Libri Milano - Martedì 12 giugno 2012

'Il Muro' di Marco Vallarino

Milano - Quattro. Gianni non pensa ad altro. Quattro, il voto che prenderà a scuola quella mattina, per non aver mai aperto il libro di filosofia negli ultimi tre mesi.
In piedi accanto a lui, ad aspettare lo stesso autobus, l'1 bis che li porterà nei pressi del campo di battaglia, c'è Elena, compagna di classe nonché di banco, un corpo da paura e un paio di occhi belli che hanno steso più di un maschio. Ed è proprio grazie a quegli occhi e a quelle curve così ben tornite che Elena non ha gli stessi pensieri di Gianni.
Il suo testo di filosofia, un pallosissimo Ludovico Geymonat, è ancora pressoché vergine, mai aperto se non per scriverci il nome, ma lei sa che il professore non arriverà mai a darle quattro per non sapere niente, al massimo un cinque più, cinquemmezzo, o addirittura una sufficienza stiracchiata, un sei meno meno che allungherebbe la fila di voti conquistati in maniera non proprio ortodossa.
D'altra parte, mica è colpa sua se i maschi si emozionano anche solo a guardarla. E quello di filosofia non è certo l'unico professore che ha assunto nei suoi confronti un atteggiamento 'protettivo'. Anche a Gianni piace consumare Elena con gli occhi. Riempirseli bene, gli occhi, con le minigonne, gli stivali, le magliette attillate con relativo airbag, i fuseaux blu elettrico e tutto il resto. Anche lui si 'emoziona' a guardare.
Ma quella mattina no, ha altro per la testa. Così, a furia di girovagare inquieto per la realtà che lo circonda, il suo sguardo finisce su una delle pareti trasparenti della pensilina e su quello che c'è scritto:

Forse fa più caldo del solito. Il mio viaggio è appena iniziato ma so che sarà l'ultimo. Dopo, ogni cosa perderà il suo significato per acquistarne uno nuovo. Migliore? No, diverso. Finché una risata dall'inferno non ci seppellirà tutti per l'ultima volta.
Non so come ma sono riuscito a entrare nel privé della discoteca, mi sono fatto nei bagni psichedelici e adesso mi trovo collassato su un divanetto in un angolo della sala, avvolto da una musica indecifrabile ma bellissima. Ma già la sento lontana mentre mi accorgo che la solitudine è incurabile, e tutto il resto non ha più senso.
Sto morendo…
(continua in via Pirinoli 3)

Gianni sente un brivido corrergli lungo la schiena. Non ha mai letto niente di così strano, e il fatto che si tratti solo della prima parte di uno scritto più esteso lo intriga parecchio.
«Ehi» attacca in direzione della compagna. «Hai letto qui? È pazzesco.»
Elena si gira a guardarlo ma sembra non aver capito ciò che lui le ha appena detto. «Eh, cosa?»
«Leggi qui, ti dico» ripete l'altro. «È una specie di racconto, la storia di uno che sta per morire, credo, ma è scritto in un modo incredibile.»
«Ah sì?» commenta la ragazza prima di iniziare a leggere. Sono poche righe e le finisce in un lampo. Poi alza lo sguardo verso Gianni: «E allora?»
«Beh, non ti dà delle sensazioni particolari 'sta cosa? Io la trovo micidiale.»
«Mah!» Elena è perplessa. «A me non dice niente. Ce ne sono tante di scritte così sui muri. E poi, preferisco le poesie.»
«Non sei curiosa di sapere come va a finire?»
«Perché?»
«Come ‘perché?’, c'è scritto che continua, no? Qui, in fondo: sto morendo, puntini puntini poi, tra parentesi: continua in via Pirinoli 3.»
«Ah!»
«Dov'è via Pirinoli?»

© Copyright Alacran Edizioni 2011

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