Libri Milano - Venerdì 2 novembre 2012

'Il sarto di Picasso': Michele Sapone nel romanzo di Luca Masia

di Luca Masia
Pablo Picasso e Michele Sapone, Cannes, villa La Californie, compleanno Picasso, 25 ottobre 1956
© E. Quinn

Il romanzo Il sarto di Picasso (Silvana Editoriale, 2012, 319 pp, 18 Eu) di Luca Masia racconta la storia di Michele Sapone, uno dei più intimi amici di Pablo Picasso, che da un piccolo paesino del Sud Italia si trasferì in Costa Azzurra, dove conobbe i più importanti artisti del Novecento.

Di seguito ne pubblichiamo un estratto (leggi anche altri due brani dal romanzo: Il ritratto di Giacometti e Michele Sapone ritratto dal maestro).

Durante la notte, il vento e la pioggia avevano tormentato i paesi della costa, ma poi, verso la fine della mattinata, il sole si era alzato oltre le nuvole ancora gonfie d’acqua. Sembravano appoggiate sul mare.
Adesso, nel primo pomeriggio, l’orizzonte è diventato una linea nitida che offre un solido punto d’appoggio allo sguardo dei due uomini che si sono appena stretti la mano nel giardino della villa. Entrano in casa e si muovono con gesti lenti e misurati all’interno di una grande sala piena di quadri appoggiati alle pareti. Il tavolo rotondo al centro della stanza è ingombro di fogli bianchi, barattoli di colore e pennelli di ogni dimensione.

– Quanto tempo ti occorre? – chiede Picasso.
– Non molto, – risponde il sarto italiano. – Nel corpo umano non ci sono tante misure da prendere.
– Già, – dice Picasso con un accenno di sorriso. – Ti serve molto spazio o va bene qui?
– Va bene qui.
– Allora restiamo qui. Così, dove lavoro io lavori anche tu.

Pablo Picasso e Michele Sapone sono nella villa chiamata La Californie, sulle alture di Cannes, nell’atelier che diventa sala da pranzo semplicemente spostando il materiale da lavoro e appoggiandolo a terra o sulle poltrone in pelle, con i braccioli bruciati dai mozziconi di sigaretta. Picasso ama questa stanza che racchiude il suo mondo. Il luogo ideale dove realizzare i sogni: un ambiente caldo e rassicurante, composto di cose abituali, oggetti che – come vecchi amici – fanno da sfondo alle novità della vita.

Picasso non butta via niente; tiene tutto accanto a sé e pretende che tutto sia sempre a portata di mano. Nel suo mondo interiore, le cose del passato assumono valore perché la loro storia le rende preziose.

Di solito, quando le persone di una certa importanza si fanno prendere le misure da un sarto, parlano molto. Sono a disagio e per questo parlano, come per scacciare il timore del giudizio. Ma le misure perfette sono un sogno impossibile, e forse neanche desiderabile. Il sarto non giudica mai i difetti della sua clientela, al contrario li ama; se gli esseri umani fossero perfetti, non ci sarebbe spazio per l’arte di riequilibrare le proporzioni e restituire armonia al corpo. Tutto il lavoro del sarto è un grande elogio dell’imperfezione. Le misure sono individuali come le impronte digitali e cambiano con il passare del tempo; il corpo manifesta sempre all’esterno ciò che lo muove all’interno.

Michele Sapone ha un particolare talento per cogliere questi segnali nascosti. È un artista dell’ascolto. Sente nel corpo che deve vestire i desideri più segreti, intuisce quali saranno i colori e i tessuti che potranno dargli gioia; sa realizzare nel taglio quell’esattezza di forme che la vita finisce spesso per negare agli esseri umani.
Sapone non parla mai quando prende le misure. Tace anche adesso che sta misurando Pablo Picasso, l’artista che forse più di ogni altro desiderava conoscere. Ma in questo momento, l’artista è lui.
Sul suo taccuino, scrive: Picasso: 44.68 – 23.56.52 – 94.63.51 – 47.