Attualità Milano - Mercoledì 9 ottobre 2013

Zygmunt Bauman: «Non si può essere contro la globalizzazione»

Zygmunt Bauman. Nel video, il sociologo risponde alla domanda sul rapporto tra internet e il tempo
© Matteo Paoletti
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Mercoledì 9 ottobre, alle ore 21.00, il Teatro Dal Verme di Milano ospita La vita tra online e offline, lectio magistralis del sociologo Zygmunt Bauman per Meet the Media Guru, di cui mentelocale.it è mediapartner.

L'incontro, realizzato dalla Camera di Commercio di Milano in collaborazione con Regione Lombardia, Fondaizone Fiera Milano, Provincia di Milano e Mediateca Santa Teresa è a ingresso libero fino a esaurimento posti.
La prenotazione è obbligatoria

Milano - «Essere contro la globalizzazione è come essere contro la rotazione terrestre: è qualcosa che succede ed è inevitabile. È la dimostrazione - a vederne le caratteristiche positive - che siamo dipendenti gli uni dagli altri. E che nella contemporaneità non si può più vivere isolati. La globalizzazione è l'evaporazione del potere al di là delle divisioni nazionali e territoriali. Il problema, semmai, è che di fronte a un potere globalizzato, la politica è rimasta locale. Questo è il dilemma della nostra contemporaneità».
Sceglie le parole con cura, Zygmunt Bauman, decano dei sociologi a Milano per Meet The Media Guru: il teorico della società liquida - definizione che insieme a il medium è il messaggio di McLuhan è tra le più fortunate del Novecento - nella sua lunghissima vita di cambiamenti sociali ne ha visti e inquadrati teoricamente parecchi. E di certo la globalizzazione, il web 2.0 e l'esplosione dei social media non possono coglierlo di sorpresa. Anzi.

«Internet di per sé non è un bene o un male: è uno strumento. Ed è naturale e necessario per la democrazia. Anche se è innegabile che dopo la primavera araba nessuno si sarebbe aspetto un inverno arabo. È la dimostrazione che se il medium è il messaggio, nel passaggio tra vita online e vita offline le cose possono cambiare parecchio». 87 anni portati magnificamente (dimostrazione che - si passi la battuta - fumare parecchio forse poi così male non può fare) Bauman con la sua voce cavernosa spiega come il web ha cambiato le nostre vite (guarda i video in apertura e a fondo pagina).

Eppure quello del sociologo non è un racconto apologetico della rete: «Ognuno di noi passa in media 7 ore e mezza ogni giorno di fronte a uno schermo, ovvero la metà del tempo che restiamo svegli. Questa esposizione ha ripercussioni profonde sulle nostre vite e sulle nostre relazioni sociali: spesso trasportiamo nella vita offline caratteristiche tipiche della vita online. Un esempio? Internet è uno strumento straordinario per abbattere le barriere e creare facilità di connessione. Ma con la stessa facilità dà la possibilità di disconnettersi dagli altri. È una fluidità di relazione che altera in profondità il nostro vivere sociale. Non esiste più una divisione tra tempo libero e tempo di lavoro: il tempo scompare, diventa fluido. E ne consegniamo una grossa parte ai device che ci portiamo dietro ogni istante: perdere uno smartphone, oggi, significa perdere una parte di noi».

E Facebook, il social network per eccellenza? «È un surrogato di popolarità per non essere e sentirsi abbandonati o esclusi. Si crea una rete, ma non si crea una comunità».

Il concetto di comunità è da sempre al centro della riflessione di Bauman, che per descrivere le nostre città sintetizza la propria ricerca in una definizione suggestiva: «Le metropoli sono un arcipelago della diaspora: i migranti non vengono più assimilati dalla società che li accoglie, ma sono destinati a vivere perennemente in una condizione di stranieri. Questa è una caratteristica della contemporaneità, ben diversa dai fenomeni migratori del secolo scorso. Oggi in un quartiere di Londra o di Milano puoi passeggiare e incontrare 70 diverse comunità di stranieri. Lo straniero è parte della tua città, lo incontrerai tutti i giorni della tua vita, ma nella tua vita non ci entrerà mai. Da qui nasce un conflitto che porta all'incertezza che viviamo ogni giorno».

Un altro tema che sta a cuore a Bauman è quello dei giovani, costretti a fare i conti con una disoccupazione da record. In parte colpa, secondo il sociologo, di un'evoluzione tecnologica e del mercato con cui è impossibile tenere il passo: «Quando ho iniziato a insegnare all'università, i ragazzi che iniziavano un corso di laurea trovavano fuori ad aspettarli un mondo che era lo stesso che avevano lasciato prima di entrare nel campus. Oggi, invece, il mondo si evolve molto più rapidamente degli anni necessari a laurearsi: in 3, 4, 5 anni le esigenze del mondo e del mercato non sono più le stesse di partenze. E questa divaricazione tra esigenze e aspettative è tra le cause della disoccupazione giovanile che è una vera piaga per il mondo moderno».

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