intero allestimento). Ad accogliere i visitatori c'è subito una guida che, senza svelare troppo, anticipa in pochi minuti il succo dell'esposizione, dedicata alle quattro potenze che, nel bene e nel male, caratterizzano il nostro paese e la nostra cultura: del saper fare, della bellezza (e qui, dice la guida «c'è da rimanere a bocca aperta»), del limite e del futuro.

Si comincia dal saper fare, con 21 storie esemplari, una per ogni regione italiana più il Vaticano, di altrettante persone che si sono contraddistinte nella realizzazione di progetti inerenti l'alimentazione e l'ambiente. Come la molisana Caterina Colantuono, che ha ripreso l'antica tradizione della transumanza, o il lombardo Matteo Brambilla, che ha creato una cantina-laboratorio per lo studio del vino. O ancora la storia di Ertan Belollari, migrante albanese che a Pontedassio, in Liguria, ha dato vita ad un'azienda di olive taggiasche. Nella sala del saper fare, 21 piccole sagome realizzate con stampante 3D riproducono fedelmente i lineamenti dei 21 personaggi, le cui storie rivivono attraverso racconti e videoproiezioni sulla parete opposta.

Tutto molto interessante, anche se l'approfondimento di ogni singola vicenda meriterebbe più tempo di quel che si ha a disposizione, visto il continuo flusso di visitatori. Si passa al secondo piano e l'impatto non è subito dei più allegri. Su decine di schermi televisivi scorrono, terribili, immagini di alluvioni, terremoti, disastri che hanno devastato l'Italia: ecco cosa succede quando gli esseri umani non salvaguardano il loro territorio.
L'atmosfera si fa ancora più cupa attraversando una stanza buia, tra suoni cacofonici e squarci di luce abbagliante. Pochi metri da percorrere a passo svelto e, tutt'a un tratto, la sorprendente meraviglia.

Dall'oscurità, si entra all'improvviso in un vortice di colori in movimento, di albe, tramonti, cieli azzurri e colline in fiore, distese d'acqua e montagne imbiancate. Un vortice di bellezza. È la sala degli specchi: pareti, soffitto e pavimento riflettono senza sosta immagini mozzafiato scattate negli angoli più sperduti della penisola, e l'unica cosa da fare è lasciarsi travolgere dai panorami di un'Italia bellissima.
L'aveva detto la guida, all'inizio, che ci sarebbe stato un momento da rimanere a bocca aperta. E nonostante la gente sia in qualche modo preparata a un non ben definito stupore, accade proprio così. Tutti si bloccano, come imbambolati, fanno qualche passo, poi si fermano di nuovo e si godono i paesaggi nel mezzo dei quali sono stati improvvisamente catapultati.

È questa la sala più spettacolare di Palazzo Italia, quella che davvero vale la visita. Ma non finisce qui, perché anche le due successive stanze del percorso espositivo sono ricoperte di specchi, e sono dedicate agli edifici e ai monumenti più belli d'Italia, dagli arcinoti Palazzo Ducale a Venezia o piazza dei Miracoli a Pisa a piccoli, favolosi paesini sperduti nelle campagne o castelli di montagna.
Poi, il ritorno alla realtà. Pochi passi e, su un muro bianco, ecco comparire la scritta Il mondo senza Italia? Ancora da restare a bocca aperta: dopo un'immersione nella meraviglia - e nonostante i nostri tanti difetti - è davvero difficile immaginarsi come possa essere il pianeta senza Italia. Ci pensa un plastico, esposto nella sala successiva, a darci la scioccante visione di un'Europa priva della nostra penisola: il Mediterraneo, con la sola Corsica al centro, sembra un mare triste e desolato.

