Libri Milano - Lunedì 10 maggio 2010

Intervista a Beatrice Masini, la scrittrice italiana di Harry Potter

di Costanza De Luca

Milano - Bambini nel bosco (Fanucci 2010, 208 pp, 14 Eu) è l'ultimo romanzo di Beatrice Masini, la scrittrice milanese che ha tradotto la celebre saga di Harry Potter. Ed è il primo libro per ragazzi ad essere candidato tra i 12 finalisti alla vittoria del Premio Strega, giunto quest'anno alla sua 64esima edizione.

È la storia di un gruppo di bambini cresciuti in un campo chiamato la Base, dove non c'è passato, né memoria, dove non ci sono ricordi né possibilità di futuro, dove le parole sono controllate e i libri sono proibiti. Un giorno alcuni dei ragazzi decidono di spingersi nel bosco per esplorare il mondo. E sarà il ritrovamento casuale di un libro di fiabe e la lettura delle sue pagine il punto di partenza che riuscirà a modificare definitivamente le loro vite e il loro destino.

Una storia quindi sul potere delle storie e della memoria.
«Sicuramente. La salvezza dei bambini protagonisti è nelle storie che ascoltano e che li aiutano a recuperare le parole; senza le parole perdiamo il potere di definire le cose, e siamo smarriti. Il potere della memoria invece sta nella capacità di darci delle radici; per i bambini nel bosco, che non hanno radici né legami, recuperarla - anche se non è la loro, anche se è presa in prestito da altri bambini o da altre storie - è la possibilità di restare ancorati alla vita».

Nel libro si legge
«Le parole danno significato alle cose», una citazione di J.R.R. Tolkien. È questo il messaggio che si vuole trasmettere?
«Bambini nel bosco rammenta al lettore che la lettura è libertà e che soltanto attraverso le parole si definiscono le cose e si possiede il mondo, si potrebbe forse riassumere così. Anche se in realtà non parto mai con l’intenzione di brandire messaggi: a me piace raccontare delle storie, tutto qui».

Come si può definire il suo romanzo: fantascientifico, genere fantasy o d’avventura? Tutte e tre le cose?

«Da lettrice amo i romanzi di genere, ma da scrittrice non ne pratico uno in particolare. Certo il mio non è un romanzo fantasy né di fantascienza, anche se è ambientato in un futuro indefinito. È un romanzo d’ipotesi: mettiamo di essere in un altro mondo, su un altro pianeta, dove i legami sono stati spezzati da una catastrofe non meglio identificata. Che cosa può succedere? Ecco, sono partita da qui. Poi, per il resto, è un romanzo d’avventura, credo».

Perché la scelta del bosco?

«Perché è il posto in cui ci si perde, e abbiamo tutti bisogno di perderci, ogni tanto, di dimenticare chi siamo o chi crediamo di essere per ritrovarci prima nudi e poi più forti davanti alle difficoltà. Perché è il posto delle fiabe: credo non ce ne sia una senza una bella foresta che pullula di paure».

Lei ha tradotto cinque volumi della saga fantasy di
Harry Potter, riuscendo a rendere in modo perfetto lo stile e lo spirito originale di Joanne Kathleen Rowling: che cosa secondo lei ha reso questi libri un successo planetario e soprattutto aveva previsto tanto clamore?
«No, non avevo previsto tanto clamore. Quando ho cominciato, al terzo volume, i primi due avevano avuto un buon successo, ma niente che lasciasse presagire che cosa è accaduto dopo. Certo, hanno ingredienti universali: la magia innestata nella vita di un ragazzino che non sa di possederla e che anche quando ne scopre il fascino sa capire che non basta un colpo di bacchetta a trasformare la realtà o a riportare indietro chi non c’è più».

Quali sono i temi che più le interessa trattare e a quale fascia d’età si rivolge quando scrive?

«Quando comincio a pensare a una storia non rifletto né sul destinatario né sul tema: la storia prende il via sul computer, se è buona, dopo che ci ho riflettuto a lungo, e procede trovando da sé le parole e le vie giuste, e quindi, alla fine del percorso, anche i lettori giusti. Almeno spero».

Oltre ad essere una scrittrice, giornalista, editor, traduttrice, lei si definisce prima di tutto una lettrice: quali sono le sue letture?

«Quanto mai variegate. Sto leggendo Tre secondi, l’ultimo thriller svedese sbarcato dalle nostre parti, e insieme l’ultimo romanzo di Michael Connelly; qualche mese fa ho molto amato Wolf Hall di Hilary Mantel, non ancora tradotto in Italia, un denso romanzo storico sulla figura di Thomas Cromwell, e a partire da quello sto leggendo tutte le opere di questa straordinaria scrittrice inglese; ho scoperto la scrittura squisita di Elizabeth Strout di Olive Kitteridge e soprattutto di Amy e Isabelle, un ritratto di madre e figlia che si rifrange di continuo nei mutamenti della natura in un’estate torrida del New England. E a chi si occupa di libri e bambini suggerisco Il libro dei bambini di Antonia Byatt che sta per uscire qui da noi».

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