Attualità Milano - Domenica 19 maggio 2013

Via Manzoni, a Milano tra storia e Quadrilatero della moda

Via Manzoni, storica arteria di Milano

Milano - Via Manzoni, agli inizi del XIX secolo era la strada più elegante di Milano. Prima di essere dedicata ad Alessandro Manzoni (nel 1874, dopo la sua morte) si chiamava Corsia del Giardino.

Nel suo tracciato, tra via Montenapoleone e l’antica Porta Nuova, s’innesta uno dei quattro principali lati del quadrilatero della moda, così chiamato sia perché idealmente delimitato da quattro strade: via Manzoni, via Montenapoleone, via della Spiga e corso Venezia, che per i suoi numerosissimi negozi, boutique e atelier delle firme più famose.

Ma sia la prima parte, che va da Piazza Scala a Monte Napoleone, forse più business e meno marketing oriented, sia la seconda sono sede di storici e prestigiosi palazzi di grande memoria, colmi di tesori d’arte che richiamano ancora immagini, scenari, echi di passi, voci e musiche di un passato ormai perduto.

Se chiudiamo gli occhi possiamo quasi immaginare belle signore con pelliccia e gioielli che scendono da sontuose carrozze, per prendere il braccio dei loro cavalieri. O rivedere Carlo Alberto la sera del 4 agosto 1848, reduce dalla capitolazione di Custoza, affacciarsi al balcone di Ca’ Brentana, palazzo Brentani Greppi, via Manzoni 6 (oggi della Banca Commerciale), nel tentativo di calmare la folla sottostante e sfuggire per un pelo a un attentato. Il 5 agosto, dopo una notte d’inferno passata in un letto da campo nel salone del piano nobile, il sovrano piemontese doveva lasciare la città a piedi con le sue truppe sconfitte, seguito dai patrioti milanesi in fuga…

E, sempre a ritroso nel tempo, tornare al 1859 ed entrare di notte al 10, in Palazzo Anguissola, poi Antona Traversi, al fianco del generale Garibaldi per incontrare l’indomani mattina re Vittorio Emanuele II… Ma riapriamo gli occhi e al 12 entriamo nella corte d’accesso ai due rosseggianti palazzi che ospitano il Museo Poldi Pezzoli. Una Casa-Museo unica in Italia e una delle poche esistenti al mondo.

Giangiacomo Poldi Pezzoli, tra il 1846 e il 1879, dopo aver ampliato la già eccezionale collezione di arte varia ereditata della madre, Rosa Trivulzio (a quell’epoca era la moda, tra i ricchi signori), usò come scenario le stanze della sua casa. Morì, pare, seduto davanti al suo splendido leggio intarsiato ma la leggenda, che sguazza nel noir, narra invece che il nobiluomo si sarebbe chiuso accidentalmente nella cassaforte mentre controllava i suoi tesori. Non aveva eredi e aveva legato a una fondazione palazzi e contenuto destinati “a uso e beneficio pubblico”.

Disposto secondo il gusto eclettico di quei tempi e visitabile tutti i giorni, salvo il lunedì, il museo Poldi Pezzoli dà ai visitatori la piacevole sensazione di entrare in una casa privata ma piena di oggetti preziosi come la caverna di Alì Babà. Cito alcuni capolavori: un Profilo del Pollaiolo, la Croce di Raffaello, una Pietà del Bellini.

Ancora incantati, torniamo in strada, superiamo la libreria Feltrinelli con la sua edicola di giornali e al 12 A, troviamo un nome storico della cucina meneghina, il ristorante Don Lisander, un must con la sua sala interna allestita in quella che fu la cappella di casa Trivulzio.

Pochi passi e al 29, dall’altro lato della strada, sorge il Grand Hotel et de Milan. Il più antico albergo di lusso della città, progettato da Andrea Piazzala incorporando tre edifici esistenti, tra i quali uno che risaliva al 1300, fu inaugurato nel 1863 e come recita la reclame di allora “Appositamente costruito secondo i bisogni e i comodi richiesti dal progresso dell’epoca” (l’antico ascensore idraulico Stiegler funziona ancora). L’hotel metteva a disposizione il servizio di posta e telegrafo. La cosa attirò subito una vasta clientela di nobili, uomini d’affari e diplomatici.

Giuseppe Verdi, che negli ultimi anni di vita passava l’inverno a Milano (e alloggiava al Milan nelle suite 105), ci morì a 87 anni, il 27 gennaio del 1901. Nei giorni che precedettero la sua morte, via Manzoni e le strade più vicine furono cosparse di paglia affinché lo scalpiccio dei cavalli e il rumore delle carrozze non ne disturbassero il riposo.

