Libri Milano Mercoledì 22 maggio 2013

Marcos y Marcos. Editori in bicicletta

Marco Zapparoli e Claudia Tarolo

Milano - Claudia Tarolo e Marco Zapparoli sono le anime di Marcos y Marcos, la casa editrice che nel 2012 ha pubblicato Se ti abbraccio non aver paura, un libro di Fulvio Ervas che è diventato un vero e proprio caso. Il romanzo racconta la storia del viaggio di un padre e di un figlio in sella a un moto. Dentro c'è tanta vita, una malattia grave come l'autismo, i tumulti di un adolescente, le paure di un uomo maturo. E il vento fra i capelli.
Un vento che Claudia e Marco attraversano sulle loro inseparabili bici.

Claudia e Marco, che sono una coppia anche nella vita, sono due bikers indefessi. Sole o pioggia, temperature rigide o tropicali, non abbandonano mai manubrio e sellino.

Siamo andati a trovarli nella sede della casa editrice, ai Frigoriferi Milanesi in via Piranesi, a due passi dalla nostra redazione. Gli abbiamo chiesto perchè lo fanno. Ne è venuto fuori il dialogo a due voci che vi proponiamo integralmente.

Provo un rispetto misto a paura per i ciclisti urbani. Voi lo siete, come avete inforcato la bici?
Claudia Tarolo: «Noi siamo stati ciclisti fin da piccoli, io a Sondrio, Marco a Milano. La bici era il nostro mezzo di trasporto di ragazzi che non si sognavano di chiedere il motorino, era il nostro modo di essere liberi rispetto ai mezzi pubblici. Su questa base si è innestata la mia idea di regalargli una bici molto bella per festeggiare questa comune passione. Quello è stato il primo passo perché con quella bella bici abbiamo deciso di andare a trovare un nostro scrittore, Cristiano Cavina, che sta negli Appennini caricando la bici in treno fino ad Imola e proseguendo in sella».

Com'è andata? Che ricordo ne avete?
Marco Zapparoli: «Abbastanza tosto, anche se la salita non era tanto forte, noi non eravamo molto allenati. Parliamo di dieci anni fa esatti, il suo regalo risale al giugno 2003. In quell'occasione lei aveva ereditato la mia vecchia bici, una Rossignoli, elementare, nera, da uomo. La mia invece era più fighetta. Quando siamo arrivati a Casola Valsenio, dopo 16 km, una distanza non esagerata, considera che oggi la nostra media per una gita è di 40-50 km – abbiamo visto in cima Cristiano Cavina che ci aspettava e accanto a lui un vecchio amico, che non vedevamo da molto tempo, con in mano una macchina fotografica per immortalare il momento. Credo ci sia anche questa foto di noi, scompostissimi, sudati, ma molto fieri. Ti garantisco che, quando scendi dalla bicicletta dopo aver fatto una cosa così, non stai in piedi tanto bene, ma questo è stato l'inizio».
C. «Poi le cose sono cambiate rapidamente, lui mi ha regalato una bici con i cambi, perchè quella gita ci ha lanciato, ci è sembrato bellissimo arrivare in un posto con la bici. Dopo poco abbiamo fatto il nostro primo viaggio, siamo andati in treno con le bici al seguito a Copenhagen e da lì siamo andati a Berlino».

Immagino che muoversi su due ruote nel Nord Europa sia tutta un'altra cosa...
C. Sì, già allora era normale caricare un bici su un treno e poi ci sono piste ciclabili meravigliose che attraversano la campagna dove passano solo biciclette. Quella è stata la nostra prima esperienza in una città come Berlino attraversando parchi, lungo il fiume, e da allora tutti gli anni facciamo un migliaio di chilometri d'estate con le bici.

Ma come vi organizzate per il bagaglio?
C. È una disciplina Zen. La prima volta ti rendi conto che più sei leggero meglio è, quindi ti abitui ad avere l'essenziale. Anche per i libri si seleziona per essere certi che siano quelli giusti, queste estate ne avevo con me due e, nonostante il tempo per leggere non fosse molto, li ho finiti entrambi.

