Teatro Milano - Lunedì 18 gennaio 2010

La Passione secondo Luca e Paolo al Teatro Nuovo di Milano

Milano - Ladroni in attesa di Gesù e del crocefisso, e scarafaggi che si agitano sul Golgota in mezzo al putridume. Sono le ultime, bibliche incarnazioni teatrali della coppia comica più in forma del palinsesto televisivo. Iene D.O.C. e mattatori del politicamente scorretto, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu tornano sui palcoscenici italiani con uno spettacolo fortemente personale sin dal titolo: La passione secondo Luca e Paolo. Una riflessione in forma di commedia, scritta a otto mani con Michele Serra e Martino Clericetti, sulle universali ansie che colgono l'essere umano quando si confronta con l'idea della morte e di ciò che la seguirà (o non la seguirà). Nell'imminenza del debutto milanese dello spettacolo, mercoledì 20 gennaio al Teatro Nuovo, abbiamo intervistato Luca Bizzarri. Lo spettacolo andrà in scena fino a domenica 31 gennaio.

Da dove è nata l'esigenza artistica e umana di toccare temi così proverbialmente alti?
«Più che alti io li definirei sottoterra. La nostra non è una prospettiva intellettuale, anzi: ci poniamo una domanda che unisce tutti. Un problema, diciamo così, basilare. Lo spettacolo l'ho scritto un paio di anni fa, ma l'idea esisteva da tempo. La scelta di utilizzare come personaggi i due ladroni l'ha semplicemente aiutata a svilupparsi. Tutto nasce da un'intervista di Enrico Lucci a Margherita Hack, che è un'atea convinta. Le chiese: 'Cosa c'è dopo la morte?', e lei rispose: 'Niente'. Al che io ho pensato: 'Minchia! Il niente è pesante come idea'».

Voi siete abituati alla battuta dissacrante, ma il tema religioso in Italia è sempre delicato da toccare. Non avete mai avuto paura di offendere qualcuno?
«No, perché il nostro non è uno spettacolo anticlericale, tutt'altro. Probabilmente è un umorismo meno dissacrante di quello a cui siamo abituati. L'elemento della fede c'è nello spettacolo, è una delle possibili risposte di fronte alla domanda che ci poniamo. Non l'unica, ma una di esse. Pensa che quelli di Comunione e Liberazione, dopo aver visto lo spettacolo, ci hanno chiesto di portarlo a uno dei loro meeting».

Si può scherzare di tutto? O c'è qualcosa di sacro e inviolabile?
«Si può scherzare su tutto, basta far ridere. Noi abbiamo persino scherzato con il personaggio di Bin Laden appena tre mesi dopo la caduta delle Torri Gemelle. Se fai ridere è ok. Se invece facendo battute cerchi di far politica piuttosto che di suscitare la risata, allora è un'altra cosa, un altro tipo di interesse, e bisogna ammetterlo».

Ormai tu e Paolo vi siete misurati con ogni forma di intrattenimento: cinema, televisione e teatro. Che cosa vi piace fare di più?
«Sono cose diverse, ma la felicità professionale è nel toccarle tutte, ovviamente restando a ciò che abbiamo studiato, ovvero la recitazione (Luca è diplomato alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, n.d.r.). La formazione teatrale serve per tutto, dagli sketch televisivi al cinema. Mentre non mi sentirei di fare radio, ad esempio».

E scrivere un libro?
«I libri preferisco leggerli, credo di essere rimasto uno dei pochi. E molti di quelli che scrivono libri oggi forse dovrebbero leggerne qualcuno in più».

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