Ai nostri giorni, il Grand Hotel et de Milan, propone al pubblico: di sera sulle note di Verdi, il Don Carlos, un ristorante di gran classe con cucina raffinata, all’una, per colazione, la veranda Caruso, il Gerry’s Bar, cocktail bar e piano bar.

Ormai siamo arrivati al quadrilatero della moda e al di là della fontana di marmo, il monumento a Pertini che da febbraio dopo cinque anni di lavori ha ripreso a zampillare, al 31, in un palazzo in stile razionalista, svetta l’Armani Hotel di via Manzoni con il lussuoso lounge Armani Bamboo, bar e ristorante, sospeso al settimo piano e che gode una favolosa vista sulla città.
Scendiamo a pianterreno e ci trasferiamo di nuovo sul lato destro della strada. Superata la chiesa di San Francesco di Paola, ecco, al 30, il settecentesco Palazzo Gallarati Scotti, ancora abitato dai proprietari mentre dal secondo cortile con fontana, dove affacciano le finestre della ex sala d’armi, si possono scorgere alle pareti scenografiche rappresentazioni guerresche di autore.

Ma il quadrilatero è quadrilatero della moda. Comincia l’esaltante sfilata di boutique e negozi di lusso, al 34 Simona Barbieri, al 38 E-go, mentre di fronte, al 37 ci lasciamo tentare dalle vetrine dello splendido negozio Armani Casa, e dalla boutique di Elisabetta Franchi.

Torniamo sulla destra: al 42, Simonetta, shopping e moda per i bambini e la galleria che porta al Teatro Manzoni, ricostruito in via Manzoni nel 1950, dopo la distruzione nel 1943 del vecchio Teatro Sociale del 1800 che aveva sede in Piazza San Fedele. Ha avuto tre diverse gestioni prima di arrivare alla Fininvest nel 1978 e diventare il palcoscenico cittadino della prosa e dei grandi spettacoli musicali.

Di fonte a noi la lunghissima facciata del settecentesco Palazzo Borromeo d’Adda, via Manzoni 39/45, ancora in laterizio all’epoca della prima visita di Stendahl, invitato a colazione da Febo d’Adda, il proprietario di allora, che fece di lui un incondizionato ammiratore di Milano. Al 41, la stupenda corte d’onore e il cripto portico che sfocia nel giardino, sovrastati dai portali in tardo neoclassico, posteriori al 1820. La scalinata, di cui scrisse Stendhal, esiste ancora. E al piano nobile vivono ancora i discendenti di Febo d’Adda.

Torniamo in strada e al 45 di Palazzo Borromeo troviamo il Circolo dell’Unione, ex Casin de’ Nobili, che gli austriaci credevano una camera segreta della rivoluzione.
Sempre al 45, e sempre Palazzo Borromeo: Bray Suite lo store appartenente al marchio Einstein, società tutta italiana e marchio emergente nel mondo della moda.
Al 47 il palazzetto a tre piani dello stilista belga Dirk Bikkemberg, dall’altro lato della strada D magazine, Seventy e finalmente siamo alla Porta Nuova di via Manzoni.

A Milano, quasi per dimostrare la dovizia della capitale della Lombardia, ci sono due “Porte Nuove”. La prima, più antica, divide via Manzoni da piazza Cavour e la seconda, più esterna, che si erge prepotente in Piazza Principessa Clotilde, ha sostituito la porta spagnola.
Quella più antica, chiamata nel medioevo Porta Nuova per differenziarla da quella romana, delimita scenograficamente via Manzoni con i suoi arconi gemelli, affiancati da poderose torri, di bell’effetto cromatico, a strisce alternate in marmo e serizzo. Inglobata tra alcuni edifici minori, faceva parte della primitiva cinta muraria medievale, dove passava anche le cerchia dei navigli e fu riedificata nel 1171 dopo l’assedio del Barbarossa e restaurata centocinquant’anni dopo da Azzone Visconti, che fece anche inserire, sopra gli archi, il tabernacolo della Madonna con il Bambino e i Santi.

Scopri cosa fare oggi a Milano consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Milano.

Oggi al cinema a Milano

The Broken Key Di Louis Nero Thriller, Fantascienza, Storico Italia, 2017 In un futuro non lontano, la libertà dell’essere umano è in pericolo. Il mondo è controllato dalla “Grande Z”: la Zimurgh Corporation. La “Legge Schuster” sull’eco-sostenibilità dei supporti regna sovrana. La carta è un bene raro. Stampare... Guarda la scheda del film