Mostre Milano - Lunedì 20 maggio 2013

Mike Kelley all'Hangar Bicocca. Ce lo racconta Andrea Lissoni

Andrea Lissoni, curatore della mostra insieme a Emi Fontana
© De Luca Heads

Milano - Dal 24 maggio Hangar Bicocca (via Chiese 2) ospita Mike Kelley: Eternity is a Long Time, il progetto site-specific dedicato all’artista statunitense morto nel gennaio 2012.

A curare l'esposizione sono Emi Fontana, la prima a proporre una personale di Kelley in Italia (correva l'anno 2000) e Andrea Lissoni, che all'Hangar Bicocca è di casa. C'è lui dietro le esposizioni recenti di Tomas Saraceno, Apichatpong Weerasethakul, Carsten Nicolai e molti altri.
L'abbiamo intervistato per farci anticipare alcuni dei focus dell'esposizione, insieme ai progetti futuri dello spazio di via Chiese.

Hangar Bicocca si prepara ad ospitare la retrospettiva di Mike Kelley. Com'è nata l'idea di questa mostra?
In realtà non è una retrospettiva. Al contrario, dal momento che proprio una retrospettiva era in preparazione, sembrava fondamentale poter contribuire a mostrare il lavoro di Kelley da un’altra prospettiva: né nata dai cicli in cui la sua ricerca artistica si è organizzata, né agli stereotipi sotto cui è molto spesso letta e nemmeno da un’ambizione di natura definitiva e definitoria come potrebbe essere una retrospettiva.
Eternity is a Long Time
è così una mostra che da una parte presenta il futuro modo di lavorare di HangarBicocca, dedicando cioè ad un artista una mostra unica e in certo senso antologica – una mostra che può avvenire solo in Hangar, proprio per le sue specifiche caratteristiche – e dall’altra parte apre a nuove letture dell’opera di un artista straordinariamente importante ed influente sulle generazioni recenti e future.

La sua arte mescola alto e basso, citazioni colte e spunti pop. Qual è, a tuo parere, l'eredità più importante che ci ha lasciato?
A non guardare mai l’arte (ma anche il mondo) da una prospettiva unica. A provare a cambiare angolature e non temere di immaginare basandosi sia su riferimenti colti – letterari, filosofici, storico-artistici – e sia su mondi e riferimenti apparentemente minoritari – come la musica, il fumetto, i fenomeni di stile e giovanili – o anche più personali, o segreti.

Nel 2012 l'Hangar ha vissuto un anno fortunatissimo. L'installazione site-specific di Saraceno ha portato decine di migliaia di persone nel vostro spazio espositivo. Questione di esposizioni azzeccate o c'è dell'altro?
C’è sicuramente in generale una sete diffusa di cultura, e di cultura artistica in particolare, diffusa – per varie ragioni -, in specifico in Hangar è stata costruita una formula di diffusione penso originale che non si limita solo alle mostre ma che va a 360° dal mondo di un artista a strumenti di diffusione coinvolgenti e dedicati ad ogni fascia generazionale. Infine, spero, c’è la sensazione da parte del pubblico di percepire una visione specifica, pensata e progettata per un centro d’arte, e non una semplice sequenza di mostre. Più che su una mostra azzeccata o su una serie, è su quella visione che stiamo lavorando.

Da polo d'arte contemporanea, l'Hangar vuole diventare punto di riferimento di chi alla Bicocca vive. Si è appena concluso un progetto di riscoperta del quartiere curato insieme a Pirelli. Quali altre idee avete in cantiere?
Sì, con la Fondazione Pirelli abbiamo organizzato Scoprire Bicocca: 1450 – 2013 un calendario di iniziative per approfondire e conoscere il quartiere dove siamo. Pensiamo sia importante valorizzare il territorio che ci circonda anche attraverso iniziative culturali aperte a tutti, che facciano capire meglio il contesto in cui Hangar si trova: Bicocca è sempre stata una zona molto particolare, in cui si è lavorato - e tanto - sul piano materiale, ma anche su quello immateriale della ricerca e delle idee. È importante che questo patrimonio di saperi si diffonda e si condivida e non diventi invisibile, dal momento che fa parte del codice dell’area e anche di più, della città.
Per il futuro prosegue e si rafforza l’attività sul territorio: a giugno ci sono i campus estivi di HB Kids in cui coinvolgiamo giovani artisti italiani a lavorare sulle tecniche artistiche a partire da quelle impiegate da Mike Kelley, proseguono le rassegne dei film che hanno contribuito al suo immaginario, continuano anche i tour in bicicletta alla scoperta del quartiere, le visite guidate alla mostra e alle installazioni permanenti.

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