Teatro Milano - Martedì 4 maggio 2010

Lillo e Greg: «Zelig appiattisce tutto»

Milano - Dopo 4 anni di repliche, gli automatismi sono ormai oliati. Per questo non sorprende che Lillo e Greg arrivino a teatro, per la prima milanese de La baita degli Spettri - al Teatro Nuovo fino al 9 maggio - con poco anticipo sull'apertura del sipario. Quello che un po' stupisce è che l'anticipo sia di appena due minuti. Li incrocio all'ingresso artisti mentre scendono trafelati le scale verso i camerini - Lillo in un giubbetto argentato e Greg in un lungo impermeabile nero - e decidiamo di comune accordo di spostare la nostra chiacchierata alla fine dello spettacolo, una commedia surreale che gioca con gli stereotipi del cinema horror: cinque ragazzi decidono di passare un weekend in una baita di montagna, su cui aleggia la maledizione di un serial killer senza testa.

Quando li incontro di nuovo due ore più tardi dietro le quinte, nemmeno dieci minuti dopo la fine della replica, la situazione è questa: Lillo ha ancora addosso gli abiti di scena, suda copiosamente e scatta foto con i fan; Greg è asciutto e profumato, indossa un abito nero con una cravatta rosa a fiori, e stringe mani con elegante moderazione. È naturalmente in questa distanza - morfologica, caratteriale e di portamento - che sta l'alchimia comica della coppia. Colto da folgorazione e momentanea incoscienza mi azzardo a porre La Domanda più Banale del Mondo: «Qual è il segreto per far funzionare un sodalizio artistico così a lungo?» - «Il ricatto reciproco» mi risponde Greg in zero secondi, «Conosciamo ciascuno dei segreti tremendi sull'altro e così nessuno dei due si può permettere un colpo di testa» precisa Lillo.

Decido di passare a qualcosa di più tecnico. Perché l'horror? «In realtà non sono un fan dell'horror moderno, mi sono fermato a quelli della Hammer. Quelli nuovi mi fanno paura», risponde Greg, «trovo però divertente giocare con i cliché: sono talmente sfacciati e riconoscibili che usati in un certo modo invece di spaventare fanno sorridere». È il meccanismo della parodia, che i due utilizzano spesso anche in radio, nella loro striscia quotidiana 610: «Più che con i singoli titoli, film o serial TV, ci piace giocare con i meccanismi dei generi: il radiodramma, il western, l'horror... Ora stiamo preparando una parodia su I nuovi film di Daniel Craig. Noi ascoltiamo il trailer di Biancaneve in cui Biancaneve è interpretata da Daniel Craig. Proprio lui, con la sua voce. In studio c'è il produttore del film e noi gli chiediamo "Perché Daniel Craig? Che c'entra con Biancaneve?", e lui "Perché, che c'entra con 007?"».

Una delle cose che si notano assistendo a uno spettacolo di Lillo e Greg, è che la loro comicità, apparentemente semplice, segue in realtà meccanismi piuttosto sofisticati, che si basano quasi tutti sul paradosso. Ci sono paradossi temporali, ovvero dettagli surreali che in un primo momento non hanno alcun senso e che poi, a distanza di molti minuti e improvvisamente, acquisiscono valore comico o narrativo. Ci sono paradossi meta-narrativi: lo spettacolo è proposto come se si trattasse di un dvd, con tanto di menù iniziale, cambio di lingua e contenuti speciali in coda allo show, tutto rigorosamente live. E ci sono i paradossi linguistici che li hanno resi famosi, come quando Greg dice «Non vorrei dire una bestemmia» e Lillo replica «Allora non dirla», «Infatti, che c'entra una bestemmia ora? Perché?». «Il lavoro semantico è affascinante, si tratta di scardinare dall'interno il meccanismo della frase che pronunci», dice Greg. «Prendiamo dei modi di dire ed eliminiamo il lato figurato, come quando un personaggio se ne esce con "ora vi racconto una storia" e poi effettivamente la racconta, ma è una storia che non c'entra nulla con quel che si stava dicendo fino a un attimo prima», aggiunge Lillo.

Questo tipo di comicità durante lo spettacolo è provocatoriamente intervallata - come riportato già dalla locandina - a 5 cadute di tono, precedute addirittura da un segnale luminoso. Ovvero 5 momenti di umorismo facile e "pecoreccio". È una critica al linguaggio televisivo? «Assolutamente sì. Servono a soddisfare dei palati più abituati a Zelig, al Bagaglino o a Colorado Café» mi dice ancora Greg, con tale perentorietà che resto stupito. Quindi non avete una grande opinione di Zelig? «No, affatto». Lillo ammorbidisce un po' la pillola: «Zelig è un contenitore e come tale ospita cose molto "facili", molto "telefonate", ed anche qualcosa di buono. Quel qualcosa di buono, però, Zelig lo ammazza, perché tende ad omogeneizzare e appiattire tutto, e anche quelli bravi si perdono nel "minestrone". Si dedica moltissima attenzione all'attualità e pochissima alle invenzioni che sorprendono, soprattutto a quelle linguistiche di cui parlavamo prima. Pensa ai Monty Phyton. O, in Italia, a quello che facevano Vianello e Tognazzi, Totò, poi la scuola del Derby, Cochi e Renato. O per farti un nome di oggi, Bergonzoni, di cui siamo grandi ammiratori». «E poi a un attore comico stare troppo in televisione fa male per forza, perché è davvero difficile riuscire a rinnovarsi continuamente. E infatti la maggior parte di questi comici, da quanto mi raccontano, hanno difficoltà a mettere insieme uno spettacolo intero, perché hanno repertori troppo secchi, sintetici», continua Greg.

E dopo radio, televisione e teatro, il cinema vi interessa? «Abbiamo scritto tre sceneggiature» mi dice Greg. E Lillo aggiunge: «C'erano anche contratti già firmati, ma il punto è che non ce ne frega niente di fare cinema per forza. Noi vorremmo fare un film molto diverso da quello che si aspettano i produttori. Abbiamo scritto per noi dei personaggi che sono delle "merde", nella tradizione dei personaggi di Sordi ad esempio. Ma i produttori hanno sempre paura che poi il pubblico non riesca ad identificarsi. Secondo molti bisogna fare un po' di pena per funzionare, si parte da questo presupposto buonista. Ma non è così. Pensa anche a Mister Bean, che è un personaggio di meschinità orrenda». «Oppure a certi personaggi di Gasmann, Manfredi». E infatti io ci penso, e penso che quegli attori e quei personaggi mi mancano così tanto che quasi mi sento in apnea.

Il resto del cast scalpita per la meritata cena post-spettacolo. Saluto Lillo e Greg, li ringrazio e apro l'ombrello. A mezzanotte suonata mi ributto nella notte che rovescia acqua peggio che a ottobre.

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