Voi non avete l'auto, com'è maturata questa scelta?
M. Noi dall'ottobre 2006 l'abbiamo venduta dicendo 'Facciamo un esperimento di sei mesi, ci mancherà e se mai ne compriamo un'altra'. Non l'abbiamo più ripresa, invece ci siamo resi conto che portava solo fastidi.
C. Ci siamo resi conto che potevano fare a meno di questo oggetto ingombrante, costoso e inquinante che è l'automobile.

Ma se dovete andare in un posto un po' complicato da raggiungere?
M. La noleggiamo. È molto più comodo ed economico di quello che si pensa. Usando una macchina a noleggio quando vuoi spendi solo per l'assicurazione. Le auto a noleggio sono sempre nuove, a Milano si trovano facilmente non lontano dal centro, non abbiamo più lo stress di cercare parcheggio, pensa al box, le multe. La bici ti dà un rapporto diretto con quello che ti circonda, è vero che sei scoperto, ma senti le cose che ti accadono intorno. Quando siamo arrivati alla porta di Brandeburgo a Berlino ci siamo sentiti dei piccoli trionfatori.

Dal 4 maggio a Milano si può salire con la bici sulla metro e su alcune linee di tram. Voi che percorso consigliereste a dei neofiti dell'urban bike?
C. Milano ha dei frammenti disconnessi di piste ciclabili, quasi pericolosi da usare perché immettersi e uscirne è difficile. Devo dire che io non le uso. Ora che abitiamo in Zona 4 abbiamo le nostre vie preferite. Una è la direttrice che porta dalla Biblioteca Sormani a via Piranesi: invece di immetterci in corso di Porta Vittoria, prendiamo una strada interna, via Fontana che conduce fino a via Anfossi e così si arriva in largo Marinai d'Italia.
Se invece si vuole andare a Nord, a me piace molto via Piolti de Bianchi, oppure ci sono tutte le parallele orizzontali a nord di corso XXII Marzo, via Marcona, via Archimede.
Una pista ciclabile che funziona è quella sulla circonvallazione di via Sforza, via delle Armi, è abbastanza continuativa e le auto la rispettano.
M. Io ho in mente l'asse che va da piazza Leonardo da Vinci, con quello slargo che ricorda un po' il Cremlino, fino a via Piranesi. Si può percorrere via Vanvitelli e poi proseguire sempre dritto, poi si derapa verso la direzione del treno con tanto verde intorno. Sul tragitto di cui parlava Claudia, una variante per me bellissima è fare i giardini di Largo Marinai d'Italia.

E uscendo da Milano?
C. Lì c'è l'imbarazzo della scelta. Uno dei più belli è la pista del Ticino. Noi qualche volta andiamo in treno a Sesto Calende e poi facciamo la pista fino ad Abbiategrasso o Pavia. Posso dire che anche avendo fatto dei percorsi meravigliosi in Europa, quella del Ticino resta più bella.

Da qualche tempo sembra che la sensibilità verso chi si sposta su due ruote si sia acuita. Trovate davvero che le cose siano cambiate?
M. Che sia cambiato qualcosa dal punto di vista dell'atteggiamento generale forse sì, ma andando in giro in bici, devo dire che non registro ancora questo aumento di presenza. Una cosa che abbiamo notato questa estate durante il nostro viaggio in bici – abbiamo fatto due passi alpini impegnativi – è l'afflusso di persone che spostavano le biciclette con il treno, a Rovereto quasi non riuscivamo a salire.
C. Però il fatto che molte persone usino le bici del Bike Sharing lo ritengo un buon segno, il primissimo esperimento tanti anni fa era naufragato. Ora invece vengono usate, poi comunque, come dicevi tu Milano non è facile, c'è un terreno molto sconnesso, penso alle rotaie del tram, c'è tanto traffico...

Quindi nessuna gelosia per i ciclisti urbani dell'ultim'ora?
M. La bicicletta è uno strumento giocoso, come la lettura. È una cosa che più si condivide, più bella è.

Prima di salutarci mi date il titolo di un libro in cui la bici ha un ruolo centrale che vi è particolarmente piaciuto?
C. Un libro dove la bicicletta viene fuori come un piacere è La Commedia Umana di William Sarayan. C'è un ragazzino che per guadagnare qualche spicciolo consegna telegrammi con la bici. Il fatto di andare veloce, di sentirsi potenti con il vento fra i capelli, in sella ad una bici, in quel romanzo viene fuori tantissimo. E io mi identifico tutt'ora in lui.

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