Il terzo piano di Palazzo Italia è dedicato alla potenza del limite e a quella del futuro. Le due parole, apparentemente contrastanti, sono accomunate dall'abilità tutta italiana di dare il meglio nelle situazioni più proibitive. Qui si trovano anche le postazioni multimediali con cui è possibile firmare la Carta di Milano, il documento annunciato come l’eredità culturale di Expo 2015 che richiama ognuno ad assumersi le proprie responsabilità per garantire il diritto al cibo alle generazioni future.
In una stanza, al cui centro campeggia una riproduzione in miniatura dell'Albero della Vita, sono illustrati alcuni dei progetti tutti italiani che le regioni hanno presentato per garantire sostenibilità nel futuro attraverso la creatività: dal basilico coltivato sott'acqua nel mare di Liguria ai funghi nati dai fondi di caffè, presentati dalla regione Basilicata.
È una botta di verde ad accogliere i visitatori nell'ultima sala, piena di piante e piccoli alberi. Ben presto ci si accorge che l'enorme vaso che funge da orto ha la forma dello stivale e che la posizione di ogni arbusto corrisponde a quella del territorio in cui cresce.

Dall'ultimo piano di Palazzo Italia si ha anche un'ottima visione dall'alto dell'Albero della Vita: la struttura di legno e acciaio si trova al centro della Lake Arena e ogni ora (la sera, ancor più emozionante, ogni mezz'ora) si illumina di luci e suoni per quello che è forse lo spettacolo più visto di tutta Expo 2015. A tratti un po' kitsch, lo show dell'Albero della Vita è comunque da non perdere, almeno per dire di averlo visto: l'albero si illumina a ritmo di musica (notevole la Tree of Life Suite appositamente composta da Roberto Cacciapaglia) e pare danzare con l'acqua delle fontane che lo circondano. Alcuni passaggi sono effettivamente da brividi e ogni volta fioccano applausi a scena aperta da parte del pubblico che si accalca lungo il Cardo.

Quanto detto finora riguarda esclusivamente un angolo del Padiglione Italia. Il resto dell'area dedicata al nostro paese, che come anticipato occupa tutto il Cardo, è costituito dagli spazi regionali, in cui a rotazione ognuna delle regioni italiane presenta le proprie eccellenze culturali, enogastronomiche e turistiche. Ci sono poi le zone tematiche sponsorizzate dedicate a latte (Granarolo), acqua (San Pellegrino), salumi (Citterio), caffé (Lavazza), gelati (Rigoletto), dove ci si può rifocillare ma anche mettersi alla prova con giochini interattivi a tema. All'intersezione tra Cardo e Decumano, inoltre, impossibile non notare la Terrazza Martini, che promette l'esperienza del vero aperitivo all'italiana con vista panoramica.

Tra gli altri spazi da visitare c'è sicuramente il padiglione Vino - A taste of Italy, che si trova proprio di fronte alla Terrazza Martini. Interamente dedicato alla storia e alla cultura di vini e distillati, è un percorso multimediale e sensoriale attraverso i colori e i sapori della nostra ricchezza vitivinicola. Al piano terra ologrammi e videoproiezioni raccontano la cultura enologica italiana; in quello superiore è invece allestita una vera e propria Biblioteca del Vino, con oltre 1400 vini da degustare (a pagamento) provenienti da tutta Italia.

Sul lato opposto del Cardo, tra l'Open Air Theatre e il Future Food District, citiamo poi il Palazzo di Coldiretti (che tra l'altro, con l'arrivo del caldo, ha iniziato a distribuire frutta gratis): qui i visitatori, accolti dalla scritta No farmers no party, hanno l'opportunità di avere un contatto diretto con gli agricoltori e scoprire da vicino i prodotti della campagna italiana e le persone che se ne prendono cura. Ogni giorno, poi, sono in programma eventi e degustazioni a tema e, talvolta, cene regionali sul Roof Garden dell'edificio.

Infine, l'interessante ma putroppo semideserta (almeno quando l'abbiamo visitata noi) mostra interattiva Fab Food: la fabbrica del gusto italiano. Sviluppato su due piani, il percorso è particolarmente adatto a ragazzi e famiglie ed è composto da giochi educativi e animazioni interattive: selezionando un piatto o una bevanda come la canzone di un juke box, centrando la giusta buca con una pallina di gomma o guardando il proprio corpo che cambia attraverso specchi deformanti si possono scoprire molti aspetti poco noti sul cibo e sui suoi ingredienti. E acquisire maggiore consapevolezza sul mondo dell'alimentazione, che poi è lo scopo primario di questo enorme baraccone chiamato Expo.

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