Attualità Milano - Giovedì 21 marzo 2013

Maria Falcone: «Quando nessuno osava dire la parola Mafia»

Maria Falcone

Milano - Certo Maria Falcone di esperienza ne ha accumulata in vent’anni di testimonianza e tuttavia sorprende quanto abbia letteralmente travolto il Teatro degli Arcimboldi strapieno di ragazzini.

Il potere della parola e della testimonianza, ancora una volta contro il silenzio, l’omertà, il modo sommerso della Mafia. Una parola che: «nessuno osava pronunciare quando Giovanni é arrivato a Palermo» esordisce la sorella del giudice assassinato ventuno anni fa: «Cosa Nostra non esisteva, il termine fu svelato da Tommaso Buscetta. Gli stessi politici non ne parlavano e la chiesa fu distante. Solo dopo la morte di Giovanni, papa Giovanni Paolo II prese posizione, anche se Padre Sorge, qui, se ne occupava già», questo é l’esordio di un monologo, poi conversazione, che ha tenuto tremila ragazzini incollati alle poltrone.

È storia che sappiamo già, ma che evidentemente i più giovani non ascoltano abbastanza, perché l’attenzione era palpabile. Nel giorno della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, Maria Falcone, presentata da Padre Sorge, ha parlato del fratello e del pool; Aldo Giovanni e Giacomo hanno presentato il concorso a premi per i ragazzi e Aldo Zappalà - regista e autore - ha presentato un documentari breve che viene proiettato in contemporanea in molte scuole d’Italia.

E tutto questo, lo si deve al Centro culturale Asteria di Milano e partners (per questa avventura). Così le suorine, zitte zitte, tanto parla il web, hanno messo su un evento che ha decuplicato le attese. Non dovrebbe sorprendere, come notizia, se non in un Paese un tantino arretrato con il nostro, dove ci si stupisce che la chiesa sia in relazioni strettissime con il web. Invece. Ecco la notizia, la storia, e l’iniziativa da seguire.

A Milano c’è un centro culturale e sportivo che si chiama Asteria, è stato fondato poco più di vent’anni fa dalle Suore Dorotee di Cemmo ai margini dei Navigli, non più quelli della movida, quelli vicini alla periferia abbastanza disastrata. Il www.centroasteria.org si avvale della collaborazione di tanti laici, offre di tutto, vedere per credere, ed è affiancato da una scuola parificata.

Non si sa se quando hanno assunto un’esperta di web, Cinzia del Manso, le religiose si aspettassero di finire al centro dell’attenzione di mezza rete, meglio così, ché l’iniziativa è bella e nobile. Il Centro si è ritrovato con 3.000 adesioni e un auditorium con 300 posti. Il comune è intervenuto e ha offerto il Teatro degli Arcimboldi.
E quando del Manso si è rivolta a www.cowinning.it dodici cervelli si sono messi all’opera per viralizzare su tutti i social conferenza e contest.

Dopo che Falcone ha raccontato l’indispensabile, poco della paura, tanto del senso dello Stato con cui sono cresciuti i fratelli, così evidente e prioritario in Giovanni, che il monumento più significativo gli è stato eretto a Quantico, nella sede della formazione per gli agenti dell’FBI dall’ex direttore Louis Freeh, che lo ha circondato di panchine perchè gli studenti possano sedersi e pensare a Falcone. Perché? «Perché Falcone è stato la personificazione del senso dello Stato» risponde Freeh. I ragazzi sono quelli che ci interessano, per questa ovvietà che rappresentano il futuro.

Che cosa vogliono sapere di una storia che precede la loro nascita e di orecchi anni? Vogliono sapere come si fa a essere così coraggiosi, a sapere di essere condannati a morte e andare avanti lo stesso; vogliono sapere cos’è la paura e come combatterla, che cosa si prova di fronte all’assassinio di una persona amata, che cosa si dice ai figli, se si può perdonare.

Quello che emerge è un bisogno fortissimo di credere in qualcosa, possibilmente nelle istituzioni. Per altro, come diceva Maria Falcone, all’inizio - molto prima che i Corleonesi trionfassero e la trasformassero in un mostro sanguinario - la mafia si presentava proprio come uno stato alternativo, dove questi non poteva o voleva o sapeva arrivare, si poneva come forma di protezione che rispondeva ai bisogni dei cittadini. I ragazzini di oggi sembra proprio che - pur avendo scelto la strada giusta - siano esposti al rischio di non vedere una risposta a un bisogno primario.

Il contest su Siamo pacifici lo stanno presentando Aldo Giovanni e Giacomo e funziona così: i ragazzini, da soli o insieme alla loro classe (Media inferiore) devono descrivere le loro idee sulla pace e la legalità con fotografie, illustrazioni e fumetti. Per vincere libri, corsi on line e altri premi. Ecco come fare: scegliere una delle tre categorie del contest I Volti della pace; La legalità migliora la vita; Il mondo che vorrei, iscriversi e partecipare con immagini di ogni tipo. Il regolamento è sul sito di Asteria.

Ha del paradossale che il trio che ha costruito una carriera sulla lite, presenti Siamo pacifici, ma erano ben contenti di farlo, i ragazzini in delirio anni ‘60, e la conclusione è stata carina «Litighiamo sul palco, ma nella vita bisogna applichiamo la creatività per non litigare».

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