Mostre Milano Mercoledì 21 marzo 2012

Marina Abramovic, vi raccontiamo la performance al Pac

© Laura Ferrari
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Milano - Firmare un contratto, lasciare cellulare, i-pad e qualsiasi altro congegno tecnologico in un armadietto e iniziare a eseguire degli esercizi, guidati da un maestro coadiuvato da tre assistenti. È il Metodo Abramović.

Al PAC (via Palestro 12), fino al 10 giugno, il visitatore si trasforma per due ore e mezza in opera d'arte e artista. Diventa, infatti, oggetto dell'azione di Marina Abramović, ma anche soggetto autore della performance.

È oggetto perché burattino dei tre assistenti, costretto a fare quanto gli viene richiesto. Tutto in qualità di contraente che ha accettato di rinunciare alla tecnologia e alla propria identità, perduta per il camice bianco che cela le forme e che necessariamente si deve indossare «per – spiega Abramović – segnare la metamorfosi da spettatore a partecipante».

Qual è l'accordo tra le parti? «Se mi dai il tuo tempo – spiega Abramović – io ti darò un'esperienza» e, alla maniera di Piero Manzoni, si riceve un certificato di partecipazione per lo scambio di fiducia accordato.

Anche l'idea sottesa in questa performance non è dissimile da quella che il 21 giugno 1960 l'artista cremonese realizzò nella Galleria Azimuth di Milano. Allora al pubblico furono offerte da mangiare uova sode sigillate dall'impronta dell'artista che, in quella che chiamò Consumazione dell'arte dinamica del pubblico divorare l'arte, intese attivare il ruolo passivo dello spettatore, con una sorta di cerimonia eucaristica.

Ieri come oggi, Abramović vuole celebrare un rito che coinvolge lo spettatore, che vive estaticamente seduto sdraiato e in piedi, sempre isolato da cuffie insonorizzate dall'altro pubblico, quello che rimane voyeur. Materiali naturali, quali quarzo, legno e magneti fanno da uova-reliquie.

Solo un neo: manca la sacerdotessa. Marina Abramović - The artist present al MoMA di New York - al Pac di Milano praticamente non c'è, si mostra e poi scompare. La sua figura ieratica, stretta in colli coreani da prete e la sua bellezza che sembra dipinta dal pennello di Gaugain, è negata al neofita.
D'altronde, in scena è un metodo, lasciato spiegare dalla Maestra alle sue assistenti, Rebecca e Lindsay.

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